A proposito di tatuaggi

17 set

Non mi ricordo quando ho cominciato ad interessarmi ai tatuaggi. Probabilmente un sacco di persone, quando mi vede, non può neanche immaginare che una “proprio come me”, con il suo modo “dolce”, un po’ timido e riservato, può essere interessata a una “cosa” di questo tipo. In effetti, un commento che sento molto spesso è: “Ma il tuo tatuaggio è vero?”

Parlando di questo, la verità è ben altra. Per avere un’idea di come il mio interesse per i tatuaggi non è di oggi, basta ricordare che il tema della mia tesina di laurea della Facoltà di Psicologia è stato esattamente questo: i tatuaggi.

Col titolo “L’uso dei tatuaggi: il corpo come uno schermo di significati”, il lavoro,in un primo momento, discorreva su temi storici e culturali dei tatuaggi e in seguito faceva un’analisi più approfondita del suo simbolismo, con un focus analitico.

Nel periodo in cui scrivevo la tesina, ho potuto entrare  un po’ nel  “mondo dei tatuaggi”, visitando studi, conoscendo tatuatori e tatuati e imparando un po’ di più circa gli amanti di questa “arte sulla pelle.”

Il lavoro era un lavoro qualitativo e le conclusioni che ho raggiunto sono stati affascinanti, fino al punto di fare aumentare ulteriormente il mio gusto per i tatuaggi. Sì, forse la voglia di farmi fare un tatuaggio sia nata proprio lì.

Quindici anni. Quindici anni sono passati e solo ora  il tatuaggio è arrivato. Per una ragione o altra, ho passato 15 anni della mia vita a pensare che un giorno avrei fatto un tatuaggio. ( “Tatoo” per gli intimi).

Dubbi su in quale parte del corpo fare il tatuaggio, l’insicurezza sulla figura da scegliere, la paura di avere un rimpianto, l’insicurezza davanti alla parola “per sempre”.  Le ragioni pratiche e teoriche per chi ha voluto tanto tempo per che io facessi un tatuaggio  sono tante . Oggi mi rendo conto che oltre a quelle, ci sono anche ragioni legati a fattori emotivi, al “psi” Motivi legati molto di più al’anima che al corpo.

Quando ho scritto la mia tesi, la  cui la sintesi è stata pubblicata nella Revista Brasileira de Psicoterapia del Instituto Luis Guedes della UFRGS,  avevo “identificato” tre profili di persone che cercavano i tatuaggi. Oggi, comincio a chiedermi se non ci sarebbe un  quarto profilo, o addirittura se esistono tanti profili possibili quanto persone nel  mondo.

Il tatuaggio, come una persona che osservi (e che ti osserva) da lontano, come quel vicino che ha appena cambiato casa e non sai ancora se ti è simpatico oppure no,  si è avvicinata alla mia vita così, pian piano, senza fretta, passo dopo passo. È venuta, si presentò, mi ha raccontato un po ‘ della sua storia. Per anni, ogni volta che ci incontravamo nei corridoi della vita,  ci guardavamo , ci salutavamo, ci sorridiamo. E ognuna di noi seguiva  per la sua strada, ma sempre con un “a presto”, mai con un “arrivederci”. Fino al giorno in cui una decise di entrare nella vita dell’altra.

Impossibile negare che questo incontro ha avuto luogo nel momento migliore  e che ora capisco molto bene la ragione per cui tale “fusione” non si è verificata prima. Quante cose sono successe in questi ultimi 15 anni! Quanti cambiamenti, quante strade percorse, quante battaglie affrontate!

Non si può negare che il tatuaggio è un punto di riferimento, un simbolo che ci racconta non solo una, ma tante storie. Il significato è personale, simbolico, profondo e, soprattutto, mutevole. Perché sì, è  per sempre (oppure no), ma questo non significa che sia statica. No, non lo è. Il disegno può anche essere statico, ma il senso, il significato  che attribuisco può tranquillamente cambiare. Lo stesso vale per la scelta del luogo nel corpo dove è stato fatto.

Arriviamo quindi al nocciolo della questione: Marian (io) tatuata. Un tatuaggio non così piccolo come inizialmente si era immaginato, ma con molto più senso di quanto potessi pensare. Il lato del corpo, il destro per rappresentare il futuro, quello che verrà. La libertà,  la rinascita, un nuovo ciclo. Prendere il volo, rinascere … ampliare gli orizzonti, andare (e vedere) oltre le apparenze. E così via.

Una cosa curiosa di quando uno si fa un tatuaggio è che finisce per scoprire che un sacco di persone che non abbiamo mai immaginato che potessero avere dei  tatuaggi in realtà li possiede.  Cominciamo quindi a chiederci se per caso non stavamo entrando in quel “vizio” di giudicare, alimentando pregiudizi (preconcetti) e  stereotipi.

Quando ho deciso di farmi un tatuaggio ho seguito l’emozione, ma anche la ragione si è fata presente nella mia presa di decisione. Misurando i pro e i contro, i contro venivano cancellati automaticamente. Tra i “pro”, un di loro può essere considerato un po’ macabro per alcune persone: il fatto che, con il tatuaggio, se necessario, può essere più facile identificare il mio corpo. (Ma si può?). Il tatuaggio ha a che fare con l’identità, è come un’impronta digitale.

Avete presente quei film o teorie cospiratorie dove le persone hanno un chip su cui viene registrati tutta la storia della loro vita? La sensazione che il “mio” tatuaggio mi dà non è esattamente questo, ma è molto simile. Perché esse rivela molto su di me, basta saperlo leggere.

Mi ci sono voluti anni per decidere dove e cosa tatuarmi. Ho passato dall’idea iniziale di qualcosa di molto piccolo e nascosto fino ad un disegno leggermente più grande e più visibile. Metaforicamente parlando, anche la mia vita sembra essere stata così, inizialmente piccola, timida, nascosta, per pian piano andare  in fiore, conquistando il suo spazio, attraversando gli oceani, che volando alla ricerca e alla realizzazione dei sogni.

Oggi, quando guardo (nello specchio o nelle foto) la mia scapola tatuata, la prima cosa che viene in mente è: “Wow, quanto spazio libero lì dietro per altri tatuaggi!” (Forse la “leggenda” che chi si fa un tatuaggio, una volta è molto probabile che lo faccia ancora non sia proprio una legenda!)

Per concludere: ho appena letto che gli uccelli simboleggiano l’ispirazione, il misticismo, il Divino. Protezione, amore. Non avevo pensato affatto a questo proposito, ma confesso che ogni volta mi piace di più avere seguito la mia intuizione, anche nel cambiamento dell’ultimo minuto di un disegno all’altro! (Da una figura banale ad una che esprime la mia identità, che mi differenzia, mi toglie dal “luogo comune”)

 

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