Tempo di cambiare (di nuovo?)

23 abr

Ed ecco che la vita, ancora una volta, mi “costringe” a cercare un altro camino, prendere un’altra strada. Ci sono momenti in cui si sa che una porta aperta, prima o poi, si chiuderà. Quindi, ti organizzi pensando di dare il massimo da te stessa durante il periodo in cui tale “porta”, tale “opportunità” rimane aperta. E tutto va bene, perché hai imparato a vivere “l’oggi” e poi lo sai già che questa porta deve (o dovrebbe) rimanere aperta ancora per un bel po’. Fino a quando scopri che questa porta si chiuderà prima, molto prima del previsto.

Proprio così. Nel momento esatto in cui io, anche se sapevo che era qualcosa temporanea, avevo cominciato a sentirmi più fiduciosa, sicura, ed a permettermi di riprendere a fare progetti più concreti, piani per il futuro, riguardo alla vita, ecco che “questa porta” comincia a chiudersi.

E, naturalmente, questo mi porta a pensare, a questionare, a riflettere. Sì, ancora una volta è il momento di cambiare. I cambiamenti fanno bene, lo so. Cambiamenti aggiungono, cambiamenti ci fanno crescere, cambiamenti contribuiscono per farci diventare ciò che siamo. Confesso, però, che a volte vorrei che le cose accadessero con più calma, o almeno che io potessi avere un maggiore controllo delle modifiche che devono accadere.

Forse alcuni, al mio posto, diventerebbero arrabbiati, rivoltosi, o si sentirebbero invasi da un dolore senza fine. Sì sono un essere umano, e ho avuto i miei momenti di tristezza, di lacrime, di “non ce la faccio più,” di rendermi conto del quanto sia difficile, in questi ultimi tempi, affrontare, nella mia vita, le questioni relative a questo aspetto. (Professionale). Tuttavia, chi mi conosce sa quali sono le mie priorità, qual è il mio modo di affrontare la vita e, soprattutto, conosce sa il mio “modo ottimista di essere.” Sanno che non credo in caso e che cerco sempre di trovare qualcosa di buono in tutto ciò che accade a me.

Anche se è durata meno del previsto, questa esperienza di trattare con diversi bambini e, soprattutto, così diversi fra di loro, e diversi di tanti altri bambini con cui avevo avuto contatti, non solo mi ha portato più conoscenza. Non solo mi ha insegnato diversi modi di trattare con persone diverse o risolvere i problemi. Soprattutto, mi ha aiutato a conoscere un lato di me che non conoscevo prima. Ha fatto con che io mi rendessi conto di altri doni e capacità che possiedo (anche intuitivi), oltre ad avermi aiutata a capire che sì, anch’io ho dei limiti, anch’io a me ho delle acque reflue, anch’io mi stufo, anch’io posso perdere la calma in certe situazioni. (Anche se questo dura solo pochi secondi). Sì, questo nuovo vecchio lavoro / è durato meno del previsto, ma mi ha fatto imparare molto!

Ed è arrivato il momento di cercare un’altra strada, un altro camino, ripensare, rivedere alcune cose, e soprattutto, tornare a pensare riguardo a cosa voglio per il mio futuro, che cosa farò dalla la mia vita.
Studiare crea dipendenza? Forse. E mio la mai facilità e “l’amore” per le lingue mi porta a cercare un nuovo percorso che, anche se può sembrare completamente diverso, se analizzo più profondamente mi rendo conto che non c’è poi “così” diverso!

Mediazione linguistica e culturale. Ecco quello che mi attrae, ecco il “camino” che, in questo momento, sembra colpirmi di più. Sì, si ha a che fare con il di lavoro traduttore, interprete, ma va ben oltre. Perché, a mio avviso, è un lavoro che può avere molto a che fare con la psicologia, cioè, sarebbe un modo “indiretto” per tornare a praticare quella professione che, qui in Italia, per un motivo o un altro, mi hanno impedito di esercitare. Alcuni potrebbero chiedermi, come mai?

Semplice! In un paese come l’Italia, con così tanti immigrati, tanti stranieri che sono venuti qui nella speranza di una vita migliore, di avere qualcuno che conosce (e li rispetti) la loro lingua, la loro cultura e, soprattutto, che li aiuti a capire e farsi capire anche da un punto di vista emotivo, non è poco!

Perché sì, un solo mediatore linguistico culturale può sì lavorare con il turismo, o con la traduzione di conferenze, o aiutando nel commercio. Ma può anche essere quella persona che aiuta i bambini stranieri ad adattarsi alla nuova scuola, o che aiuta gli stranieri nel consulto medico, negli ospedali, nelle case di cura, negli ospizi. Qualcuno che accoglie, che ascolta, che comprende.

E come è la mia vita ora? In cerca di lavoro, un nuovo lavoro. Anche come babysitter, o come tata. Allo stesso tempo, pensando alla possibilità di fare questa nuova formazione. Sì, in questo momento è più che necessario provare a conciliare le due cose. Perché ho bisogno di lavorare, ho bisogno avere una fonte di reddito, anche per poter pagare la formazione!

La buona notizia è che ho trovato un corso le cui lezioni sono di tardo pomeriggio /sera, o sia, sì, vi è la possibilità di combinare entrambe le cose! Naturalmente per entrare bisogna passare nei test, ma mi sento fiducioso. Ora quindi è il momento di combattere, di tornare a lottare, senza mai perdere la fede. Perché sì, tutto andrà bene. Lo so che ce la farò. Cercando di fare la mia parte, rinnovando la mia fede.

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