Numa sexta-feira qualquer

25 set

Sexta-feira, 23 de setembro de 2016, 19:45h. Ônibus lotado, um monte de gente em pé. Como infelizmente ocorre quase sempre, alguns jovens sentados, arrumados para ir pra festa (estamos na Semana da Moda) e trabalhadores, idosos e outras pessoas, cansadas devido à dura jornada ou ao peso da idade, em pé se equilibrando.
Com o tempo eu aprendi que se se libera um lugar para sentar perto de onde estás, convém aproveitar. Sem pensar duas vezes, vou lá e sento.
“Credo! Como assim? E os idosos? E as gestantes?”
Calma, posso explicar.
Mais de uma vez aconteceu que, quando um lugar se liberava, o tempo que eu levava para chamar a pessoa idosa e avisar que tinha um assento livre era maior do que o tempo que um “espertinho” praticamente “se jogava” no banco para garantir o seu lugar. Então, hoje em dia eu faço diferente. Eu sento. Sento e, sentada, ofereço o meu lugar. Às vezes até com “telefone sem fio”, cutuco uma pessoa e digo: “Podes chamar aquele senhor ali pra mim, por favor? Obrigada!”
Um episódio destes aconteceu justamente na viagem que comecei a descrever acima. Desta vez porém o desfecho, especialmente para mim, foi muito particular.
Como comentei logo acima, o ônibus estava lotado, várias pessoas em pé. Dentre elas, um casal. Um casal que se via que eram pessoas com dificuldades econômicas. A gente percebia. Sabem quando uma pessoa (a mulher) tenta se vestir bem, toda combinada, usar bolsa, etc, mas percebes que provavelmente mora na rua? Pois é. Já o homem, que depois soube que era sim seu marido, um senhor magrinho, já de barba e cabelos brancos, carregava uma mochila nas costas que parecia ser super pesada.
Quando entrei no ônibus eles já estavam lá. Sobe gente, desce gente, senta, levanta e eles lá. Até que eu consegui sentar. No que eu sentei, como sempre faço, olhei ao meu redor para decidir para quem eu iria oferecer o meu lugar. Chamei então aquele senhor e para que ele não se sentisse constrangido, comentei que sua mochila devia estar bem pesada, por isso estava lhe oferecendo o meu banco! O senhor me olhou e sorriu, com os olhos marejados. Me agradeceu, concordou que a mochila era sim bem pesada, mas me fez um pedido: “Se eu ñ me importava, ele preferia ceder o lugar para a sua esposa, que “não estava se sentindo muito bem”. E juro, fazia tempo que eu não via alguém assim tão agradecido por um gesto tão simples. Ficamos então os dois em pé, um ao lado do outro e começamos a conversar. Tenho certeza que o sorriso daquele casal, olhos marejados, irá sempre me acompanhar.

Resumindo um pouco da sua história: italianos. Faltavam 2 anos para completar 40 anos de serviço quando as coisas mudaram. Se viu aposentado, ganhando muito menos. Ficaram doentes, mais gastos. Por 28 anos pagou o “mútuo” (investimento) para ter uma casa própria. Hoje, ficaram sem nada. Ele e a esposa vivem na rua. Sempre emocionado, me conta como é difícil a vida nas ruas e como se envergonha de às vezes precisar pedir esmola. Para ele esta é a pior parte, porque é neste momento (palavras dele) que o homem perde a dignidade. E ele continua contando coisas sobre a sua vida, sobre o fato que às vezes comem coisas que ñ deveriam, mas precisam sobreviver (imagino que em alguns momentos foram buscar no lixo alguma coisa). Fala que está em tratamento de saúde, mas nem sempre consegue medicação. Percebo seu hálito com um inconfundível cheiro de álcool e falamos também sobre isto. Não, ele não estava bêbado ou algo parecido, mas muitas vezes, especialmente agora que começa a esfriar, a bebida acaba sendo um modo para se aquecer. Italianos, moradores de rua após uma vida inteira trabalhando. Talvez se não fosse pela mochila meio gasta e pelo chinelo de dedo que a senhora usava (que não combinava com o vestido), teriam passado despercebidos. Limpos, bem cuidados, ele a tratando com todo o carinho do mundo.
Chegou a hora de eu descer. Ele? Me agradeceu. Não me pediu nada, absolutamente nada. Eu comentei que, quem sabe, ainda iríamos nos reencontrar.
Depois de descer do ônibus, pensei que talvez eu pudesse ter feito algo mais por eles. Podia ter perguntado onde costumam ficar, o que precisam com mais urgência, enfim. Bem, mas nada é por acaso. Se tiver que ser, um dia nossos caminhos se cruzarão novamente e eu talvez possa fazer algo mais por estas pessoas que me deram a oportunidade de mais esta reflexão.

A proposito di tatuaggi

17 set

Non mi ricordo quando ho cominciato ad interessarmi ai tatuaggi. Probabilmente un sacco di persone, quando mi vede, non può neanche immaginare che una “proprio come me”, con il suo modo “dolce”, un po’ timido e riservato, può essere interessata a una “cosa” di questo tipo. In effetti, un commento che sento molto spesso è: “Ma il tuo tatuaggio è vero?”

Parlando di questo, la verità è ben altra. Per avere un’idea di come il mio interesse per i tatuaggi non è di oggi, basta ricordare che il tema della mia tesina di laurea della Facoltà di Psicologia è stato esattamente questo: i tatuaggi.

Col titolo “L’uso dei tatuaggi: il corpo come uno schermo di significati”, il lavoro,in un primo momento, discorreva su temi storici e culturali dei tatuaggi e in seguito faceva un’analisi più approfondita del suo simbolismo, con un focus analitico.

Nel periodo in cui scrivevo la tesina, ho potuto entrare  un po’ nel  “mondo dei tatuaggi”, visitando studi, conoscendo tatuatori e tatuati e imparando un po’ di più circa gli amanti di questa “arte sulla pelle.”

Il lavoro era un lavoro qualitativo e le conclusioni che ho raggiunto sono stati affascinanti, fino al punto di fare aumentare ulteriormente il mio gusto per i tatuaggi. Sì, forse la voglia di farmi fare un tatuaggio sia nata proprio lì.

Quindici anni. Quindici anni sono passati e solo ora  il tatuaggio è arrivato. Per una ragione o altra, ho passato 15 anni della mia vita a pensare che un giorno avrei fatto un tatuaggio. ( “Tatoo” per gli intimi).

Dubbi su in quale parte del corpo fare il tatuaggio, l’insicurezza sulla figura da scegliere, la paura di avere un rimpianto, l’insicurezza davanti alla parola “per sempre”.  Le ragioni pratiche e teoriche per chi ha voluto tanto tempo per che io facessi un tatuaggio  sono tante . Oggi mi rendo conto che oltre a quelle, ci sono anche ragioni legati a fattori emotivi, al “psi” Motivi legati molto di più al’anima che al corpo.

Quando ho scritto la mia tesi, la  cui la sintesi è stata pubblicata nella Revista Brasileira de Psicoterapia del Instituto Luis Guedes della UFRGS,  avevo “identificato” tre profili di persone che cercavano i tatuaggi. Oggi, comincio a chiedermi se non ci sarebbe un  quarto profilo, o addirittura se esistono tanti profili possibili quanto persone nel  mondo.

Il tatuaggio, come una persona che osservi (e che ti osserva) da lontano, come quel vicino che ha appena cambiato casa e non sai ancora se ti è simpatico oppure no,  si è avvicinata alla mia vita così, pian piano, senza fretta, passo dopo passo. È venuta, si presentò, mi ha raccontato un po ‘ della sua storia. Per anni, ogni volta che ci incontravamo nei corridoi della vita,  ci guardavamo , ci salutavamo, ci sorridiamo. E ognuna di noi seguiva  per la sua strada, ma sempre con un “a presto”, mai con un “arrivederci”. Fino al giorno in cui una decise di entrare nella vita dell’altra.

Impossibile negare che questo incontro ha avuto luogo nel momento migliore  e che ora capisco molto bene la ragione per cui tale “fusione” non si è verificata prima. Quante cose sono successe in questi ultimi 15 anni! Quanti cambiamenti, quante strade percorse, quante battaglie affrontate!

Non si può negare che il tatuaggio è un punto di riferimento, un simbolo che ci racconta non solo una, ma tante storie. Il significato è personale, simbolico, profondo e, soprattutto, mutevole. Perché sì, è  per sempre (oppure no), ma questo non significa che sia statica. No, non lo è. Il disegno può anche essere statico, ma il senso, il significato  che attribuisco può tranquillamente cambiare. Lo stesso vale per la scelta del luogo nel corpo dove è stato fatto.

Arriviamo quindi al nocciolo della questione: Marian (io) tatuata. Un tatuaggio non così piccolo come inizialmente si era immaginato, ma con molto più senso di quanto potessi pensare. Il lato del corpo, il destro per rappresentare il futuro, quello che verrà. La libertà,  la rinascita, un nuovo ciclo. Prendere il volo, rinascere … ampliare gli orizzonti, andare (e vedere) oltre le apparenze. E così via.

Una cosa curiosa di quando uno si fa un tatuaggio è che finisce per scoprire che un sacco di persone che non abbiamo mai immaginato che potessero avere dei  tatuaggi in realtà li possiede.  Cominciamo quindi a chiederci se per caso non stavamo entrando in quel “vizio” di giudicare, alimentando pregiudizi (preconcetti) e  stereotipi.

Quando ho deciso di farmi un tatuaggio ho seguito l’emozione, ma anche la ragione si è fata presente nella mia presa di decisione. Misurando i pro e i contro, i contro venivano cancellati automaticamente. Tra i “pro”, un di loro può essere considerato un po’ macabro per alcune persone: il fatto che, con il tatuaggio, se necessario, può essere più facile identificare il mio corpo. (Ma si può?). Il tatuaggio ha a che fare con l’identità, è come un’impronta digitale.

Avete presente quei film o teorie cospiratorie dove le persone hanno un chip su cui viene registrati tutta la storia della loro vita? La sensazione che il “mio” tatuaggio mi dà non è esattamente questo, ma è molto simile. Perché esse rivela molto su di me, basta saperlo leggere.

Mi ci sono voluti anni per decidere dove e cosa tatuarmi. Ho passato dall’idea iniziale di qualcosa di molto piccolo e nascosto fino ad un disegno leggermente più grande e più visibile. Metaforicamente parlando, anche la mia vita sembra essere stata così, inizialmente piccola, timida, nascosta, per pian piano andare  in fiore, conquistando il suo spazio, attraversando gli oceani, che volando alla ricerca e alla realizzazione dei sogni.

Oggi, quando guardo (nello specchio o nelle foto) la mia scapola tatuata, la prima cosa che viene in mente è: “Wow, quanto spazio libero lì dietro per altri tatuaggi!” (Forse la “leggenda” che chi si fa un tatuaggio, una volta è molto probabile che lo faccia ancora non sia proprio una legenda!)

Per concludere: ho appena letto che gli uccelli simboleggiano l’ispirazione, il misticismo, il Divino. Protezione, amore. Non avevo pensato affatto a questo proposito, ma confesso che ogni volta mi piace di più avere seguito la mia intuizione, anche nel cambiamento dell’ultimo minuto di un disegno all’altro! (Da una figura banale ad una che esprime la mia identità, che mi differenzia, mi toglie dal “luogo comune”)

 

Sobre tatuagens

8 set

Não lembro quando foi que comecei a me interessar por tatuagens. Provavelmente muita gente, ao me ver, sequer pode imaginar que uma “assim como eu”, com seu jeito “meigo”, meio tímido e reservado, possa se interessar por uma “coisa” deste tipo. Aliás, um comentário que ouço com muita frequência é: “Mas é de verdade”?

Falando nisto, a “verdade” é bem outra. Para que se possa ter uma ideia de como o meu interesse pelas tatuagens não é de hoje, basta lembrar que o o tema do meu trabalho de conclusão da Faculdade de Psicologia foi exatamente este: tatuagens.

Com o título “Os usos da tatuagem: o corpo como tela de significados”, o trabalho, em um primeiro momento, discorria acerca questões históricas e culturais, para depois entrar em uma análise mais profunda sobre seu simbolismo, com um foco analítico.

No período em que escrevia o trabalho, pude entrar um pouco no “Mundo das tatuagens”, visitando estúdios, conhecendo tatuadores e tatuados e sabendo um pouco mais sobre os amantes desta “arte na pele”.

O trabalho era qualitativo e as conclusões a que cheguei foram fascinantes, a ponto de fazer aumentar ainda mais o meu gosto pelas tatuagens. Sim, talvez a vontade de me tatuar tenha partido dali.

Quinze anos. Quinze anos se passaram e apenas agora a tatuagem chegou. Por um ou outro motivo, passei 15 anos da minha vida pensando que, um dia, faria uma tatuagem. (“Tatoo” para os íntimos).

Dúvidas sobre em que parte do corpo fazer a tatuagem, insegurança sobre a figura a ser escolhida, medo que surgisse um arrependimento, insegurança diante da palavra “para sempre”, enfim. As razões práticas e teóricas para que eu levasse tanto tempo para me tatuar foram várias. Hoje me dou conta  que além destas, existem razões ligadas ao emocional, ao “psi”. Razões ligadas muito mais à alma que ao corpo.

Quando escrevi a minha tese, cujo resumo foi publicado na Revista Brasileira de Psicoterapia do Instituto Luis Guedes da UFRGS, eu havia “identificado” 3 perfis de pessoas que buscavam as tatuagens. Hoje, começo a me questionar se não existiria um quarto perfil, ou ainda, se existem tantos perfis possíveis quando pessoas no Mundo.

A tatuagem, como uma pessoa que observas (e que te observa) de longe, como aquele vizinho que recém se mudou e ainda não sabes se é simpático ou não, foi se aproximando da minha vida assim, aos poucos, sem pressa, passo a passo. Ela veio, se apresentou, me contou um pouco da sua história. Durante anos, sempre que nos encontrávamos nos corredores da vida, nos olhávamos, nos cumprimentávamos, sorríamos. E cada uma seguia o seu caminho, porém sempre com um “até logo”, nunca com um “adeus”. Até o dia em que uma resolveu entrar na vida da outra.

Impossível negar que este encontro se deu no melhor momento e que hoje entendo muito bem a razão pela qual tal “fusão” não se deu antes. Quantas coisas aconteceram nestes ultimo 15 anos! Quantas mudanças, quantas estradas percorridas, quantas batalhas vencidas!

Não tem como negar que a tatuagem é um marco, um símbolo que conta não apenas uma, mas tantas histórias. O significado é pessoal, simbólico, profundo e, acima de tudo, mutável. Porque sim, é para sempre (ou não), mas isto não quer dizer que seja estática. Não, não o é. O desenho pode até ser estático, mas o sentido, o significado que eu atribuo pode muito bem mudar. O mesmo vale para a escolha do lugar do corpo em que ela foi feita.

Chegamos então ao X da questão: Marian (eu) tatuada. Uma tatuagem não tão pequena como inicialmente tinha imaginado, mas com muito mais sentido do que eu podia pensar. O lado do corpo, o direito, para representar o futuro, o porvir. Liberdade, renascimento, novo ciclo. Alçar vôo, renascer… ampliar horizontes, ir (e ver) além das aparências. E por aí vai.

Uma coisa curiosa de quando nos tatuamos é que acabamos descobrindo que um monte de gente que nunca imaginávamos que pudesse haver tatuagens na verdade as possuem. Começamos então a questionar se não estávamos caindo naquele vício de julgar, alimentando preconceitos (pré-conceitos) e esteriótipos.

Quando resolvi me tatuar segui a emoção, embora a razão também se tenha feito presente na minha tomada de decisão. Medindo prós e contras, os contras foram automaticamente sendo anulados. Entre os “prós”, um deles pode ser considerado meio macabro para alguns: o fato de que, com a tatuagem,em caso de necessidade, pode ser mais fácil identificar o meu corpo. (Pode isso?). Tatuagem tem a ver com identidade, é como uma impressão digital.

Sabe aqueles filmes ou teorias da conspiração em que as pessoas possuem um chip onde fica registrada toda a história da sua vida? A sensação que a “minha” tatuagem me dá não é exatamente esta, mas é muito parecida. Porque ela revela muito de mim, basta saber ler.

Demorei anos para decidir onde e o que tatuar. Passei da ideia inicial de algo muito pequeno e escondido á um desenho um pouco maior e mais visível. Metaforicamente falando, também a minha vida parece ter sido assim, inicialmente pequena, tímida, escondidinha, para aos poucos ir desabrochando, conquistando o seu espaço, atravessando oceanos, voando na busca e na realização dos sonhos.

Hoje, quando observo (no espelho ou em fotos) a minha escápula tatuada, a primeira coisa que me vem em mente é: “Nossa, quanto espaço livre ali atrás para outras tatuagens”! (Talvez a “lenda” que quem se tatua uma vez tem grandes chances de se tatuar de novo não seja tão lenda assim!)

Para concluir: acabo de ler que os pássaros simbolizam a inspiração, o misticismo, o Divino. Proteção, amor. Não tinha pensado em tudo isto, mas confesso que cada vez gosto mais de ter seguido a minha intuição, inclusive na mudança de última hora de um desenho por outro! (De uma figura banal à uma que expressa a minha identidade, que me diferencia, me tira do “lugar comum”)

 

Sobre os sinais que a vida nos dá

27 maio

Depois de uma jornada difícil, onde as lágrimas tomam conta do meu olhar e sinto a tremenda necessidade de desabafar, mais uma vez começo a questionar. Questionar fatos, escolhas, etc. Ouço e leio palavras de conforto, de ajuda e percebo o quanto sou amada por tanta, tanta gente. Uma frase de alguém que amo me marca em particular: “se ñ estás feliz ali, ninguém te obriga a ficar. Podes buscar outra coisa!”

Pois é! Por que tenho que me submeter a um sofrimento sem necessidade? Como reconhecer a sutil diferença entre missão/lição e: “Ok, é hora de mudar?”

Começar a olhar ofertas, ter novos planos, refazer projetos esquecidos na gaveta. Mas eis que chega o dia seguinte e tal dia é repleto de sorrisos. E no  final de semana, mesmo de longe, compartilham comigo seus momentos de  alegria e felicidade. Sim, me sinto parte de tudo isto e não tenho realmente certeza se quero mudar. Ou sim. Bem, talvez uma mudança seja sim necessária, mas não uma mudança assim tão extrema. Talvez eu deva é começar a prestar mais atenção nos sinais que a vida me dá.

Aquele passarinho que todos os dias fica cantando pertinho da nossa sacada, mais de uma vez se aproximou e ficou ali, quietinho, na beira do balcão. Impossível ñ sorrir. E, de uns dias pra cá, além dele, tem um filhotinho, pequenino, que adora ficar ali, na nossa sacada. E canta, canta, canta, canta…

Praticamente do nada, me deparo com uma tatuagem que me faz tomar uma decisão que sei será pra sempre: fazer uma tatuagem.

Começo a perceber que o mundo, a vida, conversa comigo através de símbolos. Um bando de andorinhas em vôo, nas costas, do lado direito. Simbolicamente, o que tais andorinhas representam?  E por que fico enfatizando que tem que ser do lado direito? Porque representa o futuro, enquanto o esquerdo representa o passado? Sim, pode ser.  E de repente o rastro que os aviões deixam no céu formam figuras de andorinhas gigantes e, voltando pra casa, me deparo, em diversos momentos, com andorinhas, às vezes nos fios, outras voando. Pequeninas, delicadas, porém decididas.

Liberdade, paz, coisas necessárias para liberar-me daquela angústia que parece (parecia?) tomar conta de mim.

Falando em paz, estávamos já pensando que não aconteceria, mas o nosso lírio (lírio da paz) que estava cheio de folhas, outro dia me surpreendeu com um botão. Sim, pequenino, escondidinho, mas lá está ele, pronto para abrir. E quando vou mostrá-lo para o meu amor, me dou conta que tem outro! Sim! O que sinto? Uma vibração tão boa dentro do meu, do nosso lar! Que eu possa me deixar afetar!

Sol, chuva, temporal. Frio, outono, inverno. Calorão. De novo frio. Como se a minha instabilidade emocional ligada ao trabalho tivesse sido projetada no espaço e o clima estivesse refletindo exatamente isso. Às vezes sol, às vezes tempestade. E o brilho da lua è proporcional ao brilho do meu olhar.

Lua, sol, chuva, andorinhas, vento, tempestade. Flores desabrochando, vidas desabrochando…perfumes, sonhos, canções. Lágrimas. Lágrimas de insegurança, de tristeza talvez, mas que, a partir de agora, são substituídas (e faço isto de forma consciente) por lágrimas de felicidade, lágrimas de emoção. Lágrimas de purificação. Porque é hora de lavar a alma, porque talvez o momento não seja de mudar aquilo que está “fora”, mas sim mudar a minha  atitude diante de tudo isto. Acreditar, mas acreditar de verdade que tudo irá melhorar. Fácil não é, mas são justamente os desafios que nos ajudam a crescer!

Marian (escrito em 23/05/2016. Revisado em 27/05)

71 motivos para te amar

6 jan
  1. És a mãe mais alto-astral que eu conheço
  2. És mãe, irmã, filha, amiga, conselheira
  3. És um exemplo de garra, força e determinação
  4. A tua sensibilidade
  5. A tua capacidade de ver a beleza nas coisas mais simples
  6. O teu amor incondicional
  7. O teu amor pela vida
  8. O fato que fazes na prática o que muitos fazem apenas na teoria, como: “Fazer o bem sem olhar a quem”
  9. A tua capacidade em ver o lado bom em tudo e em todos
  10. Aquelas lágrimas que escorrem quando assistes a um filme na tv, e que, em vão, tentas disfarçar
  11. A tua fé inabalável
  12. Teu amor pela natureza
  13. O modo como colocas “o outro” nas tuas prioridades
  14. O modo como tens aprendido, finalmente, a colocar-te em primeiro lugar
  15. O modo como exerces o teu amor por mim, permitindo (e incentivando) que eu siga na busca dos meus sonhos
  16. O teu colo, seja real ou virtual
  17. O teu carinho, não exageradamente “grudento”
  18. Tua companhia nas festas
  19. Não é qualquer “tia” que acompanha filha e “sobrinhada” num show de rock porque senão eles não podem entrar
  20. Não é qualquer mãe que praticamente “empurra” a filha para começar a sair à noite. (E eu acabei “pegando o gostinho”, né?)
  21. São poucas as mães que tratam os amigos da filha como se fossem seus próprios filhos
  22. Teu amor e dedicação em tudo aquilo que fazes
  23. Teu amor pelas artes, pelo teatro
  24. O Pipoca, a Chapeuzinho, a Bruxa…
  25. Durante tua vida “profissional”, lutaste sempre na defesa dos mais necessitados
  26. Teu trabalho com as crianças com necessidades especiais
  27. Tua espontaneidade
  28. Teu jeito brincalhão, que na verdade escondia uma certa timidez
  29. As coisas que me faziam ficar com vergonha, mas que hoje me fazem entender o quanto és única e especial.
  30. Um exemplo do item 29? “Ai, que calor!”
  31. Os cafés- da manhã na nossa casa na volta dos bailes
  32. Os bate-papos de madrugada
  33. Teu espírito sempre jovem
  34. O teu lado criança
  35. O teu lado filha
  36. O teu lado amiga
  37. O teu lado mãe
  38. O teu lado “bruxinha boa”
  39. As tuas inúmeras crenças
  40. Teu modo de encarar e enfrentar a vida
  41. O teu: “Nunca é tarde para começar algo novo”
  42. A tua entrada no Escotismo aos 47 anos
  43. Tua “estréia” no “Mundo dos Lanches” aos 70 anos
  44. Teus rituais, dos anjos, dos índios…
  45. Tua força interior
  46. Tua capacidade de reconhecer as forças da Natureza
  47. O fato que quando eu era criança me fizeste fazer aula de piano
  48. As aulas de ballet
  49. O curso de Inglês
  50. Teu estímulo para que eu fosse para o Canadá
  51. Ter me incentivado à ir para Perúgia com as tias, o Lu e o Bibi
  52. O curso de italiano
  53. Tua participação nas Jornadas de Psico-Oncologia
  54. Tua presença na aula de Psicossomática
  55. Na nossa, na “tua” casa todos são bem-vindos
  56. Os “lanchinhos da meia-noite”
  57. Tua covinha quando sorri, igual à do noninho
  58. Teu sorriso “meio torto”,porém lindo e verdadeiro, igualzinho ao meu
  59. Os milhares de quilômetros que viajas para poder estar um pouco comigo
  60. Tuas omeletes e outras “invenções de moda” na hora da janta
  61. Minhas festas de aniversário “a tema”
  62. As “lembrancinhas” das minhas festas de aniversário
  63. As viagens de carro pra praia, em que levavas “os 4 primos”
  64. O fato de que “desde que eu me conheço por gente” tu SEMPRE confiaste em mim
  65. O modo como demonstras, a cada dia, que o verdadeiro amor tem a ver com desapego, e que mesmo há um Oceano de distância, ele é inabalável
  66. Este “Oceano” de distância, que acabou nos tornando ainda mais pròximas
  67. Teu amor pelo meu pai, que vinha de outras vidas e continuará no Mundo Espiritual
  68. O modo como me educaste
  69. Teu jeito de ser, de viver, de ensinar e aprender
  70. Teres me dado muitos irmãos, mesmo que de forma indireta, graças ao teu modo de ser e de tratar os outros. (Especialmente o André e o Lu), mas também a gurizada da “Eterna”!
  71. Por último, mas não menos importante: teres me escolhido para ser tua filha! (Ou será que fui eu que te escolhi para ser minha mãe?) Não importa! Importa é que sou a pessoa mais sortuda e privilegiada do Mundo, pois sou filha de, nada mais nada menos do que a “grande” “TIA ANA”!!

ana71!

70 anni!

19 out

70 anni è l’età che mio padre avrebbe compiuto oggi. Il suo passaggio qui, però, è stato molto più breve. Circa otto mesi prima di compiere 32 anni, è partito per il Mondo Spirituale. La sua missione sulla terra era già stata compiuta, i suoi frutti erano già stati piantati, quello che doveva recuperare, era già stato recuperato.

31 anni e “quasi” tre mesi. E aveva fatto tutto. Assolutamente tutto. Aveva vissuto, anche se sono sicura che la voglia di continuare incarnato ancora per un po’ non gli mancasse. Dopo tutto, era solo da un anno e qualche giorno che si era sposato! Allo stesso tempo, però, credo che lui lo sapeva. Sapeva che il suo passaggio qui sarebbe stato breve ma intenso. E lui ha studiato, e si é laureato, e ha lavorato. Appassionato di calcio, sarebbe sempre ricordato dagli amici come il “marcatore”. Pieno di stile, sarebbe anche ricordato per la sua originalità e senso dell’umorismo.

No, lui non avrebbe potuto trovare una persona migliore per dividere coloro che sono stati forse i momenti più belli della sua vita! Se penso a una persona allegra, a suo agio con la vita, ottimista, creativa e originale, penso a mia madre. Ma non era di mio padre che stavo parlando? Sì, ma cosa posso fare se ENTRAMBI sono esattamente così?

Ah, forse vi state chiedendo perché ho commentato che lui “sapeva” che il suo passaggio qui sarebbe durato poco Ovviamente, non era una cosa cosciente, ma ricordo che mia madre mi ha raccontato di una volta che l’ha guardata, emozionato, e ha detto qualcosa del tipo: “. Prenditi cura di nostro figlio”.

Un sacco di gente quando scopre che mio padre è morto prima che io nascessi comincia a chiedere scusa, ad avere pena, per non parlare di coloro che trovano “orribile” il fatto di non avere conosciuto mio padre, in particolare per una ragione così sofferta. (No, non ci ha lasciato, è morto!). Credo tuttavia che la mia sofferenza (se esiste realmente) è molto più piccola riguardo a quelli che l’hanno avuto e poi l’hanno perso. Perché io non ho mai avuto. O meglio, l’ho sempre avuto e sempre lo avrò, perché da SEMPRE ha fatto parte della mia vita, perché lui è SEMPRE stato (ed è ancora) presente, anche se non fisicamente. Oh, e ho i miei dubbi sul fatto che non ci siamo conosciuti! In effetti da qualche tempo che ci penso che è molto probabile che i nostri spiriti si siano “incrociati” durante il suo, o meglio, il nostro passaggio.

Se pensiamo nel tempo con ragionamento logico, quello “cartesiano”, questo potrebbe non essere possibile (lo spirito è presente nel corpo già dal momento del concepimento?). Ma se abbiamo una visione del tempo come quello concepito dalla fisica quantistica, certamente tale possibilità esiste. Allora … lui mi ha visto anche prima di mia madre!

Oggi, a prescindere dal fatto che così tanto tempo è passato, seguo dicendo: congratulazioni, papà! E grazie, perché molto di ciò che sono diventata, è stato grazie a mia madre, alla mia famiglia, al Bibi, al “noninho”, ma è stato anche grazie a te.

Oggi mi rendo conto che è possibile amare qualcuno che teoricamente non si ha mai visto. In aggiunta,è possibile sentirsi orgogliosi e felici allo stesso tempo quando ci si guarda allo specchio e percepisci così tanti tratti in comune. Sì, le orecchie, il naso, la bocca, gli occhi, lo sguardo, sono tutti tuoi, papà. Il sorriso? Oh, il sorriso, il modo di essere, la capacità di emozionarsi, il dono dell’ascolto … questi sono di mia madre!

Questo è tutto! Quindi, papà, congratulazioni per il tuo giorno!

Marian.

P.S: Grazie per gli occhi verdi !!

Renan

Renan

70 anos

19 out

70 anos é a idade que meu pai estaria completando hoje. Sua passagem por aqui, porém, foi muito mais breve. Mais ou menos 8 meses antes de completar 32 anos, ele partiu para o Mundo Espiritual. Sua missão aqui na Terra já tinha sido cumprida, seus frutos já tinham sido plantados, o que precisava resgatar, já tinha sido resgatado.

31 anos e “quase” 3 meses. E ele já tinha feito tudo. Absolutamente tudo. Já tinha vivido, embora tenho certeza de que a vontade de continuar encarnado mais um pouco não lhe faltava, afinal, tinha-se passado apenas um ano e alguns dias do dia do seu casamento. Ao mesmo tempo, porém, acho que ele sabia. Sabia que a sua passagem por aqui seria breve, mas intensa. E ele estudou, e se formou, e trabalhou. Apaixonado por futebol, seria sempre lembrado pelos amigos como o “goleador”. Cheio de estilo, também seria lembrado pela sua originalidade e senso de humor.

Não, ele não poderia ter encontrado uma pessoa melhor para dividir aqueles que foram, talvez, os momentos mais belos da sua vida! Se eu penso em uma pessoa alegre, de bem com a vida, otimista, criativa e original, penso na minha mãe. Mas nao era do meu pai que eu estava falando? Pois é, mas o que posso fazer se OS DOIS são exatamente assim?

Ah, talvez vocês estejam perguntando por que eu comentei que ele “sabia” que sua passagem por aqui seria breve. Obviamente, não era uma coisa consciente, mas lembro que minha mãe comentou de uma vez em que ele olhou para ela, emocionado, e falou alguma coisa como: “cuida do nosso filho”.

Muita gente quando fica sabendo que meu pai faleceu antes mesmo que eu nascesse começa a pedir desculpas, a ficar com pena, para não falar daqueles que acham “horrível” o fato de eu não ter conhecido o meu pai, ainda mais por uma razão assim, tão sofrida. (Não, ele não nos deixou, ele faleceu!). Acredito no entanto que o me sofrimento (se é que ele existe realmente) seja muito menor do que o de quem teve e perdeu. Porque eu nunca tive. Ou melhor, sempre tive e sempre terei, porque ele SEMPRE fez parte da minha vida, porque ele SEMPRE esteve (e está) presente, embora não fisicamente. Ah, e eu tenho minhas dúvidas sobre o fato de não nos termos conhecido! Na verdade já faz algum tempo que tenho pensado que é muito provável que nossos espíritos tenham se “cruzado” durante a sua, ou melhor, a nossa passagem.

Se pensarmos no tempo com o raciocínio lógico, aquele “cartesiano”, isto talvez não seja possível (o espírito é presente no corpo desde o momento da concepção?). Porém, se tivermos uma visão do tempo como aquela concebida pela Física Quântica, certamente tal possibilidade existe. Então… ele me viu antes ainda que a minha mãe!

Hoje, independentemente do fato que tanto tempo se passou, eu sigo dizendo: parabéns, pai! E obrigada, Porque muito daquilo que me tornei, foi graças à minha mãe, à minha família, ao Bibi, ao noninho, mas também foi graças a ti.

Hoje me dou conta de que é possível amar alguém que a gente, teoricamente, nunca viu. Além disso, é possível ficar orgulhoso e emocionado ao mesmo tempo ao olhar-se no espelho e perceber tantos traços em comum. Sim, as orelhas, o nariz, a boca, os olhos, o olhar, são todos teus, pai. O sorriso? Ah, o sorriso, o jeito, a capacidade de se emocionar, o dom de escutar… estes são da minha mãe!

Era isto! Então, pai, parabéns pelo teu dia!

Marian.

P.S: Obrigada pelos olhos verdes!!

Renan

Renan