Da grande cosa diventerò?

5 out

Lavoro, professioni, scelte. L’altro giorno stavo ricordando le cose che avrei voluto essere un giorno, e quello che sono diventata. Ho pensato a coloro che, fin da bambino, hanno sempre avuto lo stesso sogno, e quelli che, come me, hanno finito per “cambiare idea”, a volte perché sì, le persone cambiano nel corso del tempo, a volte perché la vita, i fatti, le nostre scelte, ci fanno percorrere strade diverse da quelle che avevamo immaginato.

Ho cominciato a pensarci dopo che, grazie a Facebook, ho finito per incontrare di nuovo (e me ricollegare) persone che non vedevo da molto tempo. Alcuni di loro oggi fanno esattamente quello che , da adolescente, era il loro più grande sogno. Altri seguirono percorsi che mai avrei potuto immaginare. Così ho iniziato a pensare alla mia strada, alle mie scelte.

Cosa vorrai fare da grande?

Wow, ho desiderato diventare tante cose diverse! E ora mi rendo conto di quanto la mia personalità, soprattutto per la mia timidezza,era in contrasto con almeno alcuni di questi “sogni”.

Attrice. (E il mio cugino voleva essere un produttore cinematografico!). Presentatrice di un programma per bambini. (Sì, io “presentavo” un programma, e il scenario era una stanza di una bambin-a Ovviamente la mia camera da letto. E ho perso il conto di quante canzoni ho inventato). Cntante.. (Peccato che non ho mai fatto lezione di cantaro, che la timidezza si è sempre fatta presente e che non so se neanche se avrei saputo “tenere il passo”).

Hostess !! Wow, che sogno! Ma solo se della VARIG, naturalmente! Mi ricordo che volevo essere una hostess e mio cugino pilota. Egli è andato avanti, ha fatto il brevetto, ha studiato Scienze Aeronautiche e, se oggi non sta volando, è perché la sua missione qui era molto più legata ad aiutare gli altri che a percorrere miglia e miglia nel cielo. (Oggi mi rendo conto che la vita da hostess mi avrebbe impedito di avere tante cose che ho, e di aver vissuto tante cose che ho vissuto. Beh, comunque io non sarei mai stata ammessa, perché, per gli standard del tempo, avrei dovuto ” crescere e dimagrire “. (E pensare che io, oggi, ho 1,66m e 54Kg di peso! Non credo di essere “sovrappeso “, ma per il ” hostess standard ” della mia infanzia, lo sono. Figuriamoci, avere meno di 1,70 m!)

Maestra! Tale madre, tale figlia! Chi non ha mai sognato di seguire la professione dei loro genitori? (Chissà se mio padre fosse vivo l’idea di diventare una avvocatessa avrebbe attraversato la mia mente?)

Oh, e quella volta in cui mio cugino Saulo mi ha chiesto cosa volevo essere, e ho risposto che volevo fare il poliziotto? Alla domanda sul motivo, ho risposto: “Perché mi piace vivere avventure.” Hahahaha … dolce illusione! La professione di polizia è una delle più difficile, più rischiosa, più altruista che conosco, e sono molto orgogliosa di avere amici poliziotti, che rischiano la vita ogni giorno per aiutare gli altri, spesso senza il riconoscimento, amici che escono di casa non sapendo se ritorneranno. No, non è come nei film, nei telefilm! Avventura è quello che abbiamo fatto negli Scouts! Là, c’era sempre un capo a proteggerci!

Quando ero al liceo, l’insegnante di portoghese ci ha chiesto di scrivere un tema parlando della professione che pensavamo di esercire e il motivo della nostra scelta. Onestamente non avevo la più pallida idea. Tuttavia, per il testo, un’idea mi è venuta in mente: quella di diventare un’attrice. E la mia motivazione era legata al “gioco di ruolo”: avrei potuto, come attrice, “interpretare”qualsiasi professione. (Sì, questo è un assurdo, ma ho preso un buon voto!)

Ho finito per diventare una Psicologa, inizialmente, devo dire la verità,”spinta” da quelli “quiz”, della rivista Capricho. (C’è ancora questa rivista?)

Da qui in poi, il modo in cui alcune cose si sono presentate nella mia vita è molto interessante. Ho sempre pensato di lavorare con la salute, la vita, ma i percorsi mi hanno portato ad andare al di là di tutto questo!

Quando sono andata a fare uno stage in un ospedale, ho scelto il percorso che, a me, sembrava il migliore: Corso per l’allattamento al seno, del corso, donne incinte diabetiche, il “piano delle assicurazioni (Il quarto piano del ospedale).” Col tempo, ho finito per avvicinarmi all’Unità di terapia intensiva neonatale, per lavorare con le donne incinte sieropositive, tuttavia, non sono mai salita al “quinto piano”, cioè quella riservata per l’Oncologia.

Oltre a questo, ho fatto stage con bambini, autisti, “down”, ma anche con i bambini di asili, scuole materne e scuole elementari. L’esperienza che, con i giri che il mondo dà, un giorno, che avrebbe detto, sarebbe fondamentale per una “ripresa della vita.”

Tornando al ospedale. Alla fine quella esperienza mi è piaciuta così tanto che, dopo la laurea, volevo fare Psicologia Ospedaliera. Ho trovato il corso, ma ho perso la data delle iscrizioni. Ho finito per trovare una formazione in Psico-Oncologia e sebbene non avevo mai pensato di lavorare in ambito oncologico, ho pensato che “aveva a che fare” con l’ospedale. Ho finito quindi per diventare una specializzata in Psico-Oncologia. E ancora una volta la vita mi ha sorpresa.

Fra i vari tipi di cancro, quelli che più mi lasciavano “scioccata” erano quelli di testa e collo. No, non potrei lavorare con questo, ho pensato. E proprio dove “la vita” mi ha portata? A fare volontariato in un ospedale con … i laringectomizzati! E lavorare con loro mi affascina, mi appassiona a tal punto che quando ricevo l’invito per andare a lavorare in una clinica oncologica, chiedo di organizzare il mio orario in modo da non avere bisogno di “abbandonare” il mio lavoro come volontaria.

È già… chi avrebbe detto che quella ragazza che voleva fare l’attrice, hostess, scrittrice (Ah, un giorno pubblicherò qualcosa!), non sarebbe diventata una “semplice psicologa” – anche se di “semplice” la nostra professione non abbia nulla-, ma sarebbe andata oltre e sarebbe diventata una specialista in Psico-Oncologia in Psicosomatica e in Cure Palliative. Sì, nel ruolo di psicologa, lei (Io) avrebbe passato attraverso tutte le fasi della vita: dalla gravidanza (stage con le donne in gravidanza a rischio) alla nascita (terapia intensiva neonatale, ecc), all’infanzia, con la cura dei bambini in difficoltà o meno (clinica, scuole) fino a quando, nel lavoro come Psico-oncologa, la presenza, l’accompagnamento, la terapia, il supporto, durante tutto il corso della malattia,dalla diagnosi, al trattamento, alla cura, alla ricaduta, alla morte. Dai guadagni alle perdite, dai sorrisi alle lacrime. E ‘diventata parte della vita di molti, e molti sono diventati parte della sua (mia) vita.

E la vita, sempre la vita. La vita è questione di scelte, è fatta di lavoro, ma anche di sogni, di amore, di prese di decisioni. Dopo un periodo di risate, ci fu un periodo di lacrime, dove il cuore ha sofferto in silenzio e lacrime scorrevano senza controllo. Un periodo difficile della mia vita personale. Ed è stato lì, proprio lì, che la vita, ancora una volta, mi ha sorpresa, regalandomi la possibilità di amare e di essere amata e sentirmi al sicuro, protetta, fiduciosa.

Era giunto il momento di fare una scelta. Tra amore e lavoro, ho scelto l’amore. E ho lasciato tutto per cambiare paese. Confesso che ero sicura che molto presto la mia formazione sarebbe stata riconosciuta e avrei tornato ad esercitare il mio ruolo di Psico-oncologa. Tuttavia, questo non solo non è accaduto, come dopo anni, ho saputo che anche se mi avrebbero riconosciuta come psicologa, dovrei comunque fare un’altra formazione (a pagamento) di oltre tre anni, e solo allora iniziare (di nuovo) ad esercitare la mia professione. O meglio, “iniziare a cercare pazienti.” (Per non parlare del modo in cui ti trattano, che preferirei non commentare). Ho cominciato a fare due conti, sia dal punto di vista economico, finanziario, sia dal punto di vista della vita in generale. Altre 4, cinque anni senza lavoro, spendendo, senza nemmeno avere la certezza che poi le cose “avrebbero funzionato” (Nel senso lavorativo). Dopo 10 anni di esperienza pratica / clinica, dover ripartire da zero, onestamente mi ha fatto domandare se questa fosse la strada giusta da prendere. No, non proprio! Il percorso da prendere ora è un altro, anche perché, come ho detto prima, la vita non è solo lavoro, e il tempo passa, e un giorno vorrò costruire una famiglia, per esempio.

Oggi, io lavoro come educatrice, tata, baby-sitter. E sono felice così. Non capisco perché alcune persone criticano così tanto, trovano “terribile” il fatto che qualcuno che ha una laurea in Psicologia faccia babysitting e “guadagni come tata”!

Per queste persone, e per tutti coloro che mettono in discussione le mie scelte, mi spiego:

1: Un giorno, ho fatto una scelta. Tra un lavoro sicuro con un buon stipendio e il cambiamento per amore, ho scelto l’amore. Ed è stata una delle scelte migliori che abbia mai fatto in tutta la mia vita!

2: Dal punto di vista finanziario, non sono mai stata una persona molto ambiziosa. Sì, forse lo stipendio che ricevo oggi non mi consente di fare lezione di Pilates, ad esempio, o andare fuori a cena nel fine settimana, ma mi dà molto più di quanto mi serve! Mentirei se dicessi ” ho appena il basico,” perché in realtà io sono così privilegiata! Perché ho una famiglia che amo, ho un amore, ho una casa. Perché non ci manca nulla! Perché il mio lavoro, non essendo “full-time” mi permette di fare altre cose, tra cui essere qui a scrivere questo testo!

  1. Non capisco perché è “così male” seguire un bambino nei momenti che potrebbero essere quelli più importanti della sua vita, e oltretutto essere pagata per fare questo! Non so cosa ha di “umiliante” o vergognoso in esso! Senza contare che non smetterò mai di essere psicologa!

4: Sì, anche quando gioco, quando aiuto con i compiti, sono e sarò sempre una Psicologa. Perché questo è quello che sono, perché questo è ciò che è nel mio cuore! Perché essere una psicologa ha a che fare con pensieri, atteggiamenti, ascolto! Essere psicologa non è solo pagare l’iscrizione all’albo, fare clinica e “fare soldi”. Essere psicologa è la mia essenza! È essere in grado di ascoltare, comprendere, è cercare di fare la differenza (in meglio) nella vita di tutti coloro che ci circondano.

5: Sì, sono molto, molto ambiziosa, ma la mia ambizione è quella di essere felice! E la felicità è nelle piccole cose, nelle scelte che facciamo giorno per giorno, ciò che noi ci concediamo!

Quindi … l’Italia mi ha dimostrato che io ho un altro dono, una “vocazione”, una “facilità” nel trattare con i bambini. Mi ha fatto “scoprire” una parte di me che io non conoscevo. Ho ancora molto da imparare, lo so. Ma ci arrivo! Un giorno, forse, avrò i miei figli. Oppure no. Dopo tutto, non so quello che il destino mi riserva. Fino a quando questo momento non arriva, faccio pratica, imparo, mi “alleno”, prendendomi cura dei bambini degli altri.

Attrice, cantante, assistente di volo, agente di polizia, insegnante. No, non sono diventata niente di tutto questo, anche se a volte sono “un po’ insegnante.” Psicologa, psico-oncologa, psicosomatista. Una strada percorsa, la mia essenza, ciò che sono. Babysitter, tata, di nuovo un lavoro che ha a che fare con il “prendersi cura”. Credo che questo sia esattamente il “prendersi cura” il fattore che avvicina tutti i percorsi da me vissuti finora, e forse i percorsi che un giorno arriveranno.

Io, che sono sempre stata innamorata della vita, un giorno mi trovai a lavorare a diretto contatto con la morte. Io che in quello stage al ospedale ho scelto la nascita, ho finito per fare, anni dopo, non solo una formazione in psico-oncologi, e un altra in Psicosomatica, ma ho finito per fare un corso, vedete un po’, di Cure Palliative! Ho finito per essere lì, presente, a guardare la morte. Lei non mi ha mai spaventata, ha sempre significato per me la fine di un ciclo e l’inizio di un’altro, sebbene teoria e pratica non possono sempre essere affrontate con la stessa destrezza e facilità. Questo mi ricorda due frasi filosofiche: quella che dice che “né il sole né la morte può essere visti dal davanti”, e quella di Epicuro, che dice: “Perché temere la morte? Mentre noi siamo, la morte non esiste. Quando passa ad esistere, noi smettiamo di essere “. (Beh, credo che non sono d’accordo. Perché io ci sarò ancora! Come spirito, sì, ma sarò sempre io, e sarò sempre a cercare, a crescere, ad evoluire). E, come in tutti i cicli, ora mi riavvicino di nuovo alla vita. Sì, perché lavorare con i bambini, ha a che vedere con inizi, con nascite, rinascite, quindi … con la vita! E così la vita, la mia vita va avanti, sempre più affascinante e bella!DSC_4951

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