Arquivo | outubro, 2015

70 anni!

19 out

70 anni è l’età che mio padre avrebbe compiuto oggi. Il suo passaggio qui, però, è stato molto più breve. Circa otto mesi prima di compiere 32 anni, è partito per il Mondo Spirituale. La sua missione sulla terra era già stata compiuta, i suoi frutti erano già stati piantati, quello che doveva recuperare, era già stato recuperato.

31 anni e “quasi” tre mesi. E aveva fatto tutto. Assolutamente tutto. Aveva vissuto, anche se sono sicura che la voglia di continuare incarnato ancora per un po’ non gli mancasse. Dopo tutto, era solo da un anno e qualche giorno che si era sposato! Allo stesso tempo, però, credo che lui lo sapeva. Sapeva che il suo passaggio qui sarebbe stato breve ma intenso. E lui ha studiato, e si é laureato, e ha lavorato. Appassionato di calcio, sarebbe sempre ricordato dagli amici come il “marcatore”. Pieno di stile, sarebbe anche ricordato per la sua originalità e senso dell’umorismo.

No, lui non avrebbe potuto trovare una persona migliore per dividere coloro che sono stati forse i momenti più belli della sua vita! Se penso a una persona allegra, a suo agio con la vita, ottimista, creativa e originale, penso a mia madre. Ma non era di mio padre che stavo parlando? Sì, ma cosa posso fare se ENTRAMBI sono esattamente così?

Ah, forse vi state chiedendo perché ho commentato che lui “sapeva” che il suo passaggio qui sarebbe durato poco Ovviamente, non era una cosa cosciente, ma ricordo che mia madre mi ha raccontato di una volta che l’ha guardata, emozionato, e ha detto qualcosa del tipo: “. Prenditi cura di nostro figlio”.

Un sacco di gente quando scopre che mio padre è morto prima che io nascessi comincia a chiedere scusa, ad avere pena, per non parlare di coloro che trovano “orribile” il fatto di non avere conosciuto mio padre, in particolare per una ragione così sofferta. (No, non ci ha lasciato, è morto!). Credo tuttavia che la mia sofferenza (se esiste realmente) è molto più piccola riguardo a quelli che l’hanno avuto e poi l’hanno perso. Perché io non ho mai avuto. O meglio, l’ho sempre avuto e sempre lo avrò, perché da SEMPRE ha fatto parte della mia vita, perché lui è SEMPRE stato (ed è ancora) presente, anche se non fisicamente. Oh, e ho i miei dubbi sul fatto che non ci siamo conosciuti! In effetti da qualche tempo che ci penso che è molto probabile che i nostri spiriti si siano “incrociati” durante il suo, o meglio, il nostro passaggio.

Se pensiamo nel tempo con ragionamento logico, quello “cartesiano”, questo potrebbe non essere possibile (lo spirito è presente nel corpo già dal momento del concepimento?). Ma se abbiamo una visione del tempo come quello concepito dalla fisica quantistica, certamente tale possibilità esiste. Allora … lui mi ha visto anche prima di mia madre!

Oggi, a prescindere dal fatto che così tanto tempo è passato, seguo dicendo: congratulazioni, papà! E grazie, perché molto di ciò che sono diventata, è stato grazie a mia madre, alla mia famiglia, al Bibi, al “noninho”, ma è stato anche grazie a te.

Oggi mi rendo conto che è possibile amare qualcuno che teoricamente non si ha mai visto. In aggiunta,è possibile sentirsi orgogliosi e felici allo stesso tempo quando ci si guarda allo specchio e percepisci così tanti tratti in comune. Sì, le orecchie, il naso, la bocca, gli occhi, lo sguardo, sono tutti tuoi, papà. Il sorriso? Oh, il sorriso, il modo di essere, la capacità di emozionarsi, il dono dell’ascolto … questi sono di mia madre!

Questo è tutto! Quindi, papà, congratulazioni per il tuo giorno!

Marian.

P.S: Grazie per gli occhi verdi !!

Renan

Renan

70 anos

19 out

70 anos é a idade que meu pai estaria completando hoje. Sua passagem por aqui, porém, foi muito mais breve. Mais ou menos 8 meses antes de completar 32 anos, ele partiu para o Mundo Espiritual. Sua missão aqui na Terra já tinha sido cumprida, seus frutos já tinham sido plantados, o que precisava resgatar, já tinha sido resgatado.

31 anos e “quase” 3 meses. E ele já tinha feito tudo. Absolutamente tudo. Já tinha vivido, embora tenho certeza de que a vontade de continuar encarnado mais um pouco não lhe faltava, afinal, tinha-se passado apenas um ano e alguns dias do dia do seu casamento. Ao mesmo tempo, porém, acho que ele sabia. Sabia que a sua passagem por aqui seria breve, mas intensa. E ele estudou, e se formou, e trabalhou. Apaixonado por futebol, seria sempre lembrado pelos amigos como o “goleador”. Cheio de estilo, também seria lembrado pela sua originalidade e senso de humor.

Não, ele não poderia ter encontrado uma pessoa melhor para dividir aqueles que foram, talvez, os momentos mais belos da sua vida! Se eu penso em uma pessoa alegre, de bem com a vida, otimista, criativa e original, penso na minha mãe. Mas nao era do meu pai que eu estava falando? Pois é, mas o que posso fazer se OS DOIS são exatamente assim?

Ah, talvez vocês estejam perguntando por que eu comentei que ele “sabia” que sua passagem por aqui seria breve. Obviamente, não era uma coisa consciente, mas lembro que minha mãe comentou de uma vez em que ele olhou para ela, emocionado, e falou alguma coisa como: “cuida do nosso filho”.

Muita gente quando fica sabendo que meu pai faleceu antes mesmo que eu nascesse começa a pedir desculpas, a ficar com pena, para não falar daqueles que acham “horrível” o fato de eu não ter conhecido o meu pai, ainda mais por uma razão assim, tão sofrida. (Não, ele não nos deixou, ele faleceu!). Acredito no entanto que o me sofrimento (se é que ele existe realmente) seja muito menor do que o de quem teve e perdeu. Porque eu nunca tive. Ou melhor, sempre tive e sempre terei, porque ele SEMPRE fez parte da minha vida, porque ele SEMPRE esteve (e está) presente, embora não fisicamente. Ah, e eu tenho minhas dúvidas sobre o fato de não nos termos conhecido! Na verdade já faz algum tempo que tenho pensado que é muito provável que nossos espíritos tenham se “cruzado” durante a sua, ou melhor, a nossa passagem.

Se pensarmos no tempo com o raciocínio lógico, aquele “cartesiano”, isto talvez não seja possível (o espírito é presente no corpo desde o momento da concepção?). Porém, se tivermos uma visão do tempo como aquela concebida pela Física Quântica, certamente tal possibilidade existe. Então… ele me viu antes ainda que a minha mãe!

Hoje, independentemente do fato que tanto tempo se passou, eu sigo dizendo: parabéns, pai! E obrigada, Porque muito daquilo que me tornei, foi graças à minha mãe, à minha família, ao Bibi, ao noninho, mas também foi graças a ti.

Hoje me dou conta de que é possível amar alguém que a gente, teoricamente, nunca viu. Além disso, é possível ficar orgulhoso e emocionado ao mesmo tempo ao olhar-se no espelho e perceber tantos traços em comum. Sim, as orelhas, o nariz, a boca, os olhos, o olhar, são todos teus, pai. O sorriso? Ah, o sorriso, o jeito, a capacidade de se emocionar, o dom de escutar… estes são da minha mãe!

Era isto! Então, pai, parabéns pelo teu dia!

Marian.

P.S: Obrigada pelos olhos verdes!!

Renan

Renan

Da grande cosa diventerò?

5 out

Lavoro, professioni, scelte. L’altro giorno stavo ricordando le cose che avrei voluto essere un giorno, e quello che sono diventata. Ho pensato a coloro che, fin da bambino, hanno sempre avuto lo stesso sogno, e quelli che, come me, hanno finito per “cambiare idea”, a volte perché sì, le persone cambiano nel corso del tempo, a volte perché la vita, i fatti, le nostre scelte, ci fanno percorrere strade diverse da quelle che avevamo immaginato.

Ho cominciato a pensarci dopo che, grazie a Facebook, ho finito per incontrare di nuovo (e me ricollegare) persone che non vedevo da molto tempo. Alcuni di loro oggi fanno esattamente quello che , da adolescente, era il loro più grande sogno. Altri seguirono percorsi che mai avrei potuto immaginare. Così ho iniziato a pensare alla mia strada, alle mie scelte.

Cosa vorrai fare da grande?

Wow, ho desiderato diventare tante cose diverse! E ora mi rendo conto di quanto la mia personalità, soprattutto per la mia timidezza,era in contrasto con almeno alcuni di questi “sogni”.

Attrice. (E il mio cugino voleva essere un produttore cinematografico!). Presentatrice di un programma per bambini. (Sì, io “presentavo” un programma, e il scenario era una stanza di una bambin-a Ovviamente la mia camera da letto. E ho perso il conto di quante canzoni ho inventato). Cntante.. (Peccato che non ho mai fatto lezione di cantaro, che la timidezza si è sempre fatta presente e che non so se neanche se avrei saputo “tenere il passo”).

Hostess !! Wow, che sogno! Ma solo se della VARIG, naturalmente! Mi ricordo che volevo essere una hostess e mio cugino pilota. Egli è andato avanti, ha fatto il brevetto, ha studiato Scienze Aeronautiche e, se oggi non sta volando, è perché la sua missione qui era molto più legata ad aiutare gli altri che a percorrere miglia e miglia nel cielo. (Oggi mi rendo conto che la vita da hostess mi avrebbe impedito di avere tante cose che ho, e di aver vissuto tante cose che ho vissuto. Beh, comunque io non sarei mai stata ammessa, perché, per gli standard del tempo, avrei dovuto ” crescere e dimagrire “. (E pensare che io, oggi, ho 1,66m e 54Kg di peso! Non credo di essere “sovrappeso “, ma per il ” hostess standard ” della mia infanzia, lo sono. Figuriamoci, avere meno di 1,70 m!)

Maestra! Tale madre, tale figlia! Chi non ha mai sognato di seguire la professione dei loro genitori? (Chissà se mio padre fosse vivo l’idea di diventare una avvocatessa avrebbe attraversato la mia mente?)

Oh, e quella volta in cui mio cugino Saulo mi ha chiesto cosa volevo essere, e ho risposto che volevo fare il poliziotto? Alla domanda sul motivo, ho risposto: “Perché mi piace vivere avventure.” Hahahaha … dolce illusione! La professione di polizia è una delle più difficile, più rischiosa, più altruista che conosco, e sono molto orgogliosa di avere amici poliziotti, che rischiano la vita ogni giorno per aiutare gli altri, spesso senza il riconoscimento, amici che escono di casa non sapendo se ritorneranno. No, non è come nei film, nei telefilm! Avventura è quello che abbiamo fatto negli Scouts! Là, c’era sempre un capo a proteggerci!

Quando ero al liceo, l’insegnante di portoghese ci ha chiesto di scrivere un tema parlando della professione che pensavamo di esercire e il motivo della nostra scelta. Onestamente non avevo la più pallida idea. Tuttavia, per il testo, un’idea mi è venuta in mente: quella di diventare un’attrice. E la mia motivazione era legata al “gioco di ruolo”: avrei potuto, come attrice, “interpretare”qualsiasi professione. (Sì, questo è un assurdo, ma ho preso un buon voto!)

Ho finito per diventare una Psicologa, inizialmente, devo dire la verità,”spinta” da quelli “quiz”, della rivista Capricho. (C’è ancora questa rivista?)

Da qui in poi, il modo in cui alcune cose si sono presentate nella mia vita è molto interessante. Ho sempre pensato di lavorare con la salute, la vita, ma i percorsi mi hanno portato ad andare al di là di tutto questo!

Quando sono andata a fare uno stage in un ospedale, ho scelto il percorso che, a me, sembrava il migliore: Corso per l’allattamento al seno, del corso, donne incinte diabetiche, il “piano delle assicurazioni (Il quarto piano del ospedale).” Col tempo, ho finito per avvicinarmi all’Unità di terapia intensiva neonatale, per lavorare con le donne incinte sieropositive, tuttavia, non sono mai salita al “quinto piano”, cioè quella riservata per l’Oncologia.

Oltre a questo, ho fatto stage con bambini, autisti, “down”, ma anche con i bambini di asili, scuole materne e scuole elementari. L’esperienza che, con i giri che il mondo dà, un giorno, che avrebbe detto, sarebbe fondamentale per una “ripresa della vita.”

Tornando al ospedale. Alla fine quella esperienza mi è piaciuta così tanto che, dopo la laurea, volevo fare Psicologia Ospedaliera. Ho trovato il corso, ma ho perso la data delle iscrizioni. Ho finito per trovare una formazione in Psico-Oncologia e sebbene non avevo mai pensato di lavorare in ambito oncologico, ho pensato che “aveva a che fare” con l’ospedale. Ho finito quindi per diventare una specializzata in Psico-Oncologia. E ancora una volta la vita mi ha sorpresa.

Fra i vari tipi di cancro, quelli che più mi lasciavano “scioccata” erano quelli di testa e collo. No, non potrei lavorare con questo, ho pensato. E proprio dove “la vita” mi ha portata? A fare volontariato in un ospedale con … i laringectomizzati! E lavorare con loro mi affascina, mi appassiona a tal punto che quando ricevo l’invito per andare a lavorare in una clinica oncologica, chiedo di organizzare il mio orario in modo da non avere bisogno di “abbandonare” il mio lavoro come volontaria.

È già… chi avrebbe detto che quella ragazza che voleva fare l’attrice, hostess, scrittrice (Ah, un giorno pubblicherò qualcosa!), non sarebbe diventata una “semplice psicologa” – anche se di “semplice” la nostra professione non abbia nulla-, ma sarebbe andata oltre e sarebbe diventata una specialista in Psico-Oncologia in Psicosomatica e in Cure Palliative. Sì, nel ruolo di psicologa, lei (Io) avrebbe passato attraverso tutte le fasi della vita: dalla gravidanza (stage con le donne in gravidanza a rischio) alla nascita (terapia intensiva neonatale, ecc), all’infanzia, con la cura dei bambini in difficoltà o meno (clinica, scuole) fino a quando, nel lavoro come Psico-oncologa, la presenza, l’accompagnamento, la terapia, il supporto, durante tutto il corso della malattia,dalla diagnosi, al trattamento, alla cura, alla ricaduta, alla morte. Dai guadagni alle perdite, dai sorrisi alle lacrime. E ‘diventata parte della vita di molti, e molti sono diventati parte della sua (mia) vita.

E la vita, sempre la vita. La vita è questione di scelte, è fatta di lavoro, ma anche di sogni, di amore, di prese di decisioni. Dopo un periodo di risate, ci fu un periodo di lacrime, dove il cuore ha sofferto in silenzio e lacrime scorrevano senza controllo. Un periodo difficile della mia vita personale. Ed è stato lì, proprio lì, che la vita, ancora una volta, mi ha sorpresa, regalandomi la possibilità di amare e di essere amata e sentirmi al sicuro, protetta, fiduciosa.

Era giunto il momento di fare una scelta. Tra amore e lavoro, ho scelto l’amore. E ho lasciato tutto per cambiare paese. Confesso che ero sicura che molto presto la mia formazione sarebbe stata riconosciuta e avrei tornato ad esercitare il mio ruolo di Psico-oncologa. Tuttavia, questo non solo non è accaduto, come dopo anni, ho saputo che anche se mi avrebbero riconosciuta come psicologa, dovrei comunque fare un’altra formazione (a pagamento) di oltre tre anni, e solo allora iniziare (di nuovo) ad esercitare la mia professione. O meglio, “iniziare a cercare pazienti.” (Per non parlare del modo in cui ti trattano, che preferirei non commentare). Ho cominciato a fare due conti, sia dal punto di vista economico, finanziario, sia dal punto di vista della vita in generale. Altre 4, cinque anni senza lavoro, spendendo, senza nemmeno avere la certezza che poi le cose “avrebbero funzionato” (Nel senso lavorativo). Dopo 10 anni di esperienza pratica / clinica, dover ripartire da zero, onestamente mi ha fatto domandare se questa fosse la strada giusta da prendere. No, non proprio! Il percorso da prendere ora è un altro, anche perché, come ho detto prima, la vita non è solo lavoro, e il tempo passa, e un giorno vorrò costruire una famiglia, per esempio.

Oggi, io lavoro come educatrice, tata, baby-sitter. E sono felice così. Non capisco perché alcune persone criticano così tanto, trovano “terribile” il fatto che qualcuno che ha una laurea in Psicologia faccia babysitting e “guadagni come tata”!

Per queste persone, e per tutti coloro che mettono in discussione le mie scelte, mi spiego:

1: Un giorno, ho fatto una scelta. Tra un lavoro sicuro con un buon stipendio e il cambiamento per amore, ho scelto l’amore. Ed è stata una delle scelte migliori che abbia mai fatto in tutta la mia vita!

2: Dal punto di vista finanziario, non sono mai stata una persona molto ambiziosa. Sì, forse lo stipendio che ricevo oggi non mi consente di fare lezione di Pilates, ad esempio, o andare fuori a cena nel fine settimana, ma mi dà molto più di quanto mi serve! Mentirei se dicessi ” ho appena il basico,” perché in realtà io sono così privilegiata! Perché ho una famiglia che amo, ho un amore, ho una casa. Perché non ci manca nulla! Perché il mio lavoro, non essendo “full-time” mi permette di fare altre cose, tra cui essere qui a scrivere questo testo!

  1. Non capisco perché è “così male” seguire un bambino nei momenti che potrebbero essere quelli più importanti della sua vita, e oltretutto essere pagata per fare questo! Non so cosa ha di “umiliante” o vergognoso in esso! Senza contare che non smetterò mai di essere psicologa!

4: Sì, anche quando gioco, quando aiuto con i compiti, sono e sarò sempre una Psicologa. Perché questo è quello che sono, perché questo è ciò che è nel mio cuore! Perché essere una psicologa ha a che fare con pensieri, atteggiamenti, ascolto! Essere psicologa non è solo pagare l’iscrizione all’albo, fare clinica e “fare soldi”. Essere psicologa è la mia essenza! È essere in grado di ascoltare, comprendere, è cercare di fare la differenza (in meglio) nella vita di tutti coloro che ci circondano.

5: Sì, sono molto, molto ambiziosa, ma la mia ambizione è quella di essere felice! E la felicità è nelle piccole cose, nelle scelte che facciamo giorno per giorno, ciò che noi ci concediamo!

Quindi … l’Italia mi ha dimostrato che io ho un altro dono, una “vocazione”, una “facilità” nel trattare con i bambini. Mi ha fatto “scoprire” una parte di me che io non conoscevo. Ho ancora molto da imparare, lo so. Ma ci arrivo! Un giorno, forse, avrò i miei figli. Oppure no. Dopo tutto, non so quello che il destino mi riserva. Fino a quando questo momento non arriva, faccio pratica, imparo, mi “alleno”, prendendomi cura dei bambini degli altri.

Attrice, cantante, assistente di volo, agente di polizia, insegnante. No, non sono diventata niente di tutto questo, anche se a volte sono “un po’ insegnante.” Psicologa, psico-oncologa, psicosomatista. Una strada percorsa, la mia essenza, ciò che sono. Babysitter, tata, di nuovo un lavoro che ha a che fare con il “prendersi cura”. Credo che questo sia esattamente il “prendersi cura” il fattore che avvicina tutti i percorsi da me vissuti finora, e forse i percorsi che un giorno arriveranno.

Io, che sono sempre stata innamorata della vita, un giorno mi trovai a lavorare a diretto contatto con la morte. Io che in quello stage al ospedale ho scelto la nascita, ho finito per fare, anni dopo, non solo una formazione in psico-oncologi, e un altra in Psicosomatica, ma ho finito per fare un corso, vedete un po’, di Cure Palliative! Ho finito per essere lì, presente, a guardare la morte. Lei non mi ha mai spaventata, ha sempre significato per me la fine di un ciclo e l’inizio di un’altro, sebbene teoria e pratica non possono sempre essere affrontate con la stessa destrezza e facilità. Questo mi ricorda due frasi filosofiche: quella che dice che “né il sole né la morte può essere visti dal davanti”, e quella di Epicuro, che dice: “Perché temere la morte? Mentre noi siamo, la morte non esiste. Quando passa ad esistere, noi smettiamo di essere “. (Beh, credo che non sono d’accordo. Perché io ci sarò ancora! Come spirito, sì, ma sarò sempre io, e sarò sempre a cercare, a crescere, ad evoluire). E, come in tutti i cicli, ora mi riavvicino di nuovo alla vita. Sì, perché lavorare con i bambini, ha a che vedere con inizi, con nascite, rinascite, quindi … con la vita! E così la vita, la mia vita va avanti, sempre più affascinante e bella!DSC_4951

Quando eu crescer, o que serei?

5 out

Trabalho, profissões, escolhas. Outro dia estava lembrando das coisas que já quis ser um dia, e no que me tornei. Pensava naqueles que, desde criança, sempre tiveram o mesmo sonho e, naqueles que, como eu, acabaram “mudando de ideia”, às vezes porque sim, a gente muda com o tempo, às vezes porque a vida, os fatos, as nossas escolhas, nos fazem percorrer estradas diversas daquelas que tínhamos imaginado.

Comecei a pensar nisto depois que, graças ao Facebook, acabei reencontrando (e me reaproximando) de pessoas que não via há muito, muito tempo. Algumas delas, hoje fazem exatamente aquilo que, na adolescência, era o seu maior sonho. Outras, seguiram caminhos que eu jamais poderia imaginar. Comecei então a pensar no meu caminho, na minha estrada, nas minhas escolhas.

O que você quer ser quando crescer?

Nossa, eu já quis tanta coisa! E hoje me dou conta do quanto a minha personalidade, especialmente pela minha timidez, contrastava com pelo menos alguns destes “sonhos”.

Atriz. (E meu primo queria ser produtor de cinema!). Apresentadora de programa infantil. (Sim, eu apresentava um programa, e o cenário era um quarto de menina- Obviamente, o meu quarto. E perdi a conta de quantas canções inventei). Cantora. (Pecado que nunca fiz aula de canto, que a timidez sempre se fezs presente e que nem sei se saberia “manter o ritmo”).

Aeromoça!! Nossa,que sonho! Mas só se fosse da VARIG, obviamente! Lembro que eu queria ser Aeromoça e meu primo Piloto. Ele foi em frente, fez brevê, estudou Ciências Aeronáuticas e, se hoje não está voando, é porque sua missão por aqui estava muito mais ligada a ajudar os outros que a percorrer milhas e milhas no céu. (Hoje me dou conta de que a vida de aeromoça me impediria de ter tantas coisas que possuo, e ter vivido tantas coisas que vivi. Bem, de qualquer forma eu nunca seria admitida, pois, para os padrões da época, eu teria que “crescer e emagrecer”. (E pensar que eu, hoje, tenho 1,66m e peso 54Kg! Não creio estar “acima do peso”, mas para o “padrão aeromoça” da minha infância, estou sim. Imagina, ter menos de 1,70m!)

Professora! Tal mãe, tal filha! Quem nunca sonhou em seguir a profissão dos pais? (Será que se meu pai fosse vivo ser advogada teria me passado pela cabeça?)

Ah, e aquela vez em que meu primo Saulo perguntou o que eu queria ser, e eu respondi que queria ser policial? Questionada sobre o motivo, respondi: “Porque eu gosto de viver aventuras!”. Hahahaha… doce ilusão! A profissão de policial é uma das mais difíceis, mais arriscadas, mais altruístas que eu conheço, e me orgulho muito em ter amigos policiais, que arriscam a vida todos os dias para ajudar os outros, muitas vezes sem reconhecimento, amigos que saem de casa sem saber se voltarão. Não, não é como nos filmes, nos seriados! Aventura é o que a gente fazia no Escotismo! Lá, tinha sempre um chefe a nos proteger!

Quando estava no segundo grau, a professora de portug ês pediu para escrevermos uma redação falando sobre a profissão que pensávamos de exercer e o motivo da nossa escolha. Eu, sinceramente, não fazia a mínima ideia. Porém, para a redação, uma ideia me veio em mente: a de ser atriz. E a minha justificativa foi ligada à “representação de papéis”: poderia, como atriz “interpretar” qualquer profissão. (Sim, absurdo isto, mas a nota que tirei na redação foi boa!)

Acabei me tornando Psicóloga, inicialmente, confesso, “impulsionada” por aqueles “testezinhos” da revista Capricho. ( Ainda existe esta revista?)

A partir daqui, o modo como algumas coisas se apresentaram na minha vida é muito interessante. Eu sempre pensei em trabalhar com saùde, com vida, mas os caminhos me levaram a ir muito além de tudo isto!

Quando fui fazer estágio num hospital, escolhi o caminho que, para mim, parecia o melhor: Curso de Aleitamento Materno, Gestantes Diabéticas, o “andar dos convênios”. Com o tempo, acabei me aproximando da UTI neonatal, trabalhando com gestantes HIV positivo, porém, nunca sequer passei pelo “quinto andar”, ou seja, aquele reservado à Oncologia.

Além deste, fiz estágios com crianças, autistas, downs, mas também crianças de creche, escolinhas e escolas. Experiência esta que, com as voltas que o mundo dá, um dia, quem diria, seria fundamental para uma “retomada de vida”.

Voltando ao Hospital. Acabou que gostei tanto da experiência quem depois de formada, queria fazer Psicologia Hospitalar. Encontrei o curso, mas perdi a data das incrições. Acabei encontrando uma formação em Psico-Oncologia e, embora jamais tivesse pensado em trabalhar no ambito da oncologia, pensei que “tinha a ver” com hospital. Acabei, então, me especializando em Psico-Oncologia. E mais uma vez a vida me surpreendeu.

Dos mais variados tipos de câncer, os que mais me “chocaram” foram os de cabeça e pescoço. Não, eu não poderia trabalhar com isto, pensei. E justamente onde que a “vida” me leva? A fazer voluntariado no hospital com… laringectomizados! E trabahar com eles me fascina, me apaixona a tal ponto que, quando recebo o convite para ir trabalhar em uma clínica oncológica, peço para organizar meus horários de modo a não precisar “abandonar” o meu trabalho como voluntária.

Pois é, quem diria, aquela menina que queria ser atriz, aeromoça, escritora (Ah, um dia eu ainda publico alguma coisa!), não se tornaria uma “simples psicóloga”- embora de “simples” a nossa profissão não tenha nada-, mas iria além, e se tornaria uma especialista em Psico-Oncologia, em Psicossomática e em Cuidados Paliativos. Sim, no papel de psicóloga, ela (eu) atravessaria todas as fases da vida: da gravidez (estagiou com gestantes de risco), ao nascimento (UTI neonatal, etc), à infância, seja com problemas ou não (clínica, escolas), até, no trabalho como Psico-oncóloga, o suporte, o acompanhamento, a terapia, o apoio, durante todo o percurso da doença, do diagnóstico, ao tratamento, à cura, à recidiva, à morte. Dos ganhos às perdas, dos sorrisos às lágrimas. Passou a fazer parte da vida de muitos, e muitos passaram a fazer parte da sua (minha) vida.

E a vida, sempre a vida. A vida é feita de escolhas, é feita de trabalho, mas também de sonhos, de amor, de decisões. Após um período de risos, chegou um período de lágrimas, onde o coração sofria calado, e as lágrimas corriam sem controle. Um período difícil, doído, na minha vida pessoal. E foi ali, exatamente ali, que a vida, mais uma vez, (me) surpreendeu, presenteando-me com a possibilidade de amar, e ser amada, e sentir-me segura, protegida, confiante.

Era chegada a hora de fazer uma escolha. Entre amor e trabalho, fiquei com o amor. E larguei tudo para mudar de País. Confesso que tinha certeza de que logo logo a minha formação seria reconhecida e eu voltaria a exercer o meu papel de Psico-oncóloga. Porém, isto não apenas não aconteceu, como, depois de anos, soube que, mesmo que eu fosse reconhecida como psicóloga, deveria, em todo caso, fazer uma outra formação (paga) de mais 3 anos, para só então começar (recomeçar) a exercitar a minha profissão. Ou melhor, para “começar a procurar pacientes”. (Pra não falar no modo como te tratam, que prefiro não comentar). Comecei então a fazer duas contas, seja do ponto de vista econômico, financeiro, seja do ponto de vista da vida em geral. Mais 4, 5 anos sem trabalhar, gastando, sem sequer ter a certeza de que depois as coisas “andariam”. Depois de 10 anos de experiência prática/clínica, ter que recomeçar do zero, sinceramente, me fez questionar se era este o caminho justo a ser tomado. Não, não mesmo! O caminho é outro, mesmo porque, como citei anteriormente, a vida não é só trabalho, , e o tempo passa, e um dia vou querer contruir uma família, por exemplo.

Hoje, trabalho como educadora, tata, baby-sitter. E sou feliz assim. Não entendo por que algumas pessoas criticam tanto, acham “um horror” o fato que alguém que é formado em Psicologia faça baby-sitting e “ganhe como uma tata”!

Para tais pessoas, e para todos aqueles que questionam as minhas escolhas, explico:

1:Um dia, eu fiz uma escolha. Entre um trabalho seguro, com um bom salário e o mudar por amor, escolhi o amor. E foi uma das escolhas mais acertadas que já fiz em toda a minha vida!

2: Do ponto de vista financeiro, nunca fui uma pessoa muito ambiciosa. Sim, talvez o salário que ganho hoje não me permita fazer aula de Pilates, por exemplo, nem ir jantar fora nos finais de semana, mas me dá muito mais do que eu preciso! Estaria mentindo se dissesse que “tenho só o básico”, porque sou sim privilegiada! Porque tenho uma família que amo, tenho um amor, tenho uma casa. Porque nada nos falta! Porque meu trabalho, não sendo em “tempo integral”, me permite de fazer outras coisas, inclusive estar aqui escrevendo este texto!

  1. Não entendo por que é “tão ruim assim” seguir uma criança nos momentos que podem ser os mais importantes da sua vida, e ainda ganhar para fazer isto! Não sei o que tem de “humilhante” ou de vergonhoso nisto! Sem falar que eu nunca deixarei de ser Psicóloga!

4: Sim, mesmo quando jogo, quando brinco, quando ajudo nos temas, sou e sempre serei Psicóloga. Porque isto é o que eu sou, porque isto é o que está no meu coração! Porque ser psicóloga tem a ver com pensamentos, atitudes, com escuta! Ser psicóloga não é apenas pagar a inscrição no conselho, fazer clínica e “ganhar dinheiro”. Ser psicóloga é a minha essência! È poder escutar, compreender, é tentar fazer a diferença (para melhor) na vida de todos aqueles que nos cercam.

5:Sim, sou muito, muito ambiciosa, mas a minha ambição é a de ser feliz! E a felicidade está nas pequenas coisas, nas escolhas que fazemos no dia-a-dia, naquilo que nos permitimos!

Então… a Itália me mostrou que tenho sim um outro dom, uma “vocação”, uma “facilidade” em lidar com as crianças. Me fez “descobrir” um lado meu que eu desconhecia. Ainda tenho muito a aprender, eu sei. Mas eu chego lá! Um dia, quem sabe, terei meus próprios filhos. Ou não. Afinal, não sei o que o destino me reserva. Enquanto este momento não chega, vou treinando, aprendendo, praticando, cuidando dos filhos dos outros.

Atriz, cantora, aeromoça, policial, professora. Não, não me tornei nada disto, embora às vezes seja “meio professora”. Psicóloga, psico-oncóloga, psicossomatista. Um caminho percorrido, a minha essência, aquilo que sou. Baby-sitter, tata, mais uma vez um trabalho que tem a ver com o “cuidar”. Penso que seja exatamente o fator “cuidar” que aproxima todos os caminhos por mim vividos atè agora, e talvez os caminhos que um dia virão.

Eu, que sempre fui apaixonada pela vida, um dia me vi trabalhando em contato direto com a morte. Eu que naquele estágio no hospital escolhi o nascimento, acabei, anos depois, fazendo não apenas uma formação em Psico-oncologia, e outra em Psicossomática, mas acabei fazendo um curso, vejam só, de Cuidados Paliativos! Acabei estando ali, presente, assistindo a morte. Ela que nunca me assustou, que sempre significou para mim o final de um ciclo e o início de um outro, embora teoria e prática nem sempre possam ser encaradas com a mesma destreza e facilidade. Isto me faz lembrar de 2 frases filosóficas: a de que” nem o sol, nem a morte podem ser encarados de frente”, e aquela de Epicuro, que diz:”por que ter medo da morte? Enquanto somos, ela não existe. Quando ela passa a existir, nós deixamos de ser”. (Bem, acho que eu discordo. Porque eu continuarei sendo! Em espírito, sim, mas serei sempre eu, e estarei sempre buscando, crescendo, evoluindo). E, como todos os ciclos, agora me reaproximo, mais uma vez, da vida. Sim, porque trabalhar com crianças, tem a ver com recomeços, com nascimentos, renascimentos, enfim… com vida! E assim a vida, a minha vida segue, cada vez mais fascinante e encantadora!

Eu e o noninho!

Eu e o noninho!