Persone invisibili o: perché siamo diventati “selettivi” nei nostri sguardi?

8 maio

Milano, 8, e poco della notte, stazione di Cadorna, metropolitana verde. Scendo (io e una “folla”) e inizio a percorrere il cammino verso l’altra metro, la rossa, che mi porterà alla fermata del tram che mi lascia più vicino a casa. In pochi istanti la folla se né andata e mi rendo conto che, sulla piattaforma del treno, è rimasto solo un ragazzo. Giovane, probabilmente non più di 30 anni. In una sedia a rotelle di quelle moderne, motorizzate: Egli ha l’aria intelligente e un libro in mano. Ora di “tilt”, subito arriva un altro treno (metropolitana). La gente che va, la gente che viene, piattaforma piena, e improvvisamente … tutto vuoto. Nessuno, assolutamente nessuno ha “visto” il ragazzo lì, “proprio di fronte a tutti!” Io, che me ne stavo andando a prendere l’altro treno, certa che qualcuno si sarebbe fermato per almeno chiedere se lui aveva bisogno di qualcosa, mi voltai e andai verso di lui. Ho chiesto se doveva prendere la metropolitana, e se aveva bisogno di aiuto. Sì, doveva prendere la metropolitana, ma quella che sarebbe arrivata dopo. E sì, aveva bisogno di aiuto, non riusciva a salire da solo! Ho deciso di rimanere lì con lui fino a quando la metropolitana che gli serviva sarebbe passata, e quindi avremmo chiesto a chi stava andando nella stessa direzione se poteva aiutarlo. Nel frattempo, sempre più gente arrivava, e mi sono messa nei panni di quello ragazzo. Ragazzi miei, , nessuno se ne accorgeva di lui! Questo per non parlare di quelli che guardavano altrove, “distogliendo” lo sguardo! Ed è arrivato un ​​treno, ma non il suo. Ancora una volta, gente, gente, e lui lì, completamente invisibile. E il treno se nè andato. E altre persone cominciarono ad arrivare. E col passare del tempo, chiedevo a me stessa il quanto tutto quello sarebbe durato. Immaginate la scena, io cercando di vedere se trovavo qualcuno che potesse venire ad aiutarlo e lui che diceva: “Vada pure, non ti preoccupare per me.” E io: “Sei sicuro? Lei riesce a salire sulla metro da solo? “Ed egli che rispondeva:” No, non riesco, ma non ti preoccupare. ” E io: “Devo andare a prendere l’altra metro, ma non ti lascerò qui da solo” . Poco distante da noi, ho visto una coppia. Giovani, sembravano gentili. Sono andata da loro e li ho chiesto: “Mi scusi, voi state aspettando la metro che va a ” XXX “? “Sì, mi hanno risposto.” Allora ho detto: “Vedette quel ragazzo lì sulla sedia a rotelle? Non lo conosco, ma lui deve prendere la stessa metropolitana che prendete voi e gli serve aiuto, perché da solo non ce la fa. Io devo andare a prendere la rossa, ma mi dispiace lasciarlo là così. Potete magari aiutarlo voi dare una mano a lui “? Beh .. forse hanno detto di sì perché erano delle brave persone, o forse perché non li ho praticamente dato scelta … Li ho ringraziati e sono andata nella direzione del ragazzo. Mi hanno seguito. Poi ho detto al ragazzo che loro stavano andando nello stesso posto, e che li avrebbero aiutato. Lui mi ha ringraziato e io ho seguito la mia strada per l’altra piattaforma, per prendere l’altra metro. Fine.
Il “non vedere” è quello che più ha attirato la mia attenzione. Da quando un essere umano è diventato invisibile ad un altro essere umano? O meglio, da quando il nostro sguardo è diventato così, così selettivo? Perché ignorare l’altro sembra essere qualcosa di così semplice e così naturale ….?

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