A proposito di tatuaggi

17 set

Non mi ricordo quando ho cominciato ad interessarmi ai tatuaggi. Probabilmente un sacco di persone, quando mi vede, non può neanche immaginare che una “proprio come me”, con il suo modo “dolce”, un po’ timido e riservato, può essere interessata a una “cosa” di questo tipo. In effetti, un commento che sento molto spesso è: “Ma il tuo tatuaggio è vero?”

Parlando di questo, la verità è ben altra. Per avere un’idea di come il mio interesse per i tatuaggi non è di oggi, basta ricordare che il tema della mia tesina di laurea della Facoltà di Psicologia è stato esattamente questo: i tatuaggi.

Col titolo “L’uso dei tatuaggi: il corpo come uno schermo di significati”, il lavoro,in un primo momento, discorreva su temi storici e culturali dei tatuaggi e in seguito faceva un’analisi più approfondita del suo simbolismo, con un focus analitico.

Nel periodo in cui scrivevo la tesina, ho potuto entrare  un po’ nel  “mondo dei tatuaggi”, visitando studi, conoscendo tatuatori e tatuati e imparando un po’ di più circa gli amanti di questa “arte sulla pelle.”

Il lavoro era un lavoro qualitativo e le conclusioni che ho raggiunto sono stati affascinanti, fino al punto di fare aumentare ulteriormente il mio gusto per i tatuaggi. Sì, forse la voglia di farmi fare un tatuaggio sia nata proprio lì.

Quindici anni. Quindici anni sono passati e solo ora  il tatuaggio è arrivato. Per una ragione o altra, ho passato 15 anni della mia vita a pensare che un giorno avrei fatto un tatuaggio. ( “Tatoo” per gli intimi).

Dubbi su in quale parte del corpo fare il tatuaggio, l’insicurezza sulla figura da scegliere, la paura di avere un rimpianto, l’insicurezza davanti alla parola “per sempre”.  Le ragioni pratiche e teoriche per chi ha voluto tanto tempo per che io facessi un tatuaggio  sono tante . Oggi mi rendo conto che oltre a quelle, ci sono anche ragioni legati a fattori emotivi, al “psi” Motivi legati molto di più al’anima che al corpo.

Quando ho scritto la mia tesi, la  cui la sintesi è stata pubblicata nella Revista Brasileira de Psicoterapia del Instituto Luis Guedes della UFRGS,  avevo “identificato” tre profili di persone che cercavano i tatuaggi. Oggi, comincio a chiedermi se non ci sarebbe un  quarto profilo, o addirittura se esistono tanti profili possibili quanto persone nel  mondo.

Il tatuaggio, come una persona che osservi (e che ti osserva) da lontano, come quel vicino che ha appena cambiato casa e non sai ancora se ti è simpatico oppure no,  si è avvicinata alla mia vita così, pian piano, senza fretta, passo dopo passo. È venuta, si presentò, mi ha raccontato un po ‘ della sua storia. Per anni, ogni volta che ci incontravamo nei corridoi della vita,  ci guardavamo , ci salutavamo, ci sorridiamo. E ognuna di noi seguiva  per la sua strada, ma sempre con un “a presto”, mai con un “arrivederci”. Fino al giorno in cui una decise di entrare nella vita dell’altra.

Impossibile negare che questo incontro ha avuto luogo nel momento migliore  e che ora capisco molto bene la ragione per cui tale “fusione” non si è verificata prima. Quante cose sono successe in questi ultimi 15 anni! Quanti cambiamenti, quante strade percorse, quante battaglie affrontate!

Non si può negare che il tatuaggio è un punto di riferimento, un simbolo che ci racconta non solo una, ma tante storie. Il significato è personale, simbolico, profondo e, soprattutto, mutevole. Perché sì, è  per sempre (oppure no), ma questo non significa che sia statica. No, non lo è. Il disegno può anche essere statico, ma il senso, il significato  che attribuisco può tranquillamente cambiare. Lo stesso vale per la scelta del luogo nel corpo dove è stato fatto.

Arriviamo quindi al nocciolo della questione: Marian (io) tatuata. Un tatuaggio non così piccolo come inizialmente si era immaginato, ma con molto più senso di quanto potessi pensare. Il lato del corpo, il destro per rappresentare il futuro, quello che verrà. La libertà,  la rinascita, un nuovo ciclo. Prendere il volo, rinascere … ampliare gli orizzonti, andare (e vedere) oltre le apparenze. E così via.

Una cosa curiosa di quando uno si fa un tatuaggio è che finisce per scoprire che un sacco di persone che non abbiamo mai immaginato che potessero avere dei  tatuaggi in realtà li possiede.  Cominciamo quindi a chiederci se per caso non stavamo entrando in quel “vizio” di giudicare, alimentando pregiudizi (preconcetti) e  stereotipi.

Quando ho deciso di farmi un tatuaggio ho seguito l’emozione, ma anche la ragione si è fata presente nella mia presa di decisione. Misurando i pro e i contro, i contro venivano cancellati automaticamente. Tra i “pro”, un di loro può essere considerato un po’ macabro per alcune persone: il fatto che, con il tatuaggio, se necessario, può essere più facile identificare il mio corpo. (Ma si può?). Il tatuaggio ha a che fare con l’identità, è come un’impronta digitale.

Avete presente quei film o teorie cospiratorie dove le persone hanno un chip su cui viene registrati tutta la storia della loro vita? La sensazione che il “mio” tatuaggio mi dà non è esattamente questo, ma è molto simile. Perché esse rivela molto su di me, basta saperlo leggere.

Mi ci sono voluti anni per decidere dove e cosa tatuarmi. Ho passato dall’idea iniziale di qualcosa di molto piccolo e nascosto fino ad un disegno leggermente più grande e più visibile. Metaforicamente parlando, anche la mia vita sembra essere stata così, inizialmente piccola, timida, nascosta, per pian piano andare  in fiore, conquistando il suo spazio, attraversando gli oceani, che volando alla ricerca e alla realizzazione dei sogni.

Oggi, quando guardo (nello specchio o nelle foto) la mia scapola tatuata, la prima cosa che viene in mente è: “Wow, quanto spazio libero lì dietro per altri tatuaggi!” (Forse la “leggenda” che chi si fa un tatuaggio, una volta è molto probabile che lo faccia ancora non sia proprio una legenda!)

Per concludere: ho appena letto che gli uccelli simboleggiano l’ispirazione, il misticismo, il Divino. Protezione, amore. Non avevo pensato affatto a questo proposito, ma confesso che ogni volta mi piace di più avere seguito la mia intuizione, anche nel cambiamento dell’ultimo minuto di un disegno all’altro! (Da una figura banale ad una che esprime la mia identità, che mi differenzia, mi toglie dal “luogo comune”)

 

Sobre tatuagens

8 set

Não lembro quando foi que comecei a me interessar por tatuagens. Provavelmente muita gente, ao me ver, sequer pode imaginar que uma “assim como eu”, com seu jeito “meigo”, meio tímido e reservado, possa se interessar por uma “coisa” deste tipo. Aliás, um comentário que ouço com muita frequência é: “Mas é de verdade”?

Falando nisto, a “verdade” é bem outra. Para que se possa ter uma ideia de como o meu interesse pelas tatuagens não é de hoje, basta lembrar que o o tema do meu trabalho de conclusão da Faculdade de Psicologia foi exatamente este: tatuagens.

Com o título “Os usos da tatuagem: o corpo como tela de significados”, o trabalho, em um primeiro momento, discorria acerca questões históricas e culturais, para depois entrar em uma análise mais profunda sobre seu simbolismo, com um foco analítico.

No período em que escrevia o trabalho, pude entrar um pouco no “Mundo das tatuagens”, visitando estúdios, conhecendo tatuadores e tatuados e sabendo um pouco mais sobre os amantes desta “arte na pele”.

O trabalho era qualitativo e as conclusões a que cheguei foram fascinantes, a ponto de fazer aumentar ainda mais o meu gosto pelas tatuagens. Sim, talvez a vontade de me tatuar tenha partido dali.

Quinze anos. Quinze anos se passaram e apenas agora a tatuagem chegou. Por um ou outro motivo, passei 15 anos da minha vida pensando que, um dia, faria uma tatuagem. (“Tatoo” para os íntimos).

Dúvidas sobre em que parte do corpo fazer a tatuagem, insegurança sobre a figura a ser escolhida, medo que surgisse um arrependimento, insegurança diante da palavra “para sempre”, enfim. As razões práticas e teóricas para que eu levasse tanto tempo para me tatuar foram várias. Hoje me dou conta  que além destas, existem razões ligadas ao emocional, ao “psi”. Razões ligadas muito mais à alma que ao corpo.

Quando escrevi a minha tese, cujo resumo foi publicado na Revista Brasileira de Psicoterapia do Instituto Luis Guedes da UFRGS, eu havia “identificado” 3 perfis de pessoas que buscavam as tatuagens. Hoje, começo a me questionar se não existiria um quarto perfil, ou ainda, se existem tantos perfis possíveis quando pessoas no Mundo.

A tatuagem, como uma pessoa que observas (e que te observa) de longe, como aquele vizinho que recém se mudou e ainda não sabes se é simpático ou não, foi se aproximando da minha vida assim, aos poucos, sem pressa, passo a passo. Ela veio, se apresentou, me contou um pouco da sua história. Durante anos, sempre que nos encontrávamos nos corredores da vida, nos olhávamos, nos cumprimentávamos, sorríamos. E cada uma seguia o seu caminho, porém sempre com um “até logo”, nunca com um “adeus”. Até o dia em que uma resolveu entrar na vida da outra.

Impossível negar que este encontro se deu no melhor momento e que hoje entendo muito bem a razão pela qual tal “fusão” não se deu antes. Quantas coisas aconteceram nestes ultimo 15 anos! Quantas mudanças, quantas estradas percorridas, quantas batalhas vencidas!

Não tem como negar que a tatuagem é um marco, um símbolo que conta não apenas uma, mas tantas histórias. O significado é pessoal, simbólico, profundo e, acima de tudo, mutável. Porque sim, é para sempre (ou não), mas isto não quer dizer que seja estática. Não, não o é. O desenho pode até ser estático, mas o sentido, o significado que eu atribuo pode muito bem mudar. O mesmo vale para a escolha do lugar do corpo em que ela foi feita.

Chegamos então ao X da questão: Marian (eu) tatuada. Uma tatuagem não tão pequena como inicialmente tinha imaginado, mas com muito mais sentido do que eu podia pensar. O lado do corpo, o direito, para representar o futuro, o porvir. Liberdade, renascimento, novo ciclo. Alçar vôo, renascer… ampliar horizontes, ir (e ver) além das aparências. E por aí vai.

Uma coisa curiosa de quando nos tatuamos é que acabamos descobrindo que um monte de gente que nunca imaginávamos que pudesse haver tatuagens na verdade as possuem. Começamos então a questionar se não estávamos caindo naquele vício de julgar, alimentando preconceitos (pré-conceitos) e esteriótipos.

Quando resolvi me tatuar segui a emoção, embora a razão também se tenha feito presente na minha tomada de decisão. Medindo prós e contras, os contras foram automaticamente sendo anulados. Entre os “prós”, um deles pode ser considerado meio macabro para alguns: o fato de que, com a tatuagem,em caso de necessidade, pode ser mais fácil identificar o meu corpo. (Pode isso?). Tatuagem tem a ver com identidade, é como uma impressão digital.

Sabe aqueles filmes ou teorias da conspiração em que as pessoas possuem um chip onde fica registrada toda a história da sua vida? A sensação que a “minha” tatuagem me dá não é exatamente esta, mas é muito parecida. Porque ela revela muito de mim, basta saber ler.

Demorei anos para decidir onde e o que tatuar. Passei da ideia inicial de algo muito pequeno e escondido á um desenho um pouco maior e mais visível. Metaforicamente falando, também a minha vida parece ter sido assim, inicialmente pequena, tímida, escondidinha, para aos poucos ir desabrochando, conquistando o seu espaço, atravessando oceanos, voando na busca e na realização dos sonhos.

Hoje, quando observo (no espelho ou em fotos) a minha escápula tatuada, a primeira coisa que me vem em mente é: “Nossa, quanto espaço livre ali atrás para outras tatuagens”! (Talvez a “lenda” que quem se tatua uma vez tem grandes chances de se tatuar de novo não seja tão lenda assim!)

Para concluir: acabo de ler que os pássaros simbolizam a inspiração, o misticismo, o Divino. Proteção, amor. Não tinha pensado em tudo isto, mas confesso que cada vez gosto mais de ter seguido a minha intuição, inclusive na mudança de última hora de um desenho por outro! (De uma figura banal à uma que expressa a minha identidade, que me diferencia, me tira do “lugar comum”)

 

Sobre os sinais que a vida nos dá

27 maio

Depois de uma jornada difícil, onde as lágrimas tomam conta do meu olhar e sinto a tremenda necessidade de desabafar, mais uma vez começo a questionar. Questionar fatos, escolhas, etc. Ouço e leio palavras de conforto, de ajuda e percebo o quanto sou amada por tanta, tanta gente. Uma frase de alguém que amo me marca em particular: “se ñ estás feliz ali, ninguém te obriga a ficar. Podes buscar outra coisa!”

Pois é! Por que tenho que me submeter a um sofrimento sem necessidade? Como reconhecer a sutil diferença entre missão/lição e: “Ok, é hora de mudar?”

Começar a olhar ofertas, ter novos planos, refazer projetos esquecidos na gaveta. Mas eis que chega o dia seguinte e tal dia é repleto de sorrisos. E no  final de semana, mesmo de longe, compartilham comigo seus momentos de  alegria e felicidade. Sim, me sinto parte de tudo isto e não tenho realmente certeza se quero mudar. Ou sim. Bem, talvez uma mudança seja sim necessária, mas não uma mudança assim tão extrema. Talvez eu deva é começar a prestar mais atenção nos sinais que a vida me dá.

Aquele passarinho que todos os dias fica cantando pertinho da nossa sacada, mais de uma vez se aproximou e ficou ali, quietinho, na beira do balcão. Impossível ñ sorrir. E, de uns dias pra cá, além dele, tem um filhotinho, pequenino, que adora ficar ali, na nossa sacada. E canta, canta, canta, canta…

Praticamente do nada, me deparo com uma tatuagem que me faz tomar uma decisão que sei será pra sempre: fazer uma tatuagem.

Começo a perceber que o mundo, a vida, conversa comigo através de símbolos. Um bando de andorinhas em vôo, nas costas, do lado direito. Simbolicamente, o que tais andorinhas representam?  E por que fico enfatizando que tem que ser do lado direito? Porque representa o futuro, enquanto o esquerdo representa o passado? Sim, pode ser.  E de repente o rastro que os aviões deixam no céu formam figuras de andorinhas gigantes e, voltando pra casa, me deparo, em diversos momentos, com andorinhas, às vezes nos fios, outras voando. Pequeninas, delicadas, porém decididas.

Liberdade, paz, coisas necessárias para liberar-me daquela angústia que parece (parecia?) tomar conta de mim.

Falando em paz, estávamos já pensando que não aconteceria, mas o nosso lírio (lírio da paz) que estava cheio de folhas, outro dia me surpreendeu com um botão. Sim, pequenino, escondidinho, mas lá está ele, pronto para abrir. E quando vou mostrá-lo para o meu amor, me dou conta que tem outro! Sim! O que sinto? Uma vibração tão boa dentro do meu, do nosso lar! Que eu possa me deixar afetar!

Sol, chuva, temporal. Frio, outono, inverno. Calorão. De novo frio. Como se a minha instabilidade emocional ligada ao trabalho tivesse sido projetada no espaço e o clima estivesse refletindo exatamente isso. Às vezes sol, às vezes tempestade. E o brilho da lua è proporcional ao brilho do meu olhar.

Lua, sol, chuva, andorinhas, vento, tempestade. Flores desabrochando, vidas desabrochando…perfumes, sonhos, canções. Lágrimas. Lágrimas de insegurança, de tristeza talvez, mas que, a partir de agora, são substituídas (e faço isto de forma consciente) por lágrimas de felicidade, lágrimas de emoção. Lágrimas de purificação. Porque é hora de lavar a alma, porque talvez o momento não seja de mudar aquilo que está “fora”, mas sim mudar a minha  atitude diante de tudo isto. Acreditar, mas acreditar de verdade que tudo irá melhorar. Fácil não é, mas são justamente os desafios que nos ajudam a crescer!

Marian (escrito em 23/05/2016. Revisado em 27/05)

71 motivos para te amar

6 jan
  1. És a mãe mais alto-astral que eu conheço
  2. És mãe, irmã, filha, amiga, conselheira
  3. És um exemplo de garra, força e determinação
  4. A tua sensibilidade
  5. A tua capacidade de ver a beleza nas coisas mais simples
  6. O teu amor incondicional
  7. O teu amor pela vida
  8. O fato que fazes na prática o que muitos fazem apenas na teoria, como: “Fazer o bem sem olhar a quem”
  9. A tua capacidade em ver o lado bom em tudo e em todos
  10. Aquelas lágrimas que escorrem quando assistes a um filme na tv, e que, em vão, tentas disfarçar
  11. A tua fé inabalável
  12. Teu amor pela natureza
  13. O modo como colocas “o outro” nas tuas prioridades
  14. O modo como tens aprendido, finalmente, a colocar-te em primeiro lugar
  15. O modo como exerces o teu amor por mim, permitindo (e incentivando) que eu siga na busca dos meus sonhos
  16. O teu colo, seja real ou virtual
  17. O teu carinho, não exageradamente “grudento”
  18. Tua companhia nas festas
  19. Não é qualquer “tia” que acompanha filha e “sobrinhada” num show de rock porque senão eles não podem entrar
  20. Não é qualquer mãe que praticamente “empurra” a filha para começar a sair à noite. (E eu acabei “pegando o gostinho”, né?)
  21. São poucas as mães que tratam os amigos da filha como se fossem seus próprios filhos
  22. Teu amor e dedicação em tudo aquilo que fazes
  23. Teu amor pelas artes, pelo teatro
  24. O Pipoca, a Chapeuzinho, a Bruxa…
  25. Durante tua vida “profissional”, lutaste sempre na defesa dos mais necessitados
  26. Teu trabalho com as crianças com necessidades especiais
  27. Tua espontaneidade
  28. Teu jeito brincalhão, que na verdade escondia uma certa timidez
  29. As coisas que me faziam ficar com vergonha, mas que hoje me fazem entender o quanto és única e especial.
  30. Um exemplo do item 29? “Ai, que calor!”
  31. Os cafés- da manhã na nossa casa na volta dos bailes
  32. Os bate-papos de madrugada
  33. Teu espírito sempre jovem
  34. O teu lado criança
  35. O teu lado filha
  36. O teu lado amiga
  37. O teu lado mãe
  38. O teu lado “bruxinha boa”
  39. As tuas inúmeras crenças
  40. Teu modo de encarar e enfrentar a vida
  41. O teu: “Nunca é tarde para começar algo novo”
  42. A tua entrada no Escotismo aos 47 anos
  43. Tua “estréia” no “Mundo dos Lanches” aos 70 anos
  44. Teus rituais, dos anjos, dos índios…
  45. Tua força interior
  46. Tua capacidade de reconhecer as forças da Natureza
  47. O fato que quando eu era criança me fizeste fazer aula de piano
  48. As aulas de ballet
  49. O curso de Inglês
  50. Teu estímulo para que eu fosse para o Canadá
  51. Ter me incentivado à ir para Perúgia com as tias, o Lu e o Bibi
  52. O curso de italiano
  53. Tua participação nas Jornadas de Psico-Oncologia
  54. Tua presença na aula de Psicossomática
  55. Na nossa, na “tua” casa todos são bem-vindos
  56. Os “lanchinhos da meia-noite”
  57. Tua covinha quando sorri, igual à do noninho
  58. Teu sorriso “meio torto”,porém lindo e verdadeiro, igualzinho ao meu
  59. Os milhares de quilômetros que viajas para poder estar um pouco comigo
  60. Tuas omeletes e outras “invenções de moda” na hora da janta
  61. Minhas festas de aniversário “a tema”
  62. As “lembrancinhas” das minhas festas de aniversário
  63. As viagens de carro pra praia, em que levavas “os 4 primos”
  64. O fato de que “desde que eu me conheço por gente” tu SEMPRE confiaste em mim
  65. O modo como demonstras, a cada dia, que o verdadeiro amor tem a ver com desapego, e que mesmo há um Oceano de distância, ele é inabalável
  66. Este “Oceano” de distância, que acabou nos tornando ainda mais pròximas
  67. Teu amor pelo meu pai, que vinha de outras vidas e continuará no Mundo Espiritual
  68. O modo como me educaste
  69. Teu jeito de ser, de viver, de ensinar e aprender
  70. Teres me dado muitos irmãos, mesmo que de forma indireta, graças ao teu modo de ser e de tratar os outros. (Especialmente o André e o Lu), mas também a gurizada da “Eterna”!
  71. Por último, mas não menos importante: teres me escolhido para ser tua filha! (Ou será que fui eu que te escolhi para ser minha mãe?) Não importa! Importa é que sou a pessoa mais sortuda e privilegiada do Mundo, pois sou filha de, nada mais nada menos do que a “grande” “TIA ANA”!!

ana71!

70 anni!

19 out

70 anni è l’età che mio padre avrebbe compiuto oggi. Il suo passaggio qui, però, è stato molto più breve. Circa otto mesi prima di compiere 32 anni, è partito per il Mondo Spirituale. La sua missione sulla terra era già stata compiuta, i suoi frutti erano già stati piantati, quello che doveva recuperare, era già stato recuperato.

31 anni e “quasi” tre mesi. E aveva fatto tutto. Assolutamente tutto. Aveva vissuto, anche se sono sicura che la voglia di continuare incarnato ancora per un po’ non gli mancasse. Dopo tutto, era solo da un anno e qualche giorno che si era sposato! Allo stesso tempo, però, credo che lui lo sapeva. Sapeva che il suo passaggio qui sarebbe stato breve ma intenso. E lui ha studiato, e si é laureato, e ha lavorato. Appassionato di calcio, sarebbe sempre ricordato dagli amici come il “marcatore”. Pieno di stile, sarebbe anche ricordato per la sua originalità e senso dell’umorismo.

No, lui non avrebbe potuto trovare una persona migliore per dividere coloro che sono stati forse i momenti più belli della sua vita! Se penso a una persona allegra, a suo agio con la vita, ottimista, creativa e originale, penso a mia madre. Ma non era di mio padre che stavo parlando? Sì, ma cosa posso fare se ENTRAMBI sono esattamente così?

Ah, forse vi state chiedendo perché ho commentato che lui “sapeva” che il suo passaggio qui sarebbe durato poco Ovviamente, non era una cosa cosciente, ma ricordo che mia madre mi ha raccontato di una volta che l’ha guardata, emozionato, e ha detto qualcosa del tipo: “. Prenditi cura di nostro figlio”.

Un sacco di gente quando scopre che mio padre è morto prima che io nascessi comincia a chiedere scusa, ad avere pena, per non parlare di coloro che trovano “orribile” il fatto di non avere conosciuto mio padre, in particolare per una ragione così sofferta. (No, non ci ha lasciato, è morto!). Credo tuttavia che la mia sofferenza (se esiste realmente) è molto più piccola riguardo a quelli che l’hanno avuto e poi l’hanno perso. Perché io non ho mai avuto. O meglio, l’ho sempre avuto e sempre lo avrò, perché da SEMPRE ha fatto parte della mia vita, perché lui è SEMPRE stato (ed è ancora) presente, anche se non fisicamente. Oh, e ho i miei dubbi sul fatto che non ci siamo conosciuti! In effetti da qualche tempo che ci penso che è molto probabile che i nostri spiriti si siano “incrociati” durante il suo, o meglio, il nostro passaggio.

Se pensiamo nel tempo con ragionamento logico, quello “cartesiano”, questo potrebbe non essere possibile (lo spirito è presente nel corpo già dal momento del concepimento?). Ma se abbiamo una visione del tempo come quello concepito dalla fisica quantistica, certamente tale possibilità esiste. Allora … lui mi ha visto anche prima di mia madre!

Oggi, a prescindere dal fatto che così tanto tempo è passato, seguo dicendo: congratulazioni, papà! E grazie, perché molto di ciò che sono diventata, è stato grazie a mia madre, alla mia famiglia, al Bibi, al “noninho”, ma è stato anche grazie a te.

Oggi mi rendo conto che è possibile amare qualcuno che teoricamente non si ha mai visto. In aggiunta,è possibile sentirsi orgogliosi e felici allo stesso tempo quando ci si guarda allo specchio e percepisci così tanti tratti in comune. Sì, le orecchie, il naso, la bocca, gli occhi, lo sguardo, sono tutti tuoi, papà. Il sorriso? Oh, il sorriso, il modo di essere, la capacità di emozionarsi, il dono dell’ascolto … questi sono di mia madre!

Questo è tutto! Quindi, papà, congratulazioni per il tuo giorno!

Marian.

P.S: Grazie per gli occhi verdi !!

Renan

Renan

70 anos

19 out

70 anos é a idade que meu pai estaria completando hoje. Sua passagem por aqui, porém, foi muito mais breve. Mais ou menos 8 meses antes de completar 32 anos, ele partiu para o Mundo Espiritual. Sua missão aqui na Terra já tinha sido cumprida, seus frutos já tinham sido plantados, o que precisava resgatar, já tinha sido resgatado.

31 anos e “quase” 3 meses. E ele já tinha feito tudo. Absolutamente tudo. Já tinha vivido, embora tenho certeza de que a vontade de continuar encarnado mais um pouco não lhe faltava, afinal, tinha-se passado apenas um ano e alguns dias do dia do seu casamento. Ao mesmo tempo, porém, acho que ele sabia. Sabia que a sua passagem por aqui seria breve, mas intensa. E ele estudou, e se formou, e trabalhou. Apaixonado por futebol, seria sempre lembrado pelos amigos como o “goleador”. Cheio de estilo, também seria lembrado pela sua originalidade e senso de humor.

Não, ele não poderia ter encontrado uma pessoa melhor para dividir aqueles que foram, talvez, os momentos mais belos da sua vida! Se eu penso em uma pessoa alegre, de bem com a vida, otimista, criativa e original, penso na minha mãe. Mas nao era do meu pai que eu estava falando? Pois é, mas o que posso fazer se OS DOIS são exatamente assim?

Ah, talvez vocês estejam perguntando por que eu comentei que ele “sabia” que sua passagem por aqui seria breve. Obviamente, não era uma coisa consciente, mas lembro que minha mãe comentou de uma vez em que ele olhou para ela, emocionado, e falou alguma coisa como: “cuida do nosso filho”.

Muita gente quando fica sabendo que meu pai faleceu antes mesmo que eu nascesse começa a pedir desculpas, a ficar com pena, para não falar daqueles que acham “horrível” o fato de eu não ter conhecido o meu pai, ainda mais por uma razão assim, tão sofrida. (Não, ele não nos deixou, ele faleceu!). Acredito no entanto que o me sofrimento (se é que ele existe realmente) seja muito menor do que o de quem teve e perdeu. Porque eu nunca tive. Ou melhor, sempre tive e sempre terei, porque ele SEMPRE fez parte da minha vida, porque ele SEMPRE esteve (e está) presente, embora não fisicamente. Ah, e eu tenho minhas dúvidas sobre o fato de não nos termos conhecido! Na verdade já faz algum tempo que tenho pensado que é muito provável que nossos espíritos tenham se “cruzado” durante a sua, ou melhor, a nossa passagem.

Se pensarmos no tempo com o raciocínio lógico, aquele “cartesiano”, isto talvez não seja possível (o espírito é presente no corpo desde o momento da concepção?). Porém, se tivermos uma visão do tempo como aquela concebida pela Física Quântica, certamente tal possibilidade existe. Então… ele me viu antes ainda que a minha mãe!

Hoje, independentemente do fato que tanto tempo se passou, eu sigo dizendo: parabéns, pai! E obrigada, Porque muito daquilo que me tornei, foi graças à minha mãe, à minha família, ao Bibi, ao noninho, mas também foi graças a ti.

Hoje me dou conta de que é possível amar alguém que a gente, teoricamente, nunca viu. Além disso, é possível ficar orgulhoso e emocionado ao mesmo tempo ao olhar-se no espelho e perceber tantos traços em comum. Sim, as orelhas, o nariz, a boca, os olhos, o olhar, são todos teus, pai. O sorriso? Ah, o sorriso, o jeito, a capacidade de se emocionar, o dom de escutar… estes são da minha mãe!

Era isto! Então, pai, parabéns pelo teu dia!

Marian.

P.S: Obrigada pelos olhos verdes!!

Renan

Renan

Da grande cosa diventerò?

5 out

Lavoro, professioni, scelte. L’altro giorno stavo ricordando le cose che avrei voluto essere un giorno, e quello che sono diventata. Ho pensato a coloro che, fin da bambino, hanno sempre avuto lo stesso sogno, e quelli che, come me, hanno finito per “cambiare idea”, a volte perché sì, le persone cambiano nel corso del tempo, a volte perché la vita, i fatti, le nostre scelte, ci fanno percorrere strade diverse da quelle che avevamo immaginato.

Ho cominciato a pensarci dopo che, grazie a Facebook, ho finito per incontrare di nuovo (e me ricollegare) persone che non vedevo da molto tempo. Alcuni di loro oggi fanno esattamente quello che , da adolescente, era il loro più grande sogno. Altri seguirono percorsi che mai avrei potuto immaginare. Così ho iniziato a pensare alla mia strada, alle mie scelte.

Cosa vorrai fare da grande?

Wow, ho desiderato diventare tante cose diverse! E ora mi rendo conto di quanto la mia personalità, soprattutto per la mia timidezza,era in contrasto con almeno alcuni di questi “sogni”.

Attrice. (E il mio cugino voleva essere un produttore cinematografico!). Presentatrice di un programma per bambini. (Sì, io “presentavo” un programma, e il scenario era una stanza di una bambin-a Ovviamente la mia camera da letto. E ho perso il conto di quante canzoni ho inventato). Cntante.. (Peccato che non ho mai fatto lezione di cantaro, che la timidezza si è sempre fatta presente e che non so se neanche se avrei saputo “tenere il passo”).

Hostess !! Wow, che sogno! Ma solo se della VARIG, naturalmente! Mi ricordo che volevo essere una hostess e mio cugino pilota. Egli è andato avanti, ha fatto il brevetto, ha studiato Scienze Aeronautiche e, se oggi non sta volando, è perché la sua missione qui era molto più legata ad aiutare gli altri che a percorrere miglia e miglia nel cielo. (Oggi mi rendo conto che la vita da hostess mi avrebbe impedito di avere tante cose che ho, e di aver vissuto tante cose che ho vissuto. Beh, comunque io non sarei mai stata ammessa, perché, per gli standard del tempo, avrei dovuto ” crescere e dimagrire “. (E pensare che io, oggi, ho 1,66m e 54Kg di peso! Non credo di essere “sovrappeso “, ma per il ” hostess standard ” della mia infanzia, lo sono. Figuriamoci, avere meno di 1,70 m!)

Maestra! Tale madre, tale figlia! Chi non ha mai sognato di seguire la professione dei loro genitori? (Chissà se mio padre fosse vivo l’idea di diventare una avvocatessa avrebbe attraversato la mia mente?)

Oh, e quella volta in cui mio cugino Saulo mi ha chiesto cosa volevo essere, e ho risposto che volevo fare il poliziotto? Alla domanda sul motivo, ho risposto: “Perché mi piace vivere avventure.” Hahahaha … dolce illusione! La professione di polizia è una delle più difficile, più rischiosa, più altruista che conosco, e sono molto orgogliosa di avere amici poliziotti, che rischiano la vita ogni giorno per aiutare gli altri, spesso senza il riconoscimento, amici che escono di casa non sapendo se ritorneranno. No, non è come nei film, nei telefilm! Avventura è quello che abbiamo fatto negli Scouts! Là, c’era sempre un capo a proteggerci!

Quando ero al liceo, l’insegnante di portoghese ci ha chiesto di scrivere un tema parlando della professione che pensavamo di esercire e il motivo della nostra scelta. Onestamente non avevo la più pallida idea. Tuttavia, per il testo, un’idea mi è venuta in mente: quella di diventare un’attrice. E la mia motivazione era legata al “gioco di ruolo”: avrei potuto, come attrice, “interpretare”qualsiasi professione. (Sì, questo è un assurdo, ma ho preso un buon voto!)

Ho finito per diventare una Psicologa, inizialmente, devo dire la verità,”spinta” da quelli “quiz”, della rivista Capricho. (C’è ancora questa rivista?)

Da qui in poi, il modo in cui alcune cose si sono presentate nella mia vita è molto interessante. Ho sempre pensato di lavorare con la salute, la vita, ma i percorsi mi hanno portato ad andare al di là di tutto questo!

Quando sono andata a fare uno stage in un ospedale, ho scelto il percorso che, a me, sembrava il migliore: Corso per l’allattamento al seno, del corso, donne incinte diabetiche, il “piano delle assicurazioni (Il quarto piano del ospedale).” Col tempo, ho finito per avvicinarmi all’Unità di terapia intensiva neonatale, per lavorare con le donne incinte sieropositive, tuttavia, non sono mai salita al “quinto piano”, cioè quella riservata per l’Oncologia.

Oltre a questo, ho fatto stage con bambini, autisti, “down”, ma anche con i bambini di asili, scuole materne e scuole elementari. L’esperienza che, con i giri che il mondo dà, un giorno, che avrebbe detto, sarebbe fondamentale per una “ripresa della vita.”

Tornando al ospedale. Alla fine quella esperienza mi è piaciuta così tanto che, dopo la laurea, volevo fare Psicologia Ospedaliera. Ho trovato il corso, ma ho perso la data delle iscrizioni. Ho finito per trovare una formazione in Psico-Oncologia e sebbene non avevo mai pensato di lavorare in ambito oncologico, ho pensato che “aveva a che fare” con l’ospedale. Ho finito quindi per diventare una specializzata in Psico-Oncologia. E ancora una volta la vita mi ha sorpresa.

Fra i vari tipi di cancro, quelli che più mi lasciavano “scioccata” erano quelli di testa e collo. No, non potrei lavorare con questo, ho pensato. E proprio dove “la vita” mi ha portata? A fare volontariato in un ospedale con … i laringectomizzati! E lavorare con loro mi affascina, mi appassiona a tal punto che quando ricevo l’invito per andare a lavorare in una clinica oncologica, chiedo di organizzare il mio orario in modo da non avere bisogno di “abbandonare” il mio lavoro come volontaria.

È già… chi avrebbe detto che quella ragazza che voleva fare l’attrice, hostess, scrittrice (Ah, un giorno pubblicherò qualcosa!), non sarebbe diventata una “semplice psicologa” – anche se di “semplice” la nostra professione non abbia nulla-, ma sarebbe andata oltre e sarebbe diventata una specialista in Psico-Oncologia in Psicosomatica e in Cure Palliative. Sì, nel ruolo di psicologa, lei (Io) avrebbe passato attraverso tutte le fasi della vita: dalla gravidanza (stage con le donne in gravidanza a rischio) alla nascita (terapia intensiva neonatale, ecc), all’infanzia, con la cura dei bambini in difficoltà o meno (clinica, scuole) fino a quando, nel lavoro come Psico-oncologa, la presenza, l’accompagnamento, la terapia, il supporto, durante tutto il corso della malattia,dalla diagnosi, al trattamento, alla cura, alla ricaduta, alla morte. Dai guadagni alle perdite, dai sorrisi alle lacrime. E ‘diventata parte della vita di molti, e molti sono diventati parte della sua (mia) vita.

E la vita, sempre la vita. La vita è questione di scelte, è fatta di lavoro, ma anche di sogni, di amore, di prese di decisioni. Dopo un periodo di risate, ci fu un periodo di lacrime, dove il cuore ha sofferto in silenzio e lacrime scorrevano senza controllo. Un periodo difficile della mia vita personale. Ed è stato lì, proprio lì, che la vita, ancora una volta, mi ha sorpresa, regalandomi la possibilità di amare e di essere amata e sentirmi al sicuro, protetta, fiduciosa.

Era giunto il momento di fare una scelta. Tra amore e lavoro, ho scelto l’amore. E ho lasciato tutto per cambiare paese. Confesso che ero sicura che molto presto la mia formazione sarebbe stata riconosciuta e avrei tornato ad esercitare il mio ruolo di Psico-oncologa. Tuttavia, questo non solo non è accaduto, come dopo anni, ho saputo che anche se mi avrebbero riconosciuta come psicologa, dovrei comunque fare un’altra formazione (a pagamento) di oltre tre anni, e solo allora iniziare (di nuovo) ad esercitare la mia professione. O meglio, “iniziare a cercare pazienti.” (Per non parlare del modo in cui ti trattano, che preferirei non commentare). Ho cominciato a fare due conti, sia dal punto di vista economico, finanziario, sia dal punto di vista della vita in generale. Altre 4, cinque anni senza lavoro, spendendo, senza nemmeno avere la certezza che poi le cose “avrebbero funzionato” (Nel senso lavorativo). Dopo 10 anni di esperienza pratica / clinica, dover ripartire da zero, onestamente mi ha fatto domandare se questa fosse la strada giusta da prendere. No, non proprio! Il percorso da prendere ora è un altro, anche perché, come ho detto prima, la vita non è solo lavoro, e il tempo passa, e un giorno vorrò costruire una famiglia, per esempio.

Oggi, io lavoro come educatrice, tata, baby-sitter. E sono felice così. Non capisco perché alcune persone criticano così tanto, trovano “terribile” il fatto che qualcuno che ha una laurea in Psicologia faccia babysitting e “guadagni come tata”!

Per queste persone, e per tutti coloro che mettono in discussione le mie scelte, mi spiego:

1: Un giorno, ho fatto una scelta. Tra un lavoro sicuro con un buon stipendio e il cambiamento per amore, ho scelto l’amore. Ed è stata una delle scelte migliori che abbia mai fatto in tutta la mia vita!

2: Dal punto di vista finanziario, non sono mai stata una persona molto ambiziosa. Sì, forse lo stipendio che ricevo oggi non mi consente di fare lezione di Pilates, ad esempio, o andare fuori a cena nel fine settimana, ma mi dà molto più di quanto mi serve! Mentirei se dicessi ” ho appena il basico,” perché in realtà io sono così privilegiata! Perché ho una famiglia che amo, ho un amore, ho una casa. Perché non ci manca nulla! Perché il mio lavoro, non essendo “full-time” mi permette di fare altre cose, tra cui essere qui a scrivere questo testo!

  1. Non capisco perché è “così male” seguire un bambino nei momenti che potrebbero essere quelli più importanti della sua vita, e oltretutto essere pagata per fare questo! Non so cosa ha di “umiliante” o vergognoso in esso! Senza contare che non smetterò mai di essere psicologa!

4: Sì, anche quando gioco, quando aiuto con i compiti, sono e sarò sempre una Psicologa. Perché questo è quello che sono, perché questo è ciò che è nel mio cuore! Perché essere una psicologa ha a che fare con pensieri, atteggiamenti, ascolto! Essere psicologa non è solo pagare l’iscrizione all’albo, fare clinica e “fare soldi”. Essere psicologa è la mia essenza! È essere in grado di ascoltare, comprendere, è cercare di fare la differenza (in meglio) nella vita di tutti coloro che ci circondano.

5: Sì, sono molto, molto ambiziosa, ma la mia ambizione è quella di essere felice! E la felicità è nelle piccole cose, nelle scelte che facciamo giorno per giorno, ciò che noi ci concediamo!

Quindi … l’Italia mi ha dimostrato che io ho un altro dono, una “vocazione”, una “facilità” nel trattare con i bambini. Mi ha fatto “scoprire” una parte di me che io non conoscevo. Ho ancora molto da imparare, lo so. Ma ci arrivo! Un giorno, forse, avrò i miei figli. Oppure no. Dopo tutto, non so quello che il destino mi riserva. Fino a quando questo momento non arriva, faccio pratica, imparo, mi “alleno”, prendendomi cura dei bambini degli altri.

Attrice, cantante, assistente di volo, agente di polizia, insegnante. No, non sono diventata niente di tutto questo, anche se a volte sono “un po’ insegnante.” Psicologa, psico-oncologa, psicosomatista. Una strada percorsa, la mia essenza, ciò che sono. Babysitter, tata, di nuovo un lavoro che ha a che fare con il “prendersi cura”. Credo che questo sia esattamente il “prendersi cura” il fattore che avvicina tutti i percorsi da me vissuti finora, e forse i percorsi che un giorno arriveranno.

Io, che sono sempre stata innamorata della vita, un giorno mi trovai a lavorare a diretto contatto con la morte. Io che in quello stage al ospedale ho scelto la nascita, ho finito per fare, anni dopo, non solo una formazione in psico-oncologi, e un altra in Psicosomatica, ma ho finito per fare un corso, vedete un po’, di Cure Palliative! Ho finito per essere lì, presente, a guardare la morte. Lei non mi ha mai spaventata, ha sempre significato per me la fine di un ciclo e l’inizio di un’altro, sebbene teoria e pratica non possono sempre essere affrontate con la stessa destrezza e facilità. Questo mi ricorda due frasi filosofiche: quella che dice che “né il sole né la morte può essere visti dal davanti”, e quella di Epicuro, che dice: “Perché temere la morte? Mentre noi siamo, la morte non esiste. Quando passa ad esistere, noi smettiamo di essere “. (Beh, credo che non sono d’accordo. Perché io ci sarò ancora! Come spirito, sì, ma sarò sempre io, e sarò sempre a cercare, a crescere, ad evoluire). E, come in tutti i cicli, ora mi riavvicino di nuovo alla vita. Sì, perché lavorare con i bambini, ha a che vedere con inizi, con nascite, rinascite, quindi … con la vita! E così la vita, la mia vita va avanti, sempre più affascinante e bella!DSC_4951