Arquivo | maio, 2015

Interessante come il nostro percorso viene tracciato!

29 maio

Interessante come il nostro camino viene tracciato, configurato, costruito e come, durate il percorso, tante volte abbiamo bisogno di esplorare nuove strade, nuove nuovi tracciati, nuove scorciatoie. Ci sono momenti in cui un ciclo, una tappa del nostro viaggio volge al termine e cominciamo a pensare che forse è il momento di seguire un altro percorso del tutto diverso. Fino a che arriva la vita (un’altra volta ancora) e ci fa capire che, almeno per ancora un periodo, la nostra strada non è in realtà così diversa da quella che avevamo viaggiato finora.

Qualche mese fa ho scritto un testo parlando (di nuovo) di cambiamenti. Confesso di aver perso il conto di quante volte questo sia stato “l’argomento” dei miei scritti. E forse una delle cose che fa che la vita non sia troppo noiosa sia proprio il fatto che lei ci fa essere in costante movimento. Chi lo sa.

Allora. In quel testo, parlavo di cercare, ancora una volta, una nuova strada. E da lì è nata la questione della mediazione linguistica e culturale. Mi sono sempre considerata una persona per bene, e credo che sia stato proprio per questo motivo che molte persone, sapendo che presto sarei disoccupata, hanno cominciato a pensare a come potevano aiutarmi. Nascono qui però le differenze, non solo nel modo di pensare e andare alla ricerca di questa o di quella strada, ma anche la differenza per quanto riguardano le priorità.

La mia idea quando ho pensato alla possibilità di essere un mediatore culturale è stato quella di godere della mia conoscenza (e della mia facilità) con le lingue per “aiutare” le persone in difficoltà. In poche parole, fare un lavoro che ha molto a che fare con il “prendersi cura”, che è ciò che, alla fine, avvicina questo con il lavoro come psicologo e anche quello come baby-sitter. Cioè, trattare con la gente, fare qualcosa per il mio prossimo, senza tanta ambizione da un punto di vista economico. Ricevere sì, perché anch’io ho le mie spese, anch’io ho bollette da pagare, anch’io voglio permettermi di vivere bene. (E, privilegiata come lo sono, sono sempre riuscita). Perché sì, sono ambiziosa, e molto. Ma la mia ambizione non è quella di essere immensamente ricca, ma è quella di essere immensamente felice!

Ecco che qui arriva una delle “differenze” a cui mi riferisco. Anche se, ripeto, sia con le migliori intenzioni, le persone hanno bisogno di capire che “lavorare come traduttrice per le grandi imprese,” anche se “ha a che fare con le lingue”, ha più campo e pagano meglio, non è la stessa cosa ! Perché il mio desiderio, quando avevo considerato la possibilità di lavorare con mediazione era di unire due delle mie passioni: le lingue e un lavoro nel cui io faccio del bene a un’altro. Sì, i lavori di traduzione sono i benvenuti, ma che possono essere uno “in più”, e non la mia attività principale. Perché mi rendo conto che ho bisogno del “contatto con l’altro” per essere felice. (Come bisogno anche di momenti come questo, nel quale metto su carta un po’ di me stessa).

È già, ma sembra che il mondo degli spiriti ha deciso di farmi vedere che no, almeno per ora, la mia missione segue legata al mondo dei bambini! Sembra che fare la “tata” sia la strada da percorrere in questo momento. E forse questo il mio destino sia proprio questo, di essere circondata da bambini, o “piccoli angeli”, come ha detto certa volta la carissima Suzi! E su questo ho un episodio interessante da raccontare.

Nel mese di ottobre dello scorso anno, pochi giorni dopo aver firmato il contratto con la famiglia con la quale ho lavorato fino a ieri, ho ricevuto un messaggio da una persona che era alla ricerca di una tata per il suo bambino. Questa persona aveva visto il mio curriculum e voleva sapere se ero ancora disponibile. Quando ho detto che dovevo iniziare con un’altra famiglia esattamente in quei giorni, lei mi ringraziò, mi ha augurò “buona fortuna” e io ho finito per salvare il suo nome nella mia lista dei contatti. Sono passati alcuni mesi e io ho saputo che il mio lavoro, che era una “sostituzione di un congedo di maternità”, sarebbe finito ancora prima del previsto. Mi sono quindi ricordata di quella persona che all’epoca mi aveva cercata e ho pensato: “Di certo già avrà trovato qualcuno, ma non si sa mai! Io provo a rischiare “. Ho scritto un messaggio a lei e ciò che è stata la mia sorpresa di ricevere la sua risposta, dicendo che la mia e-mail era arrivata in un momento provvidenziale, perché stavano, con l’ingresso del bambino in prima elementare, proprio pensando di cambiare babysitter! Beh, io non credo alle coincidenze! (Ovviamente stanno ancora facendo un processo di selezione, ma io sono ottimista per natura, e ho la speranza di essere scelta).

E nel frattempo, ecco che ricevo alcune altre telefonate, faccio altre interviste. Confesso che in alcune, senza ragione apparente, l ‘”ambiente”, il “modo di essere” non mi piace più di tanto me molto. E alcuni mi chiamerebbero pazza se io dicessi che, nel caso una di queste famiglie scegliesse me, io ci penserei due volte prima di dire di “sì”. Niente apparente, niente di sbagliato, solo una sensazione, intuizione.

E ecco che ricevoun’altra chiamata e mi sorprende il fatto che, anche sapendo della mia mancanza di esperienza con i bambini della età dei suoi figli, questa “madre”, insiste in trovarmi. E le cose scorrono, e i bambini vengono spontaneamente ad incontrarmi, e il giorno dopo (sì, è bastato un giorno!), ricevo un suo messaggio, dicendo che “i bambini avevano scelto me.” Sì, più bambini che entrano nella mia vita!
Nuova tappa, nuovo ciclo, nuovi bambini! Un ciclo che ha un tempo giusto per finire, dal momento che i bambini vivono all’estero. Sono venuti a trascorrere le vacanze con la nona,ripartono a metà luglio. Per me, le cose stanno fluendo alla perfezione, soprattutto se la risposta di quelli di cui ho parlato prima sarà positiva!

Se tutto va come sto programmando nella mia mente, le cose sarebbero perfette! Da oggi fino a metà luglio (forse un po’ di più), sarei con questi bambini che vivono all’estero. (Ho dimenticato di dire, sono una coppia di gemelli di 15 mesi, carinissimi!). Nel mese di luglio, chissà, potremmo permetterci una settimana di vacanze. Nel mese di agosto il mio amore lavora, allora noi saremo qui, ma io avrei la Lavinia, non sempre, ma qualche ora sì. E il lavoro con il bambino (quello che attendo la risposta) comincerebbe dal primo settembre! Perfetto, no?

Anche se io sto ancora aspettando una risposta, la cosa più importante è che, ancora una volta, in un momento di incertezze e insicurezze, i mentori spirituali mi hanno mostrato la strada. Con fede, serenità e fiducia, lascio tutto nelle mani del nostro Padre Maggiore. Che Egli segua illuminando il mio cammino! Quel che dovrà essere, lo sarà.
Per finire, lascio il testo di una canzone che mi sono resa conto che ha tutto a che fare con i momenti che sto vivendo attualmente, e con come io vengo affrontando ognuno di questi passaggi:

(Lascio la traduzione!)

Semente do Amanhã (Seme del domani), di Gonzaguinha

Ieri un bambino che stava giocando mi ha parlato

che oggi è il seme di domani …

Per non avere paura che questo tempo passerà …

Non disperate, no, neanche smetta di sognare

Mai si arrenda, nasca sempre con le mattine…

Lasci la luce del sole brillare nel cielo del tuo sguardo!

Fede nella vita, fede nell’uomo, fede in quello che verrà!

Noi possiamo tutto,

noi possiamo di più,

Andiamo là a fare ciò che sarà.

Tra l’altro, in questo momento ci sono due canzoni con cui mi identifico profondamente: questa lassù e questa qui:

Balada do Louco (Ballata del mato), di Ney Matogrosso

Dicono che sono pazzo per pensare così

Se sono troppo pazzo perché sono felice

Ma pazzo è chi me lo dice

E non è felice, non è felice

Se loro sono belli, sono Alain Delon

Se loro sono famosi, io sono Napoleone

Ma pazzo è chi me lo dice

E non è felice, non è felice

Io giuro che è meglio

Non essere il normale

Se posso pensare che Dio sono io

Se loro hanno tre macchine, io posso volare

Se loro pregano molto, io sono già nel cielo

Ma pazzo è chi me lo dice

E non è felice, non è felice

Io giuro che è meglio

Non essere il normale

Se posso pensare che Dio sono io

Sì, sono molto pazzo, non andrò a curarmi.

Non sono più l’unico che ha trovato la pace

Più folle è colui che me lo dice

E non è felice

Io sono felice

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Interessante como o nosso caminho vai sendo traçado!

29 maio

Interessante como o nosso caminho vai sendo traçado, configurado, construído e como, no decorrer do percurso, muitas vezes precisamos explorar novas estradas, novas trilhas, novos atalhos. Existe momentos em que um ciclo, uma etapa da nossa caminhada chega ao final e começamos a imaginar que talvez seja o momento de seguir um outro percurso, completamente diferente. Até que vem a vida (de novo) e nos faz entender que, pelo menos por mais um período, a nossa estrada na verdade não é assim “tão” diversa da que tínhamos percorrido até aqui.

Há alguns meses escrevi um texto falando (de novo) sobre mudanças. Confesso ter perdido a conta de quantas vezes este foi o “tema” dos meus escritos. E talvez uma das coisas que faz com que a vida não seja entediante é justamente o fato que ela nos faz estar em constante movimento. Quem sabe.

Então. Naquele texto, eu falava sobre buscar, mais uma vez, uma nova estrada. E dali, surgiu a questão da mediação linguística e cultural. Eu sempre me considerei uma pessoa do bem, e acredito que foi justamente por isto que muitas pessoas, sabendo que eu em breve estaria desempregada, começaram a pensar como podiam me ajudar. Nascem aqui porém as diferenças, não apenas no modo de pensar e de ir em busca deste ou daquele caminho, mas também a diferença no que tange à prioridades.

A minha ideia quando levantei a hipótese de ser uma mediadora cultural era a de aproveitar o meu conhecimento (e a minha facilidade) com as línguas para “ajudar” as pessoas em dificuldade. Em poucas palavras, fazer um trabalho que tem muito a ver com o “cuidar”, que é o que, no fim, acaba por aproximar este com o trabalho como psicóloga e até aquele como baby-sitter. Ou seja, lidar com pessoas, fazer algo para o meu próximo, sem tanta ambição do ponto de vista econômico. Recebendo sim, porque eu também gasto, eu também tenho contas a pagar, eu também quero me permitir viver bem. (E, privilegiada como sou, sempre consegui). Porque sim, sou ambiciosa, e muito. Mas a minha ambição não é ser imensamente rica, mas é ser imensamente feliz!

Aqui entra uma das “diferenças” a que me refiro. Embora, repito, seja com a melhor das intenções, as pessoas precisam se dar conta de que “trabalhar como tradutora para as grandes empresas” , embora “tenha a ver com línguas”, tem mais campo e pagam melhor, não é a mesma coisa! Porque o meu desejo, quando eu tinha pensado na possibilidade da mediação, era o de unir duas das minhas paixões: as línguas e um trabalho em que eu esteja fazendo o bem ao outro. Sim, sejam bem-vindos os trabalhos de tradução, mas que sejam um “a mais”, e não a minha atividade principal. Porque me dou conta de que eu preciso do “contato com o outro” para ser feliz. (Assim como também preciso de momentos como este, em que coloco no papel um pouco de mim).

Pois é, mas parece que o Mundo Espiritual resolveu me mostrar que não, que pelo menos por enquanto, minha missão segue ligada ao mundo infanti! Parece que fazer a “tata” seja o caminho a ser percorrido neste momento. E talvez o meu destino seja este, o de estar rodeada de crianças, ou de “pequenos anjos”, como disse uma vez a querida Suzi! E sobre isto tenho um episódio interessante para contar.

Em outubro do ano passado, poucos dias depois de eu ter assinado o contrato com a família com a qual trabalhei até ontem, recebi uma mensagem de uma pessoa que procurava uma baby-sitter para o seu filho. Esta pessoa tinha visto o meu currículo e gostaria de saber se eu estava ainda disponível. Quando eu comentei que estava para iniciar com uma outra família exatamente naqueles dias, ela agradeceu, me desejou “boa sorte” e acabei por salvar o seu nome na minha lista de contatos. Alguns meses se passaram e eu soube que o meu trabalho, que era uma substituição de uma licença maternidade, chegaria ao fim antes do previsto. Lembrei então daquela que tinha me procurado naquela época e pensei: “Ela certamente já arrumou alguém, mas nunca se sabe! Vou arriscar!”. Escrevi uma mensagem à ela e qual não foi a minha surpresa ao receber a sua resposta, dizendo que o meu e-mail tinha chego em um momento providencial, pois estavam, com o ingresso do filho na primeira série, justamente pensando em trocar de baby-sitter! Pois é, eu não acredito em coincidências! (Obviamente eles estão ainda fazendo um processo seletivo, mas sou otimista por natureza, e tenho esperança de ser a escolhida)

E neste meio tempo, eis que recebo alguns outros telefonemas, faço outras entrevistas. Confesso que em algumas, sem um motivo aparente, o “ambiente”, o “jeito de ser” não me agrada muito. E alguns me chamariam de louca, se eu dissesse que, caso uma destas famílias optasse por mim eu pensaria duas vezes antes de dizer “sim”. Nada aparente, nada de errado, apenas sensação, intuição.

E eis que recebo outro telefonema e me surpreende o fato que, mesmo sabendo da minha falta de experiência com crianças da idade dos seus filhos, esta “mãe” insiste em me encontrar. E as coisas fluem, e as crianças vêm espontaneamente ao meu encontro, e no dia seguinte (sim, bastou um dia!), recebo um seu recado, dizendo que “as crianças tinham me escolhido”. Sim, mais crianças entrando na minha vida!

Nova etapa, novo ciclo, novas crianças! Um ciclo que tem um tempo certo para terminar, pois as crianças moram no exterior. Vieram passar as férias com a nona, partem na metade de julho. Para mim, as coisas fluindo com perfeição, especialmente se a resposta daqueles que citei anteriormente for positiva!

Se tudo seguir como estou mentalizando, as coisas seriam perfeitas! De agora até a metade de julho (talvez um pouco mais), eu estaria com estas crianças que moram no exterior. (Esqueci de contar, é um casal de gêmeos de 15 meses, uns fofos!). Em julho, quem sabe, poderíamos nos permitir uma semana de férias. Em agosto o meu amor trabalha, então estaremos por aqui, mas eu teria a Lavìnia, nem sempre, mas algumas horas sim. E o trabalho com o menino (aquele que espero a resposta) iniciaria no dia primeiro de setembro! Perfeito, não?

Embora eu ainda esteja aguardando uma resposta, o mais importante é que, mais uma vez, num momento de incertezas e inseguranças, os Mentores Espirituais me mostraram o caminho. Com fé, serenidade e confiança, entrego tudo nas mãos do nosso Pai Maior. Que ele siga iluminando o meu caminho! O que tiver que ser, será.

Para encerrar, deixo o texto de uma canção que me dei conta que tem tudo a ver com os momentos que tenho vivido atualmente, e com como eu tenho encarado cada uma destas etapas:

Semente do Amanhã, de Gonzaguinha

Ontem um menino que brincava me falou
que hoje é semente do amanhã…

Para não ter medo que este tempo vai passar…
Não se desespere não, nem pare de sonhar

Nunca se entregue, nasça sempre com as manhãs…
Deixe a luz do sol brilhar no céu do seu olhar!
Fé na vida Fé no homem, fé no que virá!

nós podemos tudo,
Nós podemos mais
Vamos lá fazer o que será

Aliás, neste momento são duas as canções com as quais me identifico profundamente: esta ali em cima e esta aqui:

Balada do Louco, de Ney Matogrosso

Dizem que sou louco por pensar assim
Se eu sou muito louco por eu ser feliz
Mas louco é quem me diz
E não é feliz, não é feliz

Se eles são bonitos, sou Alain Delon
Se eles são famosos, sou Napoleão
Mas louco é quem me diz
E não é feliz, não é feliz

Eu juro que é melhor
Não ser o normal
Se eu posso pensar que Deus sou eu

Se eles têm três carros, eu posso voar
Se eles rezam muito, eu já estou no céu
Mas louco é quem me diz
E não é feliz, não é feliz

Eu juro que é melhor
Não ser o normal
Se eu posso pensar que Deus sou eu

Sim sou muito louco, não vou me curar
Já não sou o único que encontrou a paz
Mais louco é quem me diz
E não é feliz
Eu sou feliz

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Persone invisibili o: perché siamo diventati “selettivi” nei nostri sguardi?

8 maio

Milano, 8, e poco della notte, stazione di Cadorna, metropolitana verde. Scendo (io e una “folla”) e inizio a percorrere il cammino verso l’altra metro, la rossa, che mi porterà alla fermata del tram che mi lascia più vicino a casa. In pochi istanti la folla se né andata e mi rendo conto che, sulla piattaforma del treno, è rimasto solo un ragazzo. Giovane, probabilmente non più di 30 anni. In una sedia a rotelle di quelle moderne, motorizzate: Egli ha l’aria intelligente e un libro in mano. Ora di “tilt”, subito arriva un altro treno (metropolitana). La gente che va, la gente che viene, piattaforma piena, e improvvisamente … tutto vuoto. Nessuno, assolutamente nessuno ha “visto” il ragazzo lì, “proprio di fronte a tutti!” Io, che me ne stavo andando a prendere l’altro treno, certa che qualcuno si sarebbe fermato per almeno chiedere se lui aveva bisogno di qualcosa, mi voltai e andai verso di lui. Ho chiesto se doveva prendere la metropolitana, e se aveva bisogno di aiuto. Sì, doveva prendere la metropolitana, ma quella che sarebbe arrivata dopo. E sì, aveva bisogno di aiuto, non riusciva a salire da solo! Ho deciso di rimanere lì con lui fino a quando la metropolitana che gli serviva sarebbe passata, e quindi avremmo chiesto a chi stava andando nella stessa direzione se poteva aiutarlo. Nel frattempo, sempre più gente arrivava, e mi sono messa nei panni di quello ragazzo. Ragazzi miei, , nessuno se ne accorgeva di lui! Questo per non parlare di quelli che guardavano altrove, “distogliendo” lo sguardo! Ed è arrivato un ​​treno, ma non il suo. Ancora una volta, gente, gente, e lui lì, completamente invisibile. E il treno se nè andato. E altre persone cominciarono ad arrivare. E col passare del tempo, chiedevo a me stessa il quanto tutto quello sarebbe durato. Immaginate la scena, io cercando di vedere se trovavo qualcuno che potesse venire ad aiutarlo e lui che diceva: “Vada pure, non ti preoccupare per me.” E io: “Sei sicuro? Lei riesce a salire sulla metro da solo? “Ed egli che rispondeva:” No, non riesco, ma non ti preoccupare. ” E io: “Devo andare a prendere l’altra metro, ma non ti lascerò qui da solo” . Poco distante da noi, ho visto una coppia. Giovani, sembravano gentili. Sono andata da loro e li ho chiesto: “Mi scusi, voi state aspettando la metro che va a ” XXX “? “Sì, mi hanno risposto.” Allora ho detto: “Vedette quel ragazzo lì sulla sedia a rotelle? Non lo conosco, ma lui deve prendere la stessa metropolitana che prendete voi e gli serve aiuto, perché da solo non ce la fa. Io devo andare a prendere la rossa, ma mi dispiace lasciarlo là così. Potete magari aiutarlo voi dare una mano a lui “? Beh .. forse hanno detto di sì perché erano delle brave persone, o forse perché non li ho praticamente dato scelta … Li ho ringraziati e sono andata nella direzione del ragazzo. Mi hanno seguito. Poi ho detto al ragazzo che loro stavano andando nello stesso posto, e che li avrebbero aiutato. Lui mi ha ringraziato e io ho seguito la mia strada per l’altra piattaforma, per prendere l’altra metro. Fine.
Il “non vedere” è quello che più ha attirato la mia attenzione. Da quando un essere umano è diventato invisibile ad un altro essere umano? O meglio, da quando il nostro sguardo è diventato così, così selettivo? Perché ignorare l’altro sembra essere qualcosa di così semplice e così naturale ….?

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Pessoas invisíveis ou: por que nos tornamos “seletivos” no olhar?

8 maio

Milão, 8 e pouco da noite, estação de Cadorna, metrô verde. Desço (eu e uma “multidão”) e começo a percorrer o caminho em direção ao outro metrô, o vermelho, que me levará até o bonde que me deixará mais perto de casa. Em poucos instantes a multidão se esvai, e observo que, na plataforma do trem, restou apenas um rapaz. Jovem, provavelmente não tem mais de 30 anos. Em uma cadeira de rodas daquelas modernas, motorizadas, com ar inteligente e um livro na mão. Hora de movimento, logo chega um outro trem (metrô). Gente que vai, gente que vem, plataforma cheia e, de repente… tudo vazio. Ninguém, absolutamente ninguém “viu” o rapaz ali, “bem na frente de todo mundo”! Eu, que estava me encaminhando para ir pegar o outro trem, certa de que alguém teria parado para pelo menos perguntar se ele precisava de algo, voltei para trás e fui na sua direção. Perguntei se ele tinha que pegar o metrô, e se precisava de ajuda. Sim, ele tinha que pegar o metrô, mas o que passaria pouco depois. E sim, ele precisava de ajuda, não conseguia entrar sozinho! Eu me propus a ficar com ele até que o metrô que ele estava esperando passasse, e daí pediríamos a quem fosse na mesma direção para ajudar. Neste meio tempo, mais pessoas iam chegando, e me coloquei no lugar deste rapaz. Gente, ninguém o notava! Isto pra não falar dos que desviavam o olhar! Chegou o trem, mas não o dele. De novo, gente, gente, e ele lá, completamente invisivel. E o trem se foi. E outras pessoas começaram a chegar. E o tempo ia passando, eu eu ia perguntando a mim mesma quanto tudo aquilo poderia durar. Imaginem a cena, eu tentando ver se conseguia alguém para ajudá-lo e ele que dizia: “Vai, não te preocupa”. E eu: “Tem certeza? Consegues entrar sozinho?” E ele que respondia: “Não, não consigo”. E eu: “Eu tenho que ir pegar o outro metrô, mas não te preocupa, não vou te deixar aqui sozinho” Pouco distante de nós, vi um casal. Jovens, pareciam simpáticos. Fui até eles e perguntei: “Com licença, vocês estão esperando o metrô que vai para “XXX”? “Sim, responderam”. Eu então falei: “Estão vendo aquele rapaz ali, na cadeira de rodas? Eu não o conheço, mas ele precisa pegar o mesmo metrô de vocês e precisaria de ajuda, porque sozinho não consegue. Eu tenhpo que ir pegar o metrô vermelho, mas sinto deixá-lo lá assim. Vocês poderiam de repente dar uma mão pra ele”? Bem.. talvez eles tenham dito sim por serem “do bem”, talvez porque eu praticamente “não deixei outra opção”… Agradeci à eles e fui até o rapaz. Eles me seguiram. Eu então falei que eles estavam indo para o mesmo lugar, e que então o ajudariam. Ele agradeceu e eu segui o meu caminho, até a outra plataforma, para pegar o outro trem. Fim.

O “não enxergar” foi o que mais me chamou a atenção. Quando é que o ser humano se tornou invisível para outro ser humano? Ou melhor: quando é que o nosso olhar ficou assim, tão seletivo? Por que ignorar o outro parecer ser algo tão fácil e tão…. natural?

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