I fagioli di zia Renée

29 abr

Ogni volta che preparo i fagioli, ricordo quando li ho preparati per la prima volta. Quella era forse una delle sfide più interessanti per chi era andato a vivere da sola e aveva iniziato a stancarsi di cucinare sempre gli stessi piatti (basilari).

La cosa interessante è che a casa mia tutti i giorni c’erano i fagioli e onestamente non ero una grande fan. Improvvisamente, però, ho iniziato a sentirne la mancanza. Forse il mio corpo stava reagendo per mancanza di ferro, o forse la “mancanza” era legata a un altro tipo di mancanza: quella della famiglia, una sorta di nostalgia di quei pranzi che, mentre per molti capitavano solo di domenica ( famiglia tutta insieme, a parlare, a ridere, a convivere …), per me, per noi, succedeva ogni giorno. In quei momenti osservavo il modo di essere di ognuno, i loro gusti, le loro storie, le loro peculiarità.

Sono cresciuta. Sono andata all’università, mi sono trasferita in un’altra città. E un giorno ho deciso di fare i fagioli.

Ai giorni d’oggi, quando vogliamo preparare un nuovo piatto culinario, basta digitarne il nome su internet e … voilà!Compaiono dozzine, centinaia di ricette, consigli, foto, video. All’epoca, però, non era così. Per non parlare del fatto che potevo accedere l’Internet solo nella sala computer dell’università e la mia unica e-mail era associata al mio numero di iscrizione. In effetti, questo darebbe un altro testo! (Su Internet non ero Marian. Ero un numero! 9513936). Bene, ma torniamo sull’argomento: i fagioli.

Per imparare a cucinarli ho chiamato una delle persone che per me era la più adatta ad insegnarmi: zia Renée. (Se non avessi chiamato  lei, avrei chiamato Amália).

Ricordo come se fosse oggi, lei che mi spiegava, passo dopo passo, al telefono, mentre io prendevo appunti, in brutta. Poi, ho ricopiato “in bella ” la sua ricetta in un quaderno. E quella ricetta, quel foglio di quaderno, mi accompagna fino ad oggi.

Da allora, ho fatto i fagioli molte volte. Ho adattato la ricetta, che ha finito per acquisire alcune mie caratteristiche. A volte li faccio così, come lei, vegetariani, morbidi, ma molto gustosi. Altre volte cambio le spezie, perché non le trovo sempre qui. In alcuni momenti faccio qualcosa di “più forte”, aggiungo, per esempio, pezzi di salame a cubetti, o della salsiccia … ma la base, il modo di farlo, i “piccoli segreti”, sono sempre i suoi.

Oggi in particolare mi è venuta voglia di mettere tutto su carta, o meglio, sullo “schermo”. La pentola a pressione è sul fuoco, le spezie sono pronte per essere aggiunte, il profumo è già nell’aria.

Quando il testo sarà pubblicato, i fagioli saranno già pronti. Questo perché voglio mettere anche un’immagine di essi.

Non so se zia Renée si ricorda di avermi insegnato a preparare questo piatto che sa di casa, sa di famiglia, sa di memoria. Un piatto che porta tanti ricordi, non necessariamente legati direttamente ad esso, ma a momenti vissuti. Inoltre non so se lei ricorda il modo molto particolare in cui me lo ha insegnato: con una telefonata.

Penso che sarà un piacere per lei leggere questo testo, così come è stato per me scriverlo. I ricordi devono essere conservati, soprattutto quelli belli. Uno dei modi che abbiamo di farlo, in modo che non vengano dimenticati, è cercando di renderli eterni, attraverso storie, articoli o raccontandoli ad altre generazioni.

“I fagioli di zia Renée” sono più di semplici fagioli, sono la metafora di una vita (la mia, la nostra) piena di amore e gratitudine.

Marian

Animali di potere: parliamo del mio guardiano del Ovest!

29 abr

È giunto il momento di parlare del mio quarto animale di potere, o animale guida, il guardiano del Portale Ovest, rappresentante dell’elemento acqua.

Dicono che le acque siano legate all’emozione. Se pensiamo a quanto essa sia un elemento che si adatta, che cambia, che vive in un “flusso” costante, ha molto senso paragonarla, associarla ai sentimenti.

Come le acque, a volte siamo lago. Calmi, capaci di riflettere lo sguardo dell’altro nel nostro stesso sguardo. Tuttavia, di tanto in tanto abbiamo bisogno di “muovere”, noi stessi, le nostre emozioni, perché l’acqua stagnante per lungo tempo crea melma e attira le zanzare. Ed è qui che entra in gioco l’importanza dei venti, che ci muovono, come sfide che la vita ci presenta, o il sole, che ci trasforma in vapore. E all’improvviso siamo nuvola. Assorbiamo tutto e ci gonfiamo, ci gonfiamo … E ci trasformiamo in pioggia. Ah, com’è bello poter piovere! Lasciare scorrere le lacrime. Che sollievo dà! Le lacrime sono la pioggia del cuore. Quando sono di tristezza, hanno il potere di bagnare terre aride, dentro di noi o dell’altro, provocando sollievo e permettendo a nuovi semi di germogliare. Quando sono di felicità o di nostalgia, sono come la pioggia fresca sulla terra bagnata, sono come il profumo che emana un giorno di primavera.

A volte siamo fiume. A volte non siamo fiume, ma dobbiamo imparare ad esserlo. Dobbiamo imparare dai fiumi a “lasciare scorrere”. Dobbiamo imparare che non passiamo mai due volte nello stesso posto, emotivamente parlando. Perché ogni volta ci sarà qualcosa di nuovo, perché il mio IO di oggi è diverso da quello di ieri. Inoltre, come i fiumi, dobbiamo renderci conto che ognuno di noi ha il suo tempo. Che non abbiamo bisogno di essere spinti, precipitati … Come i fiumi, dobbiamo imparare a correre da soli. Al nostro ritmo. E lo stesso vale per gli altri. Forse il mio fiume scorre più veloce del tuo. Forse presto atterrerò in mare. Forse diventerò mare.

Ah, il mare … come lui, possiamo essere calma, o agitazione. Il mare, così immenso, sembra non conoscere limiti, però anche lui li ha. E tante volte, per quanto ci sentiamo “liberi” di esprimere idee ed emozioni, ognitantoi ci rendiamo conto che  c’è qualcosa che ci limita: sono barriere coralline, canali, golfi, atolli. Siamo noi stessi, è l’altro, è quel bisogno di adeguarsi, di adattarci. Con coraggio, però, abbiamo scelto di non ristagnare. Perché il nostro sogno non è quello di tornare ad essere lago. Il nostro sogno è essere Oceano.

Sì, siamo Oceani! Siamo infiniti! Siamo tempesta, siamo calma, siamo tutto, siamo umani, siamo divini!

Il portale delle acque, il portale delle emozioni? Forse. Questa in realtà è stata una mia deduzione. Chi mi conosce sa che amo “viaggiare nella maionese”[1].

Dicono che sono “tutta acqua”, cioè pura emozione. Per l’astrologia, sono un segno di acqua, con un ascendente acqua e una luna acqua. WOW!! Secondo le matrici afro-brasiliane, sono figlia di Iemanjá. Sì, la regina del mare!

Ogni volta che parlo di mare, mi riferisco all’oceano. Questo perché, brasiliana come sono, per me l’Oceano è il mare. Solo quando mi sono trasferita qui in Europa mi sono resa conto che, sin da piccola, non facevo il “bagno di mare” (o nel mare), ma il bagno di Oceano! (O nel Oceano).

Quando prendiamo un attitudine che cambia radicalmente la nostra vita, lasciandoci alle spalle tante cose, questo non significa che non ci porteremo insieme la “saudade”.. La “lucertola selvaggia che vive in me”, o meglio, la mia guida protettrice del Portale Est, mi ha aiutato a lasciare quella “vecchia me” alle spalle e andare alla ricerca del nuovo. Il cane mi ha aiutato a continuare ad amare e prendermi cura di coloro che amo, anche da lontano. La tecnologia aiuta moltissimo e la possibilità, ad esempio, di fare videochiamate, vi avvicina, aiuta a ridurre la nostalgia e la solitudine. Le nostre conversazioni sono sempre piene d’amore. Trasportiamo messaggi, attraverso conversazioni, scritti e anche nei sogni, con il colibrì come messaggero. C’è però una cosa che mi manca molto, qualcosa che mi manca così spesso  che tante volte mi fa lacrimare: il mare.

Il mare mi manca così tanto che ricordo che, certa volta (una delle prime volte in cui sono andata in spiaggia da queste parti), mentre dall’interno della macchina ho iniziato a vedere il mare, le lacrime scorrevano senza fermarsi. Ho bisogno del mare. Mi sono resa conto che non ho nemmeno bisogno di essere lì a lungo. Bastano poche ore e le mie energie si rinnovano, le mie emozioni emergono.

Oggi, mi chiedo se questa mia connessione così forte con il mare / oceano non possa essere collegata al mio animale d potere del Portale Ovest.

Sicuramente avete notato che, a differenza degli altri animali, il cui nome “ho rivelato” già nel titolo, per questo  invece sto facendo una certa “suspense”. Chi mi conosce può già immaginare che animale sia. In effetti, se ci penso, chiunque abbia letto il mio primo testo di questa serie sa benissimo di chi si tratta. Questa volta però ho deciso di scrivere così, in un altro modo.

Quando lo sciamano mi ha detto chi era il mio animale di potere acquatico, la mia reazione è stata:

“Davveroi Non ci credo! Non è possibile! Ho sempre amato … (e qui ho pronunciato il nome dell’animale). Sorprendente!! “

Lo sciamano sorrise e io lo guardai attraverso lo schermo del cellulare, affascinata. Tra tante possibilità, il mio guardiano è proprio lui … lui, che mi piace tanto, lui, il quale ho addiritura una collezione … Ricordando qui che in nessun momento ne avevo parlato con l’indio riguardo a questo!

Sì! Il mio guardiano del portale ovest è il delfino !!

Stavo qui cercando di ricordare (o scoprire) come è nato il mio amore per i delfini. Sapete che non riesco a ricordare? So solo che all’improvviso loro sono entrati nella mia vita. Forse i primi sono stati un delfino di peluche e il suo piccolo, che ho portato dalla Disney. Dopo di lro sono comparsi delfini di ogni genere, in legno, in cristallo, in metallo, apribottiglie, quadri, porta incensi, orecchini, campanelli eolici, ecc. A mia insaputa una delle mie guide , sul totem del delfino, stava agendo, insegnandomi, protegendomi. Ma quali sono le lezioni che il delfino è venuto a insegnarmi e quali sono le caratteristiche, i “doni” che suscita in me?

Una delle cose più interessanti emerse nella mia consulenza sulla ricerca dei miei animali di potere è stato il fatto, già menzionato nei testi precedenti, che, dei miei 4 animali, 3 di loro avevano caratteristiche molto simili, per non dire uguali. A parte la lucertola selvaggia, la cui funzione era / è quella di aiutarmi a lavorare sul rinnovamento, sul distacco, tutti gli altri rappresentano tenerezza, conforto, accoglienza, compassione.

Ci sono molte cose davvero interessanti sul delfino, o meglio, sul delfino come “animale di potere” di cui vorrei parlare. Prima di tutto però, visto che non credo alle coincidenze, c’è una cosa che devo dire: anche mia madre ha il delfino come uno dei suoi animali di potere!

A proposito di questo “madre e figlia delfini”, ho trovato una storia super interessante, che mi ha ricordato la nostra storia! Ho letto su un sito web che “Le femmine di delfino danno alla luce un unico figlio, con diversi membri del branco intorno a lei, aiutandola a tirare fuori il cucciolo. Possono proteggerlo da qualsiasi pericolo imminente “(…)

Ebbene, chiunque mi conosca sa quanto sia fertile la mia immaginazione! Pertanto, non ho potuto fare a meno di pensare a mia madre (delfino) che ha dato alla luce la sua unica figlia e ai tanti “membri” del gruppo (zio Ruben, zia Renée, Amália, il mio nonno, ecc.), aiutandola a proteggermi. Ah, quante verità troviamo nelle metafore della vita! Anche curioso che sia l’unico animale di potere che abbiamo in comune!

Andiamo quindi alle caratteristiche del nostro amico del mare?

Ricordate quando ho parlato del colibrì e quanto era praticamente impossibile esserne indifferenti? Credo che lo stesso valga per il delfino! Come il colibrì, anche il delfino ha una gioia divina!

Le persone il cui animale di potere è il delfino hanno caratteristiche come la gentilezza, la purezza e la sottigliezza.

Il delfino risveglia in noi l’empatia e aiuta a curare la scarsa autostima, soprattutto nei bambini.

Chi possiede il delfino come animale di potere ha, soprattutto con i bambini e le persone con bisogni speciali, un rapporto molto speciale. Questo perché il totem delfino li aiuta a lasciarsi andare e mettersi nei panni degli altri. La loro empatia li aiuta ad entrare nel Mondo dell’Altro, facendoli sentire ascoltati, accolti, compresi. Quando si relazionano ai bambini, sono, come i delfini, sorridenti, allegri, giocherelloni e, allo stesso tempo, riescono a stabilire regole, limiti, a farsi capire, farsi ascoltare, farsi obbedire.

Il delfino e il polpo hanno una saggezza unica. Inoltre, una delle caratteristiche più belle che il delfino trasmette a chi lo ha come uno dei suoi animali di potere è il dono della guarigione.

Il delfino ci invita a tuffarci, a tuffarci senza paura nel profondo dell’essere. Tuffarci nelle nostre acque interne. Ci invita a lasciar fluire le emozioni. Immergerci in noi stessi, conoscerci profondamente, così da poter usare questo stesso dono per immergerci nelle profondità dell’altro, aiutandolo nella ricerca della guarigione emotiva, del suo risveglio.

Mentre metto queste frasi su carta, mi è venuto in mente un estratto di “Vicino al cuore selvaggio”, di Clarice Lispector:

“Suppongo che comprendermi non è una questione di intelligenza e sì di sentire, di entrare in contatto… O tocca, o non tocca. Arrenditi, come mi sono arresa io. Sprofondati in quello che non conosci come mi sono sprofondata io. Non preoccuparti di capire, vivere va oltre qualunque comprensione”

Sembra sia questo quello che cerca di dirci il delfino: perdi la paura, tuffati! Hai il dono di guarire, di risvegliare i sorrisi!

Con questo, chiudo questa piccola serie di testi, parlando della mia esperienza nella ricerca dei miei 4 animali del potere, attraverso una consultazione sciamanica, effettuata con Tkaynã, sciamano delle tribù Kariri-Xokó e Funiô.

Ora, la cosa più importante è: cosa mi rimane di questa esperienza?

Anche se inizialmente ho “intrapreso” questa ricerca spinta principalmente dalla curiosità, ben presto questa è stata sostituita dalla certezza che, in realtà, a guidarmi in questa “ricerca”, attraverso l’intuizione, sono stati i miei mentori spirituali, spiriti protettivi che, presentandosi in le vesti di tali animali, non solo mi hanno ricordato chi sono veramente e, soprattutto, a che scopo sono qui, ma mi hanno fatto riflettere sui sentieri già tracciati e su tutto ciò che devo ancora costruire. Mi hanno fatto ricordare caratteristiche che mi sono peculiari, ma che sembravano addormentate, nello stesso tempo che sembravano  fossero arrivati nel momento esatto in cui comincio a riflettere sulla ricerca di nuove strade, su cambiamenti, sulla possibilità di, come la lucertola selvaggia, “lasciarmi andare”, liberandomi da una strada che potrebbe non essere più mia e seguire una nuova strada, distribuendo, come il colibrì, la gioia divina e, come il cane, diffondendo l’amore di cui il Mondo ha tanto bisogno. Per fare questo, come il delfino, dovrò imparare ad immergermi, senza paura, in questo mare immenso che esiste dentro di me. Imparare, più che a ascoltare, a sentire. Senti la vibrazione. La vibrazione del pianeta, dell’intero Universo, le onde percepite dalla lucertola, dal cane, dal colibrì e anche dal delfino. La vibrazione della mia stessa energia, del mio spirito, del mio cuore. Questo porterà sicuramente a dei cambiamenti. Cambiamenti che arriveranno al momento giusto. Il che significa anche esercitare la pazienza, la tolleranza e la gratitudine. Fidarsi dell’Universo, fidarsi di me stessa, arrendersi, senza però cercare di far “acellerare” il  flusso del fiume.

Ricordo che la prima volta che ho parlato dei miei portali, li ho visti con molta, molta luce. Un bel sentiero illuminato. Tuttavia, troppa luce oscura la vista. E questo ciò che riguarda l’attesa. Come la barca che, per effettuare la traversata in sicurezza, attende che le acque si calmino. Come quando ci immergiamo in piedi, perché non riusciamo a vedere il fondo o, tornando alla questione della visione, come quando passiamo da un luogo più buio a uno più luminoso: dobbiamo dare tempo alle nostre pupille di adattarsi. Così è anche per i cambiamenti nella nostra vita, soprattutto quelli in cui uno dei principali fattori coinvolti è l’emozione.

Oggi la cosa più importante che posso dire è grazie. Grazie a Tkaynã, per la bellissima opportunità di farmi conoscere i miei 4 animali del potere e, attraverso loro, di saperne di più su me stessa,  il mio modo di essere, i miei doni, le mie difficoltà e sfide. Per questo ringrazio anche loro, i miei Animali del Potere, questi spiriti guida, che, come dice il nome, mi guidano, soprattutto attraverso i sogni, l’intuizione. Loro che mi proteggono, rispettando però le mie scelte, il mio libero arbitrio.

Oggi posso dire che quello che ho imparato da questa esperienza si può riassumere nelle seguenti parole: distacco, tenerezza, accettazione, amore, gioia, intuizione e gratitudine.

Marian


[1] Espressione, modo di dire in portoghese che significa dire una cosa senza logica, inventare.

Animali di potere: parlando del cane

29 abr

Non abbiamo bisogno di essere degli esperti di sciamanesimo per immaginare ciò che il cane, in quanto animale di potere, o “animale guida”, ha da insegnarci.

I cani sono un esempio di fedeltà e servitù. Sono nati guardiani, difensori di coloro che amano, senza misurare gli sforzi.

Discendenti diretti del lupo (i cani sono lupi che sono stati addomesticati), dicono che, quando ululano alla luna, è il lupo che c’è ancora dentro di loro che cerca di manifestarsi. Ululare alla luna è fare riferimento ad un passato lontano. Quell’ululato, che tante volte sembra un pianto, è nostalgia. Nostalgia delle stelle, manzanda di quel piano astrale che è rimasto indietro. Dopotutto, come noi, anche lui (il cane) è venuto su questo pianeta in missione. Ma parliamo ora del cane come “spirito guida”, cioè come animale di potere.

Ciascuno dei 4 animali di potere che ci accompagnano portano con sé virtù e sfide. Ci mostrano cosa dobbiamo lavorare in noi stessi per diventare esseri umani migliori. Ci aiutano a “lavorare” ciò su cui abbiamo bisogno di lavorare, cioè ci presentano la sfida ma, allo stesso tempo, ci offrono la loro saggezza, affinché possiamo superare tali ostacoli (molto spesso imposti da noi stessi). Tali animali sono, a mio avviso, come spiriti guida, che ci accompagnano proprio come fanno i nostri Mentori Spirituali. Quindi, ad esempio, la lucertola selvaggia è presente nella mia vita per farmi lavorare il “distacco”. Il colibrì, perché io “lavori” la gioia. Se mi metto a pensare alla mia vita, mi rendo conto di quanto ho lavorato duramente su questi temi. Come mi sono evoluta in questo senso, da bambina timida, super attaccata e piangiucolosa, iper sensibile, a qualcuno che, non senza difficoltà, ma con molta forza di volontà, sta cercando di vincere le sfide che la vita viene offrendo, una ad una. E il cane?

Il cane è venuto per insegnarmi/ insegnarci a come lavorare l’amore incondizionato. Quell’amore vero e disinteressato, che non cerca nulla in cambio. Perché il cane è così, AMA il suo padrone e lo difende ad ogni costo. Ha dentro di sé la forza del guerriero. Come lui, anche noi, il cui guardiano del Portale Sud è il cane, “perdiamo le staffe” per difendere coloro che amiamo. Ora, la cosa più interessante di tutto questo è che difendiamo “emotivamente” coloro che amiamo. Tuttavia, non ci piace essere umiliati, diventare degli “zerbini”. Non vogliamo riconoscimenti (e questa è una delle cose importanti che il cane ha da insegnarci), cioè non ci aspettiamo che l’altro risponda al nostro amore con la stessa intensità. Tuttavia, dal momento in cui ci rendiamo conto che la nostra dignità viene minata, andiamo avanti, per non più tornare.

Sì, è vero che, come il cane, facciamo di tutto per difendere chi amiamo. È anche vero che lo facciamo in maniera “quasi” totalmente disinteressata, cioè aiutiamo perché vogliamo veramente il bene di quella persona e non per farlo sentire “in debito” con noi, tanto meno per “gridare ai 4 venti ”quanto siamo gentili”. Tuttavia, vogliamo che la persona migliori, spiritualmente, emotivamente. Pertanto, anche essa deve fare la sua parte per migliorare se stessa. Perché se non cambia nulla, un’ora ci stanchiamo. E partiamo alla ricerca di qualcun altro da amare incondizionatamente.

Interessante tutto questo, non vi sembra? Mi fa pensare a quanto il mondo abbia bisogno di più “totem cani”! Al culmine della tecnologia, nel boom dei social, continuo a pensare a chi mostra immagini e ancora immagini di “opere sociali”, foto e storie che raccontano (e mostrano) il quanto esercitano la carità. Mi chiedo: farebbero lo stesso, se tutto questo dovesse rimanere nascosto? Sì, fare del bene può solo fare bene, ma la domanda è: sto facendo del bene perché “fa bene” al’altro, o perché ho bisogno di nutrire il mio ego? Sto donando cibo, o vestiti, come gesto d’amore o per non sentirmi in colpa per aver speso dei valori esorbitanti in un ristorante, o per aver acquistato abiti firmati che so che indosserò solo 1, 2 volte?

Credo che il cane (e parlo non solo del cane come animale di potere, ma di lui in generale) sia venuto nel mondo per insegnarci l’umiltà e, come detto sopra, l’amore incondizionato. Che ne dite di imparare da lui?

Ah! Cambiando completamente argomento … riguardo alla luna … Ragazzi … ADORO ammirare la luna, le stelle … Come il cane, anche io mi commuovo quando guardo il cielo. Ricordo che,  fin da bambina, nelle notti stellate, sempre che potevo andavo in un cortile o in un giardino e lì rimanevo, a lungo, osservando la grandezza dell’Universo. Oggi so che ero in contatto con altri universi.

E quante volte, osservando il cielo, penso a quella parte del Piccolo Principe, dove non specifica quale sia la “sua” stella, tanto che potrebbe essere una qualsiasi di loro. E vivendo qui, dall’altra parte del pianeta, qualche voltate mi sono persina messa d’accordo con  delle amiche che sono rimaste dall’altra parte dell’oceano, di provare a  guardare la luna nello stesso momento. Perché, visto che ne vediamo lati opposti, guardare la luna significa scambiarsi sguardi, significa incontrarci, significa, sì, che in un certo modo i nostri sguardi si incrocierano.

Ho bisogno di lavorare di più su questo amore vero e incondizionato che il cane è venuto a insegnarmi. Ho bisogno di imparare da lui a esercitare il perdono, ricordando, tuttavia, che perdonare non significa semplicemente accettare. Perdonare non significa abbassare la testa, umiliarsi. Perdonare significa non trattenere rimostranze o rissentimenti ma, allo stesso tempo, lasciarsi andare, senza voltarsi indietro. (Sto cercando, nella mia vita, di essere così. Non è semplice, ma quando ci riusciamo, oh, come ci fa bene!)

Marian

O feijão da tia Renée

29 abr

Toda vez que preparo feijão,  lembro de quando o preparei pela primeira  vez. Aquele talvez fosse um dos desafios mais interessantes para quem tinha ido morar sozinha e começara a cansar de cozinhar sempre os mesmos pratos (básicos).

O engraçado é que lá em casa tinha feijão todos os dias e eu, sinceramente,  não era uma grande  fã. De repente,  no entanto,  comecei a sentir falta.

Talvez meu organismo estivesse reagindo por carência de ferro, ou talvez a “carência ” estivesse relacionada a um outro tipo de falta: a da família, uma espécie  de nostalgia daqueles almoços que,  enquanto para muitos aconteciam apenas aos domingos (família toda reunida, conversando,  rindo, convivendo…), para mim, para nós, ocorria todos os dias. Ali, eu observava o jeito de cada um, seus gostos,  suas histórias,  suas peculiaridades.

Eu cresci. Fui fazer faculdade,  mudei de cidade. E, um dia, resolvi fazer feijão.

Hoje em dia, quando queremos preparar algum prato culinário novo, basta digitarmos o nome do mesmo na internet e…voilà! Aparecem dezenas, centenas de receitas, dicas, fotos, vídeos. Na época,  no entanto,  não era assim. Pra não falar que eu acessava a Internet somente na sala de informática da faculdade e meu único  e-mal era associado ao meu número de matrícula. Aliás,  isto daria um outro texto! (Na Internet,  eu não era Marian. Eu era um número! 9513936). Bom,  mas deixa eu voltar pro tema. O feijão.

Para aprender como fazer, telefonei para uma das pessoas que para mim era a mais indicada  para me ensinar: a tia Renée. (Se não fosse pra ela, ligaria para a Amália).

Lembro como se fosse hoje ela me explicando, passo a passo,  pelo telefone, enquanto eu ia anotando. Depois, passei a limpo a sua “receita ” num caderno. E aquela receita,  aquela folha de caderno,  me acompanha até hoje.

De lá pra cá,  fiz feijão  muitas vezes. Andei dando uma adaptada na receita,  que acabou ganhando algumas características minhas. Às vezes o faço assim, como ela, vegetariano, suave, porém muito saboroso. Outras vezes, mudo os temperinhos,  pois nem sempre os encontro por aqui. Em alguns  momentos,  faço algo mais “forte”, acrescento, por exemplo,  pedacinhos de salame em cubinhos, ou linguicinha, mas a “base”, o jeito de fazer,  as “dicas”, me remetem sempre a ela.

Hoje particularmente me deu vontade de colocar tudo isso no papel, ou melhor,  na “tela”. A panela de pressão está no fogo, os temperinhos já estão prontos para serem adicionados, o perfume já está no ar.

Quando o texto for publicado,  no entanto,  o feijão já estará pronto. Isto porque quero colocar uma imagem dele também.
Não sei se a tia Renée lembra que foi ela quem me ensinou a preparar este prato que tem gosto de casa,  gosto de família,  gosto de memória. Um prato que traz tantas recordações,  não  necessariamente ligadas diretamente à ele, mas a momentos vividos. Também não sei se ela lembra da maneira tão peculiar em que ela me ensinou: em um telefonema.  Acho que para ela vai ser um prazer ler este texto, assim como o foi para mim escrevê-lo. Memórias devem ser mantidas, especialmente aquelas belas. Um dos modos que temos para que elas não sejam esquecidas é  eternizá-las através de histórias, artigos ou narrando-as à outras gerações.
O “feijão da tia Renée ” é,  mais do que um simples  feijão, uma metáfora de uma vida (a minha, a nossa) repleta de amor e gratidão.

Marian

Animais de poder: falando sobre o meu guardião do Oeste!

26 abr

É chegado o momento de falar sobre o meu quarto animal de poder, ou animal-guia, guardião do Portal Oeste, representante do elemento água.

Dizem que as águas estão ligadas à emoção. Se pensarmos em no quanto ela é um elemento que se adapta, que se modifica, que vive um constante “fluir”, relacionar a mesma aos sentimentos faz sim muito sentido. Como as águas, às vezes somos lago. Calmos, capazes de refletirmos o olhar do outro dentro do nosso próprio olhar. Precisamos no entanto de vez em quando dar uma mexida, na gente, nas nossas emoções, pois água parada por muito tempo cria limo e atrai mosquitos. E é aí que entra a importância dos ventos, que nos movimentam, com os desafios que a vida nos apresenta, ou o sol, que nos transforma em vapor. E de repente, somos nuvem. Absorvemos tudo, e vamos inchando, inchando… E viramos chuva. Ah, como é bom poder chover! Deixar as lágrimas escorrerem. Que alívio que dá! As lágrimas são a chuva do coração. Quando de tristeza, possuem o poder de banhar terras áridas, dentro de nós mesmos ou do outro, causando alívio e permitindo que novas sementes possam germinar. Quando de alegria ou saudades, são como chuva fresca na terra banhada, são como o perfume que exala em uma jornada de primavera.

Às vezes somos rio. Às vezes, não somos rio, mas precisamos aprender a sê-lo. Precisamos aprender com os rios a “deixar fluir”. Precisamos aprender que nunca passamos duas vezes no mesmo lugar, emocionalmente falando. Porque cada vez terá algo de novo, porque o meu EU hoje é diferente daquele de ontem. Além disso, como os rios, precisamos nos dar conta de que cada um de nós tem o seu tempo. Que não precisamos ser empurrados, apressados… Como os rios, devemos aprender a correr sozinhos. No nosso ritmo. E o mesmo vale para os outros. Talvez meu rio flua com mais velocidade que o teu. Talvez eu logo logo desemboque no mar. Talvez eu vire mar.

Ah, o mar…como ele, podemos ser calmaria ou agitação. O mar, tão imenso, parece desconhecer limites, porém, ele tambéms os tem. E muitas vezes, por mais que nos sintamos “livres” para expressar ideias e emoções, vira e mexe nos damos conta de que algo nos limita. São barreiras coralinas, canais, golfos, atóis. Somos nós mesmos, é o outro, é aquela necessidade de se adequar, de se adaptar. Com coragem, no entanto, escolhemos não estagnar. Porque nosso sonho não é voltar a ser lago. Nosso sonho é ser Oceano.

Sim, somos Oceano! Somos infinito! Somos tempestade, somos calmaria, somos tudo, somos humanos, somos divinos!

O portal das águas, o portal das emoções? Talvez. Na verdade esta foi uma dedução minha. Quem me conhece sabe que eu adoro “pirar na batatinha”, ou “viajar na maionese”.

Dizem que sou “toda água”, ou seja, pura emoção. Para a astrologia, sou de signo de água, com ascendente em água e lua em água. UAU!! Segundo as matrizes afro-brasileiras, sou filha de Iemanjá. Sim, a rainha do mar!

Sempre que eu falo em mar, me refiro ao Oceano. Isto porque, brasileira como sou, para mim o Oceano é o mar. Apenas quando me transferi aqui para a Europa foi que me dei conta de que eu, desde criança, não tomava simplesmente “banho de mar”, mas sim banho de “oceano”.

Quando tomamos uma atitude que muda radicalmente a nossa vida, deixando coisas para trás, isto não significa que, junto conosco, não levaremos a saudade. O “lagarto que habita em mim”, ou melhor, meu guia-protetor do Portal Leste, me ajudou a deixar aquela “velha eu” para trás e partir em busca do novo. O cachorro tem me ajudado a seguir amando e cuidando daqueles que amo, mesmo de longe. A tecnologia tem ajudado muito e a possibilidade, por exemplo, de fazer chamadas de vídeo, aproxima, ajuda a diminuir a saudade e a solidão. Nossas conversas são sempre repletas de amor. Levamos mensagens, através de conversas, escritos e em sonhos também, tendo como mensageiro o beija-flor. Existe, porém, uma coisa da qual eu sinto muita falta, algo cuja saudade tantas vezes me faz lacrimejar: o mar.

A saudade do mar é tão grande que lembro que, certa vez (uma das primeiras vezes por aqui em que fui à praia), à medida em que, de dentro do carro, começava a avistar o mar, as lágrimas iam escorrendo, sem cessar. Eu preciso do mar. Me dei conta de que sequer preciso estar muito tempo. Me bastam algumas horas e minhas energias se renovam, minhas emoções afloram.

Hoje, fico pensando se esta minha ligação assim tão forte com o mar/oceano não pode estar ligada ao meu animal de poder do Portal Oeste.

Vocês certamente já perceberam que, ao contrário dos outros animais, cujo nome “revelei” já no título, para este estou fazendo um certo “suspense”. Quem me conhece, talvez já imagine quem seja. Aliás, para ser sincera, quem leu o meu primeiro texto desta série sabe muito bem quem ele é. Mesmo assim, resolvi desta vez escrever assim, de outra forma.

Quando o xamã me contou quem era o meu animal de poder aquático, a minha reação foi:

“Sério? Eu não acredito! Não é possível! Eu sempre amei… (e aqui, pronunciei o nome do animal). Que incrível!! “

O xamã sorria e eu o olhava pela tela do celular, fascinada. Dentre tantas possibilidades, o meu guardião ser exatamente ele… ele, que eu gosto tanto, ele, que até coleção eu tinha… Lembrando aqui que em nenhum momento eu tinha falado com o índio a esse respeito!

Sim! O meu guardião do portal Oeste é o golfinho!!

Estava aqui tentando lembrar (ou descobrir) como nasceu o meu amor pelos golfinhos. Sabem que não consigo lembrar? Só sei que de uma hora para outra, eles entraram na minha vida. Talvez os primeiros tenham sido um golfinho de pelúcia e seu filhote, que eu trouxe da Disney. Depois dele, foram surgindo golfinhos de todos os tipos, em madeira, em cristal,  de metal, abridor de garrafas, móbiles, quadros, porta-incensos, brincos, sinos dos ventos, etc, etc, etc… Sem eu saber, um dos meus guias, no totem do golfinho, estava agindo, me ensinando, me protegendo. Mas quais são as lições que o golfinho veio me ensinar e quais as características, os “dons” que ele desperta em mim?

Uma das coisas mais interessantes que apareceu na minha consulta sobre a busca dos meus animais de poder foi o fato, já citado nos textos precedentes, que, dos meus 4 animais, 3 deles possuem características muito parecidas, para não dizer iguais. À parte o lagarto, cuja função era/é me ajudar a trabalhar a renovação, o desapego, todos os outros representam ternura, conforto, acolhimento, compaixão.

Existem muitas coisas bem legais sobre o golfinho, ou melhor, sobre o animal de poder “golfinho” que eu gostaria de discorrer. Primeiramente, porém, visto que eu não acredito em coincidência, existe algo que eu preciso dizer: minha mãe também tem o golfinho como um dos seus animais de poder!

Sobre isto de “mãe e filha golfinhos”, encontrei uma história super interessante, que me remeteu à nossa história! Li num site que “Fêmeas dão a luz a um ùnico filho, com vàrios integrantes do bando ao redor dela, ajudando-a ao puxar o filhote para fora. Eles podem protegê-lo de qualquer perigo iminente” (…)

Bom, quem me conhece sabe o quanto a minha imaginação é fértil! Sendo assim, não pude não pensar à minha mãe (golfinho) que deu a luz sua ùnica filha e aos tantos “integrantes do bando” (tio Ruben, tia Renée, Amália, o noninho, etc, etc, etc), a ajudando a me proteger. Ah, quantas verdades encontramos nas metáforas da vida! Curioso também que ele é o único animal de poder que temos em comum!

Vamos então às características desde nosso amigo do mar?

Lembram quando eu falei do beija-flor e do quanto era praticamente impossível ser indiferente a ele?  Acredito que o mesmo vale para o golfinho! Assim como o beija-flor, também o golfinho possui a alegria divina!

Pessoas cujo animal de poder é o golfinho possuem características como gentileza, pureza, sutileza.

O golfinho desperta em nós a empatia e ajuda a curar a baixa auto-estima, especialmente nas crianças. 

Quem possui o golfinho como animal de poder há,  especialmente com crianças e com pessoas com necessidades especiais, uma relação muito especial. Isto porque o totem do golfinho os ajuda a desprenderem-se de si mesmos e se colocarem no lugar do outro. Sua empatia os ajuda a entrarem no Mundo do Outro, fazendo com que este se sinta escutado, acolhido, compreendido. Ao se relacionarem com as crianças, são, como os golfinhos, sorridentes, alegres, brincalhões e, ao mesmo tempo, conseguem estabelecer regras, limites, serem compreendidos, escutados e obedecidos.

O golfinho e o polvo possuem uma sabedoria ímpar. Além disso, uma das características mais lindos que o golfinho transmite àqueles que o tem como um dos seus animais de poder, é o dom da cura.

O golfinho nos convida a mergulhar, mergulhar sem medo na profundidade do ser. Mergulhar nas nossas próprias àguas internas. Nos convida a deixar fluir as emoções.  A mergulhar em nós mesmos, nos conhecermos profundamente, para então usarmos este mesmo dom para mergulharmos nas profundezas do outro, ajudando-o na busca da cura emocional, do seu despertar.

Enquanto eu colocava estas frases no papel, me veio em mente um trecho de “Perto do coração selvagem”, de Clarice Lispector:

“Suponho que entender não é uma questão de inteligência e sim de sentir, de entrar em contato. Ou toca ou não toca. Renda-se, como eu me rendi. Mergulhe no que você não conhece como eu mergulhei. Não se preocupe em entender, viver ultrapassa qualquer entendimento”.

Parece que é isto que o golfinho tenta nos/me dizer: perde o medo, mergulha! Tens o dom de curar, de despertar sorrisos!

Com este, encerro aqui  esta pequena série de textos, falando sobre a minha experiência na busca dos meus 4 animais de poder, através de uma consulta xamânica, realizada com Tkaynã, xamã das tribos Kariri-Xokó e Funiô.

Agora, o mais importante é: o que ficou desta experiência?

Mesmo que inicialmente eu tenha “embarcado” nesta busca movida principalmente pela curiosidade, logo esta foi substituída pela certeza de que, na verdade, quem me guiara nesta “busca”, através da intuição, foram os meus mentores espirituais, espíritos protetores que, apresentando-se nas vestes de tais animais, não apenas me fizeram lembrar quem sou realmente e, especialmente, a que propósito aqui estou, como me fizeram refletir sobre os caminhos já traçados e sobre tudo aquilo que ainda preciso construir.  Me fizeram relembrar características a mim peculiares, mas que pareciam estar adormecidas, ao mesmo tempo que pareceram ter vindo no momento exato em que começo a refletir sobre a busca de novos caminhos, sobre mudanças, sobre a possibilidade de, como o lagarto, “me desapegar”, me liberar de uma estrada que talvez já não seja mais a minha e seguir um caminho novo, distribuindo, como o beija-flor, a alegria divina e, tal o cachorro, espalhar amor, que o Mundo tanto precisa. Para tal, como o golfinho, precisarei aprender a mergulhar, sem medo, nesse mar imenso que existe dentro de mim. Aprender, mais do que escutar, a sentir. Sentir a vibração. A vibração do planeta, do Universo inteiro, as ondas percebidas pelo lagarto, pelo cachorro, pelo beija-flor e também pelo golfinho. A vibração da minha própria energia, do meu espírito, do meu coração. Isto certamente acarretará mudanças. Mudanças que virão no momento certo. O que significa também exercitar a paciência, a tolerância e a gratidão. Confiar no Universo, confiar em si mesma, render-se, sem, porém, tentar apressar o rio.

Lembro que da primeira vez em que falei sobre os meus portais, os enxerguei com muita, muita luz. Um caminho iluminado, lindo. No entanto, luz demais ofusca a visão. E é nisso que consiste a espera. Como o barco que para fazer a travessia em segurança, espera que as águas se acalmem. Como quando mergulhamos de pé, por não enxergarmos o fundo ou, voltando à questão da visão, como quando vamos da um lugar mais escuro para um mais claro: precisamos dar um tempo para que as nossas pupilas se adaptem. Assim também o é para as mudanças da nossa vida, especialmente aquelas em que um dos principais fatores envolvidos é a emoção.

Hoje, a coisa mais importante que eu poderia dizer é obrigada. Obrigada ao Tkaynã, pela oportunidade linda de me fazer conhecer meus 4 animais de poder e, através deles, saber mais a respeito de mim mesma, meu jeito, meus dons, minhas dificuldades e desafios. Por isso, agradeço também à eles, aos meus Animais de Poder, estes espíritos-guia, que, como o nome diz, me guiam, especialmente através dos sonhos, da intuição. Eles que me protegem, respeitando, porém, as minhas escolhas, o meu livre arbítrio.

Hoje, posso dizer que o que aprendi desta experiência pode ser resumido nas seguintes palavras: desapego, ternura, acolhimento, amor, alegria, intuição e gratidão.

Marian

Animali di potere o animali guida: il colibrì

23 abr

Il colibrì, il mio animale  di potere alato, guardiano del portale nord.

Il colibrì. Ah, il colibrì! Chi non è mai rimasto incantato di fronte ad un colibrì?

Il colibrì, con i suoi colori, la sua brillantezza, la sua delicatezza. Il colibrì, così piccolo eppure così forte. Il colibrì con la sua sottigliezza, il colibrì la cui “arma” nella lotta contro i nemici della foresta consiste nella vibrazione. Nella vibrazione delle sue ali, in armonia con la vibrazione dell’Universo. Vibrazione che genera onde, onde divine.

Colibrì che è stato ritratto in tanti testi e canzoni, tra cui …

“Beija-flor, que trouxe o meu amor, voou e foi embora. Olha só como é lindo o meu amor, sou feliz agora”. (Natiruts) -“Colibrì, che ha portato il mio amore, è volato e se n’è andato. Guarda com’è bello il mio amore, ora sono felice ”. (Natiruts)

“Eu vou nas asas de um passarinho,eu vou nos beijos de um beija-flor.No tic tic tac do meu coração, renascerá” (Tibalada)- “Vado sulle ali di un uccellino, vado sui baci di un colibrì. Nel tic tic tac del mio cuore, rinascerà” (Tibalada)

“ Eu protegi teu nome por amor, em um codinome: Beija-flor”. (Cazuza)- “Ho protetto il tuo nome per amore, nome in codice: Colibrì”. (Cazuza)

E oggi, scrivendo questo testo, mi sono imbattuta in un quartetto jazz chiamato Jim Hall Quartet, che ha una canzone intitolata “Beija-flor”!

Se semplicemente pensare al colibrì, già ci dà una sensazione di dolcezza e pace (almeno con me è così), provate ad immaginare quando apprendiamo il suo bellissimo significato all’interno dello sciamanesimo e tutto ciò che esso rappresenta!

Nella misura in cui lo sciamano Tkaynã parlava non solo delle caratteristiche del colibrì, ma soprattutto di cosa significa avere questo magnifico piccolo essere come uno negli animali del potere, mi sentivo affascinata, elettrizzata e, soprattutto, grata. Mi stavo rendendo conto del privilegio che mi era stato concesso e di quanto essere qualcuno “colibrì” sia un onore e, allo stesso tempo, richieda grandi sfide e responsabilità.

Il colibrì ha la forza del rombo. Il rombo è l’unione di due triangoli. Il colibrì, con le ali spiegate, ha esattamente la forma di un rombo. Il diamante, le 4 punte, i 4 portali: Nord, Sud, Est, Ovest.

Sebbene mi sia apparso come un guardiano, cioè come il mio animale guida del Portale Nord, in realtà luiviaggia attraverso tutti loro. È un messaggero dei 4 portali.

Le persone colibrì sono molto intuitive e sarebbero ottimi terapisti.

Ragazzi … facciamo una pausa … ricordate quando, nel testo sulla lucertola selvaggia, ho commentato che una delle lezioni che lei doveva darmi si riferiva all’importanza di ascoltare di più l’intuizione? Ecco.

E sull’essere un buon terapista … che ci crediate o no, lui (lo sciamano), non aveva idea della mia educazione, tanto meno del mio lavoro, in un passato non così passato, come psicoterapeuta. Ma la parte più bella del “potere del colibrì” deve ancora venire.

Il colibrì porta sempre gioia alle persone! Ma non quella gioia nel senso di “fare battute” o cose del genere. La tua gioia è una gioia genuina, profonda, divina.

Il colibrì è la manifestazione più pura dell’amore divino. È sempre un punto di luce nell’oscurità. (Ragazzi, non avete i brividi? Io, sì!).

Il colibrì ha l’energia del bambino. È fascino. È flessibile. Ha il potere di trasmutazione, cioè ha il dono di trasformare la tristezza in gioia, l’oscurità in luce. Hai bisogno di una prova? Prova ad osservare cosa succede quando un colibrì entra in un ambiente. Tutti, tutti sorridono, tutti rimangono incantati.

Da un punto di vista olistico e spirituale, è un messaggero divino. Possessore dei 7 colori dell’arcobaleno, agisce armonizzando i 7 chakra. Ha energie angeliche, sostiene i 7 raggi divini degli Arcangeli: Miguel-azul; Golden Jophiel; Samuel-rosa; Gabriel- bianco; Rafaelverde; Uriel-rubino; Ezechiele – Viola.

La forza del colibrì sta nel suo movimento fraterno. Essendo il “custode” dei 7 raggi divini, se ben operato in noi, cioè se lo accettiamo e gli permettiamo di manifestarsi, può avere un effetto psichico sia su noi stessi che sugli altri. Basta pensare, ad esempio, al potere di ciascuno di questi raggi divini di cui  è un messaggero, di cui noi, il cui animale di potere è il colibrì, possiamo diventare messaggeri:

• Blu: fede, potere e azione

• Dorati: saggezza, elevazione e illuminazione

• Rosa: amore incondizionato, adorazione e bellezza

• Bianco: armonia, purezza e ascensione

• Verde: verità, abbondanza e guarigione

• Ruby: devozione, cooperazione, guarigione e servizi di pace

• Viola: trasmutazione, purificazione e magnetizzazione.

Anche se ho ancora bisogno di scrivere degli altri miei animali di potere, confesso che il fatto di essere entrata più in profondità in questi 2 che, sebbene sembrino così diversi, hanno caratteristiche in comune, mi porta già a riflettere sulle mie scelte, su tracciati, strade percorse e a pensare al futuro.  Pensare che forse stia arrivando il momento di “cambiare pelle” come la lucertola selvaggia e trovare un modo per essere, come il colibrì, messaggero divino di quella gioia genuina di cui il mondo ha così tanto bisogno.

Marian

Animali di potere: parliamo della LUCERTOLA SELVAGGIA?

22 abr
Come promesso, eccomi qui a parlare, uno per uno, dei miei 4 animali di potere, o animali-guida, che si sono manifestati durante una consultazione sciamanica tenutasi lunedì scorso.
Inizio questo testo dicendo che, in genere, dopo che gli animali si sono manifestati, lo sciamano inizia la sua spiegazione con l'animale proveniente dal Nord, cioè l'alato, il rappresentante dell'elemento ARIA.
Nel mio caso però è successo qualcosa di molto interessante: dei miei 4 animali di potere, 3 avevano caratteristiche molto simili. Rappresentavano/significavano/trasmettevano tenerezza, conforto, accoglienza, compassione. Solo uno di loro differiva leggermente dagli altri: la lucertola selvaggia. Ed è per questo che abbiamo iniziato da essa.
In effetti, ad essere onesti, non era per iniziare la spiegazione da “lei”. È appena successo. Forse per la somiglianza tra gli altri 3, o forse per la mia reazione nel sapere che, tra le innumerevoli opzioni di animali striscianti che potevano essere guardiani del mio portale orientale, cioè del Fuoco, quello che si è manifestato è stata proprio la lucertola selvaggia o “lagarto” in portoghese.
"Stupendo," ho detto. Presto tornai ai tempi dell’Università e mi sentii privilegiata di aver studiato alla Unisinos. Ricordo come se fosse oggi, le lucertole selvaggie che giravano liberamente per il campus nelle giornate più calde, o quando semplicemente restavano lì a "lagartear" al sole, senza farci caso alla compagnia di noi studenti che, seduti sull'erba, facevamo esattamente la stessa cosa.
Vale la pena ricordare che, quando studiavo all'Unisinos (non so se è ancora così), avevamo 1 materia per turno/giorno. Ad esempio, in un giorno, si poteva fare 3 lezioni (mattina/pomeriggio/sera). Logicamente, c'era una pausa, un intervallo tra di essi. Ed era durante questi intervalli che riuscivo ad “apprezzare” il campus ei suoi “abitanti”,le anatre, le oche, le tartarughe, le innumerevoli piante e ... le lucertole selvaggie. (Non ho mai studiato nei 3 turni, ma di solito in 2 di essi: o pomeriggio e sera, oppure mattina e pomeriggio). A proposito,oggi, se ci penso, mi rendo conto che avrei potuto godermi ancora di più la “vita nel Campus”. Un'altra cosa molto interessante che facevano alla Unisinos era un progetto culturale che si realizzava ogni martedì pomeriggio, nel teatro del Campus: apresentazioni teatrali, concerti, performance artistiche in generale, ecc. Sempre gratuite. Ma torniamo alla lucertola selvaggia.
La lucertola selvaggia ci fa lavorare sul distacco. Con il cambio di pelle lui, di tanto in tanto, “abbandona il vecchio per entrare nel nuovo”. È un animale il cui cammino è solitario, il che ci porta a pensare ai percorsi dei grandi saggi dell'umanità: quasi tutti camminavano da soli.
Il fatto che  la lucertola selvaggia preferisca "camminare da sola" non significa, tuttavia, che sia egoista. Significa semplicemente che fa i suoi piani e va avanti. Chi vuole, può accompagnarla! Chiunque voglia unirsi sarà sicuramente ben accetto, ben accolto.
Quando parliamo dello “distacco” della lucertola selvaggia e la sua relazione con noi, con il nostro modo di essere, ci riferiamo non solo a cambiamenti di percorsi, piani, strade, ma anche al modo in cui affrontiamo le relazioni, a come ci comportiamo in relazione a l'altro. Una persona che ha la lucertola selvaggia come suo animale di potere, è qualcuno che si dona completamente (dà la pelle?), una volta, due volte. Dopodiché, non insiste più. Semplicemente segue avanti. Essere una “lucertola selvaggia” significa vivere la giornata, l'oggi e tutto ciò che ha da offrire.
La lucertola selvaggia cammina guardando in basso. La lezione che il totem della lucertola selvaggia viene a darci, attraverso questo suo modo di passeggiare, è che dobbiamo imparare a guardare il TUTTO! Guardare il tutto, in questo caso, significa sentire la grandezza del tutto. Significa imparare ad ascoltare (e usare) l'intuizione.
Sempre a questo proposito, è importante ricordare che la lucertola selvaggia è sorda e “ascolta” attraverso la vibrazione, creando un campo magnetico. Vibrazione: intuizione. Ed è proprio questo il messaggio che è venuto a darci/darmi: ho bisogno di espandere il mio campo del "sentire". Risvegliare la mia intuizione, che è molto forte!
Io e la lucertola selvaggia, o meglio,sulla lucertola selvaggia che abita in me.
Durante la mia conversazione con lo sciamano, ho continuato a pensare alle volte in cui, nella mia vita, ero stata / sono una “lucertola selvaggia”. Appena lui ha commentato che una persona che ha la lucertola selvaggia come uno dei suoi animali di potere è qualcuno il cui percorso è solitamente solitario, per alcuni istanti mi sono fatta pensierosa. In seguito, tuttavia, mi sono resa conto che lui si riferiva soprattutto alla ricerca dell'ascensione, al mio viaggio evolutivo.
Ho continuato a riflettere su questo argomento anche nei giorni successivi al consulto e mi sono resa conto di quanto spesso scelgo la solitudine. Quanto è importante per me, anche, per esempio, nella nostra vita matrimoniale, avere il mio spazio, il mio momento, i miei segreti. Conoscete quelle coppie che fanno tutto insieme tutto il tempo, che praticamente passano insieme 24 ore al giorno? O che ... non lo so, condividono tutto, vanno in bagno insieme, mentre uno si lava i denti, l’altro fa la pipì? Io invece non sono così! Ho cose "mie" che sono semplicemente "mie". E non intendo cose "materiali". Di queste ho imparato, con la lucertola selvaggia, a esercitare il distacco. Mi riferisco invece a scelte di vita, alla importanza di avere dei momenti di “me con me stessa”, come, ad esempio, il momento in cui ho deciso di fare la consulenza sciamanica, o quelli in cui mi metto a scrivere.
La lucertola selvaggia cambia pelle ogni 8 mesi. Insomma, è distaccata, vive il presente, lascia il passato, quella strada pronta, sicura, facile, per andare alla ricerca del nuovo.
Durante la mia vita, ho avuto quelli che chiamerò "momenti lucertola selvaggia". Momenti in cui ho intrapreso azioni che alcuni definirebbero impensabili. Atteggiamenti intuitivi, che hanno portato grandi cambiamenti nella mia vita. Atteggiamenti che potrei riassumere in un dialogo come questo:
_ Andiamo?
_ Andiamo!
Sicuramente ho avuto diversi momenti come questo e molti altri ne verranno. Momenti in cui non ho pensato, non ho rifletutto. Ho semplicemente agito. Momenti in cui ho ascoltato il cuore, cioè l'intuizione. Tra questi, ne evidenzio alcuni:
-          Il mio primo contatto con la Unisinos e quella sensazione di: “qui è dove voglio studiare”
-          Quella volta in cui la mia migliore amica mi ha invitato ad andare con lei a studiare inglese in Canada. Praticamente alla vigilia della partenza, lei ha semplicemente cambiato idea. Ricordo che guardai mia madre e dissi: "Io ci vado". Ed è stato così che, da sola,ho intrapreso una delle esperienze più belle e affascinanti della mia vita!
E a proposito del Canada, come spiegare il fatto che io, “appena arrivata”, ho deciso di sedermi su una poltrona davanti all'ascensore della “Residenza” dove alloggiavo (non ho voluto ospitarmi in una casa di famiglia) e,ad un certo punto, l'ascensore si è aperto ed è scesa una ragazza parlando in portoghese? E se vi dicesse che lei era ... di Caxias? In altre parole, della mia stessa città? Un po' più grande di me e già "informata" sulla città, ha finito per "accogliermi" come ad una sorella minore. Oltre a lei, ho finito per fare amicizia con persone provenienti da tutto il mondo! Ah, Toronto… mi manchi! Ma torniamo ai "momenti lucertola selvaggia":
-          Quando, senza pretese, ho deciso di spedire alcuni dei miei lavori ad un Congresso di Psico-Oncologia che si sarebbe tenuto in Italia e, per mia grande sorpresa, TUTTI sono stati selezionati. Questo risultato è stato così motivante che ho finito per guadagnare, dalla clinica dove lavoravo all'epoca, non solo l'iscrizione al Congresso, ma anche degli aiuti economici sia per il viaggio che per l'alloggio. (Quello sarebbe stato il mio secondo contatto con l'Italia. Il primo, era stato qualche anno prima: un mese a Perugia, studiando italiano alla Università per gli Stranieri. In effetti,se ci penso, anche quel viaggio era avvenuto un po’ "per caso". Chi in realtà studiava l’italiano e di conseguenza era parte del gruppo che avrebbe fatto quel viaggio erano le mie zie e mia madre. Alla fine, mia madre non ha potuto andare e quindi siamo andati io, le mie zie, mio zio e mio cugino.)
Tornando a parlare del Congresso. Ancora una volta vedo la lucertola selvaggia manifestarsi quando, senza pensarci due volte, invito mio zio Ruben ad accompagnarmi. Non mi è nemmeno passato per la mente invitare qualcun altro! È stata una cosa automaticoa! Oggi ringrazio Dio e l'Universo per quella scelta "non raggionata". Oltre il fatto che lui si è rivelato essere uno dei migliori compagni di viaggio che potessi desiderare (il che in realtà avevo potuto osservare già a Perugia, anche se lì eravamo in un gruppo più numeroso), l'aver passato insieme quei momenti così speciali ha fatto  sì che io potessi guardare con me ricordi che, ora che lui è partito per il mondo spirituale, occupano un posto di rilievo nel mio cuore. Ricordi che non esisterebbero se avessi usato la logica invece dell'intuizione.
-          E quella volta in cui, alla vigilia del matrimonio di mia cugina, il mio “compagno” di allora mi disse che non sarebbe andato alla cerimonia? "Io ci andrò", ho risposto. E così ho fatto. E le cerimonie erano due. E quella decisione ha finito per dare alla mia vita una svolta di 180 gradi, aiutandomi a lasciarmi alle spalle quella pelle consumata e avere il coraggio di andare alla ricerca del nuovo, di scommettere sul sogno, di credere nell'amore.
Amore. Ah, l’amore ... c'è qualcosa di più intuitivo dell'amore? L'amore che muove le montagne, che attraversa gli oceani. È stato per amore. È stato per amore che ho lasciato tutto, è stato per amore che ho lasciato la mia vita (e tutto il conforto che  essa mi offriva, la mia casa, il lavoro, un ottimo stipendio), per ricominciare, dall'altra parte del mondo.
Quando ho preso questa decisione, per così dire, radicale, tutti (me compreso) pensavano che fosse una decisione presa per l’amore di quello che ora è mio marito. In un certo senso è vero. Oggi, però, mi rendo conto che quella decisione era sicureamente legata al desiderio di provare a vivere un amore vero, un amore che probabilmente veniva da altre esistenze, ma aveva anche a che fare con l'amor proprio. Permettermi di cambiare, permettermi di ricominciare, anche questo è esercitare l'amore. Perché oggi, solo oggi, mi rendo conto che per poter amare qualcuno per intero, dobbiamo prima amare noi stessi.
Certamente ci sarebbero altri esempi, ma credo che questi siano i più marcanti. Oltre a questo, la lucertola selvaggia si fa presente nelle vite di chi la possiede come “animale di potere” ogni volta che sorgono pensieri, per così dire, intuitivi: quando pensiamo a qualcuno e decidiamo di chiamare quella persona; quando "dal nulla" decidiamo di prendere una strada diversa  della solita per tornare dal lavoro, ecc.
La lucertola selvaggia, così “diversa” dagli altri miei animali potenti, ha sicuramente molto da insegnarmi. Che, come lei, io possa seguire la mia strada così, senza paura. Senza paura di abbandonare quei “vecchi vestiti che non mi stanno più”, senza paura di ascoltare quella “vocina interiore” che mi guida su quale attitudine assumere, che direzione prendere. Nella saggezza dell'Universo, posso solo essere grata per la presenza della lucertola selvaggia nella mia vita. Ringraziare questo guardiano del fuoco, che mi permette di esplorare non solo l'Universo che mi circonda, ma anche il mio Universo interiore.
 
Marian

Animais de poder: falando sobre o cachorro

22 abr

Não precisamos ser espertos de xamanismo para imaginar o que o cachorro, como animal de poder, ou “animal-guia”, tem para nos ensinar.

Os cachorros são exemplo de fidelidade e servitude. São guardiões natos, defensores daqueles que amam, sem medir esforços.

Descendentes diretos do lobo (cachorros são lobos que foram domesticados), dizem que, quando uivam para a lua, é o lobo que ainda existe dentro deles que  busca se manifestar. Uivar para a lua é se remeter a um passado distante. Aquele uivo, que tantas vezes parece um choro, é saudade. Saudades das estrelas, saudades daquele plano astral que ficou para trás. Afinal, assim como nós, ele (o cachorro) também veio a este planeta em missão. Mas falemos agora sobre o cachorro como “espírito-guia”, ou seja como animal de poder.

Cada um dos 4 animais de poder que nos acompanham trazem consigo virtudes e desafios. Eles nos mostram o que precisamos trabalhar em nós, para nos tornarmos seres humanos melhores. Nos ajudam a “trabalhar” o que precisa ser trabalhado, ou seja, nos apresentam o desafio mas, ao mesmo tempo, nos oferecem a sua sabedoria, para que possamos vencer tais obstáculos (muitas vezes impostos por nós mesmos).Tais animais são, a meu ver, como espíritos-guia que nos acompanham assim como o fazem os nossos Mentores Espirituais. Assim, por exemplo, o lagarto se faz presente na minha vida para que eu trabalhe o desapego. O beija-flor, para que eu trabalhe a alegria. Se me meto a pensar na minha vida, me dou conta do quanto tenho trabalhado tais questões. De como evoluí neste sentido, de uma criança tímida, suuuper apegada e chorona, hiper sensível, a alguém que, não sem dificuldades, mas com muita força de vontade, tem buscado superar os desafios que a vida vai oferecendo.E o cachorro?

O cahorro veio para me/nos ensinar a trabalhar o amor incondicional. Aquele amor verdadeiro e desinteressado, que não busca nada em troca. Porque o cachorro é assim, AMA o seu dono e o defende à qualquer custo. Ele possui dentro de si a força do guerreiro. Assim como ele, também nós, cujo guardião do Portal Sul é o cachorro, “perdemos as estribeiras” para defender quem amamos. Agora, a coisa mais interessante disto tudo é que defendemos “emocionalmente” a quem amamos.  No entanto, não gostamos de ser humilhados, de virar “capacho”. Não queremos reconhecimento ( e isto é uma das coisas importantes que o cachorro tem a nos ensinar), ou seja, não esperamos que o outro nos responda com a mesma intensidade. No entanto, a partir do momento em que percebemos que a nossa dignidade está sendo menosprezada, seguimos adiante, para não mais voltar.

Sim, é verdade que, como o cachorro, não medimos esforços para defender a quem amamos. Também é verdade que o fazemos de forma “quase que” totalmente desinteressada, ou seja, ajudamos porque realmente queremos o bem daquela pessoa e não para que ela se sinta “em dívida” conosco, muito menos para “gritar aos 4 ventos” o quanto somos “bondosos”. No entanto, desejamos sim que a pessoa melhore, espiritualmente, emocionalmente. Sendo assim, ela também precisa fazer a sua parte para melhorar a si mesma. Porque se nada muda, uma hora a gente cansa. E parte em busca de outra pessoa a quem amar incondicionalmente.

Interessante tudo isso, não? Me faz pensar no quanto o mundo precisa de  mais “totens cachorros”! No auge da tecnologia, no boom das redes sociais, fico pensando naqueles que ficam exibindo imagens e mais imagens de “trabalhos sociais”, fotos e histórias contando (e mostrando) o quanto exercem a caridade. Me pergunto: será que fariam o mesmo se tudo isto precisasse ficar escondido? Sim, fazer o bem só pode fazer bem, porém a questão é: estou fazendo o bem porque “faz bem” ao outro, ou porque preciso alimentar o meu ego? Estou fazedo doação de comida, ou de roupas, como um gesto de amor ou para não me sentir em culpa por ter gasto absurdos num restaurante, ou por ter comprado roupas de marca que sei que usarei apenas 1, 2 vezes?

Acredito que o cachorro (e falo não apenas do cachorro como animal de poder, mas dele de uma forma geral) veio ao mundo para nos ensinar sobre humildade e, como dito acima, sobre amor incondicional. Que tal aprendermos com ele?

Ah! Mudando completamente de assunto… sobre a questão da lua… Gente… Eu AMO ficar admirando a lua, as estrelas… Como o cachorro, também me emociono ao olhar o céu. Lembro que, desde criança, nas noites estreladas, sempre que podia ia num pátio ou jardim e ficava lá, um tempão, observando a grandsiosidade do Universo. Hoje, sei que estava em contato com outros Universos.

E quantas vezes eu, observando o céu, penso naquele trecho do Pequeno Príncipe, onde ele não especifica qual delas é a “sua” estrela, de modo que poderia ser qualquer uma delas. E morando aqui, no outro lado do Planeta, algumas vezes cheguei a combinar com amigas que ficaram do outro lado do Oceano, de olharmos para a lua no mesmo instante. Porque, visto que enxergamos lados opostos da mesma, olhar para a lua significa trocar olhares, significa nos encontrarmos, significa, sim, que de certa forma nossos olhares se cruzarão.

Preciso trabalhar mais este amor verdadeiro e incondicional que o cachorro veio me ensinar. Preciso aprender com ele a exercer o perdão, lembrando, porém, que perdoar não sinifica simplesmente aceitar. Perdoar não quer dizer baixar a cabeça, se humilhar. Perdoar significa não guardar mágoas ou rancores mas, ao mesmo tempo, se permitir partir, sem olhar para trás. (Tenho, na minha vida, buscado ser assim. Não é simples, mas quando conseguimos, ah, como nos faz bem!)

Marian

Um encontro especial

20 abr

Ontem, após a leitura do Evangelho, pedi ao mundo espiritual autorização para me encontrar com o tio Ruben. Queria poder vê-lo e que não demorasse muito. E olhem a minha pretensão! Não só pedi para termos um encontro, como para me lembrar no dia seguinte! (Acredito que durante o sono acontecem muitos encontros, mas acabamos esquecendo ao despertar. Acordamos com a “sensação” do encontro, com a lembrança da pessoa, mas não sabemos exatamente explicar o que aconteceu).
A noite passada sonhei com ele. Não, não foi sonho. Tenho certeza de que foi um encontro. Me vi em Caxias, lá na nossa casa. Eu descia as escadas do sótão (não me perguntem o que eu tinha ido fazer lá em cima…mas saibam que nas últimas vezes em que estive lá, era no sótão que eu dormia). Continuando….me vi descendo as escadas, depois indo em direção ao banheiro. Vi que a luz do banheiro estava acesa, a porta aberta. Achei estranho, fui dar uma olhada. Vi uma pessoa,um homem de costas, com um roupão branco (Não sei se era um roupão, uma túnica… Eu sei que era branca e parecia meio atoalhada). Lembro que eu falei : “Bibi, é tu?”. Ele se virou e sim, era ele! Estava mais jovem e parecia estar deixando crescer o bigode (Tinha apenas alguns fios). “Estás deixando crescer o bigode?”, perguntei.
Conversamos mais um pouco, ele comentou que tinha vindo ver como estava a tia Renée . Eu disse para ele que ele podia ficar tranquilo, que a tia estava bem, que ela está sendo bem cuidada. “Fica tranquilo, tio, ela tá bem cuidada, ela tá bem!”
Depois disso, como se eu estivesse vivendo um “sonho dentro do sonho”, falei pra ele: “Bibi, tu tá mesmo aqui? Eu posso te tocar?”
Como se naquele momento eu tivesse a necessidade de “sentir” fisicamente a sua presença, toquei o seu braço. E o senti, concretamente. Ali, tive a certeza de que aquilo não era um sonho, mas um encontro real.
Hoje de manhã, para minha surpresa, uma flor que acreditávamos tivesse pouca esperança de sobreviver e que eu adoro, especialmente porque ela perfuma de mel, renasceu, como fosse ele deixando mais um sinal da sua presença aqui pertinho de nós.
Obrigada ao mundo espiritual, aos nossos mentores, por terem permitido este encontro! Imagino que o tio Ruben provavelmente se encontre ainda e reabilitação, em tratamento no Hospital. Talvez ele já esteja na sua colônia, mas de qualquer forma sei que certamente deve estar envolvido em muitas tarefas, portanto, ter tido a honra desta visita, ter podido ter esse encontro tão especial é algo pelo qual eu só tenho a agradecer! Obrigada, obrigada, obrigada, obrigada! #gratidão

Marian

P.S: Conversando com minha mãe pelo telefone, ela me comentou que elas têm deixado aquela luz do banheiro lá de casa acesa durante a noite e a porta entreaberta, para a minha tia enxergar, caso precise ir ao banheiro durante a noite. Só que eu não sabia disso! Tanto é que estranhei encontrar a luz acesa. Agora, acredito que esta seja mais uma prova de que eu realmente me transportei pra lá.

Animais de poder: o Beija-flor

19 abr

O beija-flor, meu animal de poder alado, guardião do portal Norte.

O beija-flor. Ah, o beija-flor! Quem nunca ficou encantado ao se deparar com um beija-flor?

O beija-flor, com suas cores, seu brilho, sua delicadeza. O beija-flor, tão pequenino e ao mesmo tempo tão forte. O beija-flor com sua sutileza, o beija-flor cuja “arma” no combate aos inimigos da floresta está na vibração. Na vibração das suas asas, em harmonia com a vibração do Universo. Vibração que gera ondas, ondas divinas.

Beija-flor que foi retratado em tantos textos e canções, entre elas…

“Beija-flor, que trouxe o meu amor, voou e foi embora. Olha só como é lindo o meu amor, sou feliz agora”. (Natiruts)

“Eu vou nas asas de um passarinho,eu vou nos beijos de um beija-flor.No tic tic tac do meu coração, renascerá” (Tibalada)

“ Eu protegi teu nome por amor, em um codinome: Beija-flor”. (Cazuza)

E hoje, escrevendo este texto, me deparei com um quarteto jazz chamado Jim Hall Quartet, que tem uma música intitulada “Beija-flor”!

Se pensar no beija-flor por si só já nos transmite uma sensação de doçura e paz (pelo menos comigo é assim), procurem imaginar então quando ficamos sabendo sobre o seu lindo significado dentro do xamanismo e tudo aquilo que ele representa!

À medida em que o xamã Tkaynã ia falando não apenas sobre as características do beija-flor, mas especialmente sobre o que significa ter este magnífico serzinho como um nos animais de poder, eu ia me sentindo fascinada, emocionada e, acima de tudo, grata. Ia me dando conta do privilégio que me fora concedido e do quanto ser alguém” beija-flor” é uma honra e, ao mesmo tempo, requer grandes desafios e responsabilidades.

O beija-flor possui a força do losango. O losango é a união de dois triângulos. O beija-flor,com as asas abertas, tem exatamente a forma de um losango. O losango, as 4 pontas, os 4 portais: Norte, Sul, Leste, Oeste.

Embora ele tenha aparecido para mim como guardião, ou seja, como meu animal de poder do Portal Norte, ele na verdade transita por todos. Ele é um mensageiro dos 4 portais.

Pessoas beija-flor são muito intuitivas e dariam excelentes terapeutas.

Gente…façamos uma pausa…lembram quando, no texto sobre o lagarto, eu comentava que uma das lições que ele tinha para me dar se referia à importância de escutar mais a intuição? Pois é.

E sobre ser um bom terapeuta…acreditem ou não, ele (o xamã), não fazia ideia da minha formação, muito menos da minha atuação, num passado não tão passado assim, como psicoterapeuta. Mas a parte mais linda do “animal de poder beija-flor” ainda está por vir.

O beija-flor leva sempre alegria para as pessoas! Mas não aquela alegria no sentido de “fazer piadinhas” ou coisas assim. A sua alegria é uma alegria genuína, profunda, divina.

O beija-flor é a manifestação mais pura do amor divino. É sempre um ponto de luz na escuridão. (Gente, vocês não estão arrepiados? Eu, sim!).

O beija-flor possui a energia da criança. É encanto. É flexível. Ele detém o poder da transmutação, ou seja, tem o dom de transformar tristeza em alegria, trevas em luz. Precisam de provas? Basta observar quando um beija-flor entra em um ambiente. Todos, todos sorriem, todos se encantam.

Do ponto de vista Holístico, Espiritual, ele é mensageiro Divino. Possuidor das 7 cores do arco-íris, age harmonizando os 7 chakras. Possui energias angélicas, é detentor dos 7 raios divinos dos Arcanjos: Miguel- azul; Jofiel- dourado; Samuel- rosa;  Gabriel- branco; Rafael- verde;  Uriel- rubi; Ezequiel- Violeta.

A força do beija-flor está no seu Movimento Fraterno.  Sendo detentor dos 7 raios divinos ele, se bem trabalhado em nós, ou seja, se o aceitarmos e permitirmos que ele se manifeste, pode exercer um efeito psíquico tanto em nós mesmos como nos outros. Basta pensarmos, por exemplo, no poder de cada um destes raios divinos, dos quais ele é mensageiro, dos quais nós, cujo animal de poder é o beija-flor, podemos nos tornar mensageiros:

  • Azul: fé, poder e ação
  • Dourado: sabedoria, elevação e iluminação
  • Rosa: amor incondicional, adoraçao e beleza
  • Branco: harmonia, pureza e ascensão
  • Verde: verdade, abundância e cura
  • Rubi: devoção, cooperação, serviços à cura e a paz
  • Violeta: transmutação, purificação e magnetização.

Embora ainda falte escrever sobre os meus outros  animais de poder, confesso que o fato de ter entrado com uma maior profundidade nestes 2 que, embora pareçam tão diferentes, possuem sim características em comum, me leva já a refletir sobre as minhas escolhas, sobre caminhos traçados, estradas percorridas e a pensar no porvir. Pensar que talvez esteja chegando o momento de “trocar de pele” como o lagarto e encontrar um modo para ser, como o beija-flor, mensageira divina daquela alegria genuína que o Mundo tanto precisa.

Marian