Sì, ci siamo sposati!

31 ago

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Era il 26 giugno 2017. Per festeggiare il mio compleanno, Roberta, meglio conosciuta come Roby, la zia di Ste, ha organizzato una cena a casa sua. Quella sera, uno dei regali in particolare è stato molto, molto speciale. Lì, davanti a tutti, Ste mi ha chiesto di sposarlo. Ufficialmente. Sposa a quarant’anni. Chi avrebbe detto!

Se è stata una sorpresa? Beh, a essere sincera, lo è stata e non lo è stata. Tutto allo stesso tempo. Perché, in effetti, l’idea di “sposarsi” è iniziata da noi due insieme, più per questioni burocratiche che per questioni romantiche. Anche se, lo confesso, è stato un momento molto speciale. Dopo tanti anni insieme, ricevere la proposta di matrimonio con l’anello che, un giorno, il padre dello Ste aveva dato a sua madre …. non ha prezzo! Come se un pezzo del loro amore fosse lì immortalato. Mi emoziono solo a pensare.

Sposarsi con chi si ama è molto buono, sai? E sposarsi due, tre volte con la stessa persona … è ancora meglio!
Sì, il nostro matrimonio è stato più che confermato, più che benedetto. E rifarei tutto di nuovo, senza dubbio! Forse cambierei uno o altro dettaglio. Piccoli contrattempi, che in realtà non hanno avuto nulla a che fare con noi. Nel complesso, comunque, avrei fatto tutto esattamente com’è stato fatto.

Che cosa intendi con tre matrimoni? Tranquilli! Ora spiego!

Matrimonio parte uno: Il rito Civile.

Il più formale di tutti, anche se è stato molto informale. Quella che doveva essere una semplice firma di documenti, si rivelò un momento d’intensa gioia ed emozione.

Il luogo della cerimonia, una piccola cappella sconsacrata di una vecchia Villa, con un parco che faceva di cornice, mi ha fatto sentire in una fiaba. Per non parlare del luogo della festa, circondato dal verde. Oh, e cosa dire del mio arrivo, in una bellissima macchina d’epoca? Tutto un sogno!

Avere il tuo matrimonio civile celebrato dal tuo amico invece di un qualunque funzionario del comune, rende quel giorno ancora più speciale.

Sì! Chi ci ha sposati è stato un nostro amico! Amico che ha fatto un discorso bellissimo e che era più emozionato di noi! (Confesso che sono stata una sposa / moglie fuori dall’ordinario. Mi sono emozionata poco, ma mi sentivo felice, piena, completa, realizzata! Ho sorriso molto, ho pianto poco!)

Abbiamo ricevuto l’aiuto del personale del posto dove avremo fatto il pranzo, ma in realtà la maggior parte dell’organizzazione è stata fatta da noi, il che ha reso questo momento ancora più speciale.

Il primo (e unico) negozio di abiti da sposa che ho visitato è stato scoperto cercando su google.  Sono entrata nel sito, ho guardato la sezione “outlet” della pagina e mi sono segnata un modello che aveva attirato la mia attenzione. Ho scritto al negozio per prendere un appuntamento e là sono andata, un sabato, accompagnata da Elisa, la mia futura cognata. È, già, io mi conosco veramente bene! ! Ho provato diversi abiti e indovinate qual è quello che mi stava meglio? Esattamente quello che avevo scelto fin dall’inizio! Era perfetto! Sembrava fatto apposta per me! La cosa più bella di questa visita? Fare partecipare mia madre a questo processo, aiutandomi a scegliere l’abito o almeno dando il suo ok.

Quanti chilometri dista l’Italia dal Brasile? Qual è la differenza di fuso orario? Oh, grazie tecnologia! Una videochiamata ed eccola lì, mia madre, guardandomi sfilare alcuni abiti, direttamente da casa sua, verso le 4, 5 del mattino.

Quando abbiamo saputo quanto ci costerebbe fare i centri tavoli in un luogo specializzato, abbiamo deciso di investire nel “fai da te”. Grazie IKEA, grazie ORTOMERCATO FLORICOLO! Tutto è venuto benissimo e i fiori, in realtà delle piante nei vasi, sono anche diventati dei regali agli ospiti. (E quello che avevamo nel nostro tavolo, è ancora bello, fiorito, proprio lì sul nostro balcone!)

E a proposito di fiori … non capisco perché un bouquet da sposa debba costare più di un normale bouquet. Senza contare che è contro i miei principi spendere un sacco di soldi per un mazzo di fiori.

Scoprire il mercato dei fiori è stata un’esperienza indimenticabile! Preparare il mio bouquet, con i fiori freschi, il giorno prima dalle nozze, è stato bellissimo! E ‘stato emozionante, anzi, una delle parti più belle e indimenticabili dei preparativi per il nostro matrimonio in Italia è stata proprio questa: la scelta dei fiori e la preparazione di tutto, con l’aiuto del mio amore, di mia madre e della mia migliore amica.

Un’altra cosa che la tradizione richiede è la bomboniera, i “confetti”. Bene, abbiamo scelto di aiutare la Lega italiana contro i tumori (LILT). Così potevamo fare una buona azione. Sì, se avessimo scelto di farle da soli, avremmo sicuramente speso molto meno, ma così abbiamo fatto la nostra buona azione! (Meglio aiutare chi ne ha bisogno!)

Ed ecco che il grande giorno è arrivato! Il giorno prima, la mia migliore amica, che era anche la mia madrina, era così nervosa, così agitata che non è riuscita a dormire. Io no, io ho dormito benissimo e ho fatto una buona colazione. (A proposito della mia amica, è stata lei a pettinarmi e a truccarmi) E mi è piaciuto tantissimo! Se un giorno lei avrà voglia di cambiare professione, ha la mia totale approvazione!  Modestia a parte, lei mi ha fatta diventare bellissima! (Non è detto che chi mi ha sistemata in Brasile non mi abbia resa bella, però è diverso! Dopo tutto, è il loro lavoro, vero?)

Questa mia amica, tra l’altro, meriterebbe un capitolo a parte, solo per la quantità di lacrime versate e le notti in cui non è riuscita a dormire dovuto all’ansia e all’emozione! (Penso che neanche al suo matrimonio stesso lei si sia emozionata così!);)

Quello che so è che alle 6 del mattino del giorno del matrimonio lei era già pronta, vestita, truccata e … incredibile! Stava già per mettersi le scarpe! (Dettaglio: l’autobus che avrebbe portato gli ospiti al luogo della cerimonia sarebbe partito alle 11:45). Mi sono svegliata e lei era già pronta, seduta su una sedia “Poang” nella stanza da letto sua e di mia madre. Lei che guadava il nulla, mentre mia madre dormiva. Temendo di farmi ritardare, le è venuta l’ansia quando le ho detto, verso le 9:30, che “era ancora troppo presto per iniziare a prepararmi”. Ho iniziato a prepararmi, non ricordo l’ora, so solo che alla fine ero pronta ed era ancora presto! Mi sono rifiutata di indossare subito il vestito. (Con questo caldo?). Bene, ho fatto in tempo a prepararmi con calma, fare un sacco di foto e uscire ancora prima del previsto. Sono arrivata presto al locale della cerimonia! Fortunatamente, l’autista della macchina ha trovato un posto all’ombra per parcheggiare. E siamo rimasti lì, aspettando il “momento giusto”. (Peccato che non sapevamo che dopo aver firmato i documenti avremo dovuto ancora aspettare che questi fossero stampati!) E ci hanno messo tanto! Io ero al fresco, all’aria aperta, all’ombra. Gli invitati e il mio futuro marito, però, erano già in chiesa, e si stavano sciogliendo!

È giunto il momento! Anche se doveva essere una semplice cerimonia civile, il contesto storico del luogo e il fatto che sono entrata con mio cugino André e con un sottofondo musicale, ha riempito il momento di emozione. La canzone scelta è stata “Come Musica” di Jovanotti. È una canzone bellissima e ha molto a che fare con la nostra storia, sia per il testo sia per  il momento in cui l’abbiamo ascoltata insieme per la prima volta, nel dicembre del 2008.

Le bolle di sapone. Ah, le bolle di sapone! La prima volta che ho visto gli ospiti di un matrimonio che soffiavano bolle di sapone all’uscita degli sposi è stato nel matrimonio della Cri (il mio secondo testimone) e di Cris. L’idea mi era piaciuta moltissimo e, lo confesso, ho voluto copiare, uno perché l’effetto era bellissimo e l’altro perché considero il lancio del riso uno spreco, ancora di più con così tante persone che soffrono la fame! Beh, peccato che la cosa non sia andata esattamente come avevo immaginato !

L’idea era che gli ospiti formassero un corridoio e ci soffiassero le bolle di sapone addosso durante il nostro passaggio. Sarebbe bellissimo!

Siamo usciti, io immaginando la scena e … dove sono tutti? Bene, per fare un riassunto, invece di aspettarci, erano andati tutti all’ombra ! Ok, ok, faceva caldo, però era il nostro giorno!

Sony Rollins ha segnato il nostro arrivo al Borgo. Antico Borgo in Città. Questo era il nome del luogo in cui abbiamo fatto il nostro pranzo di nozze, seguito dalla festa. Aperitivo e pranzo al suono di jazz e di bossa nova. Non avrebbe potuto essere migliore. Peccato che mi sono impantanato nell’antipasto e all’ora di pranzo non avevo più fame!

I tavoli (e i luoghi) erano identificati attraverso la pittura di fiori, fatte da mia cognata. Un bellissimo lavoro !

Nell’intervallo tra un piatto e l’altro c’è stata la presentazione di un video che avevo preparato.  Ho scelto di registrare i ringraziamenti perché, conoscendomi, avevo paura che nel giorno delle mie nozze l’emozione m’impedisse di parlare. L’idea ha funzionata così bene che mi hanno chiesta di ripeterla nell’evento del Brasile e così ho fatto, anche se i due video sono diventati completamente diversi. (Questo però è un tema per dopo).

Un video super iper mega casalingo, registrato sul balcone di casa. Il treno che passa dietro, costringendomi a dover interrompere il discorso, perché nessuno sarebbe in grado di ascoltare. Io che leggevo sul mio cellulare, dove avevo scritto la mia “bozza”. E alla fine di questi ringraziamenti, un’immagine. Un’immagine di due persone molto importanti la cui presenza non è stata vista, ma è stata certamente sentita: mio padre e la madre di Ste.

Il destino ha voluto che io, “figlia unica di madre vedova”, come dice sempre mia madre, sposassi l’unico figlio maschio di un padre vedovo. Non è stato difficile immaginare mio padre e la madre di Ste, a fianco a fianco, che ci davano la loro benedizione dal mondo spirituale! Nel frattempo, qui in questo piano, sua sorella e sua zia si alternano in quello che è uno dei ruoli più nobili di una donna: la maternità, le cure materne.

Prima del dolce, un omaggio al mio amore: un piccolo video, in realtà la traduzione italiana della “nostra canzone” (A Sua, di Marisa Monte), seguita da una raccolta di foto.

Se dicessi che la nostra torta è stata una delle migliori che abbia mai mangiato nella vita, qualcuno mi crede? Bene, è proprio così!

E la festa? Per-fet-ta! Meravigliosa, senza prendere o mettere! Proprio come volevamo, proprio come avevamo immaginato! Beh, voglio dire … quasi perfetta! Un consiglio: quando andate a scegliere la canzone per il vostro primo ballo, oltre a scegliere una musica del vostro gusto, controlla se non è troppo lunga! (La nostra non finiva mai !). Ah Led Zeppelin, perché Thank You doveva durare più di sei minuti? (A proposito, sei minuti che sono sembrati un’eternità!)

Le foto ufficiali del matrimonio sono state fatte da una carissima amica che, dopo anni di lavoro come fotografa di matrimoni, ha cambiato ramo ed è andata a lavorare con foto artistiche. Per noi, tuttavia, ha aperto un’eccezione. Oh, per non parlare delle centinaia di foto fatte dagli amici! Nel frattempo, il padre dello Ste si è occupato del video. Fare le riprese del matrimonio del suo proprio figlio deve essere stato emozionante!

Matrimonio parte due: In Brasile, la benedizione!

Organizzare un matrimonio da lontano, usando le tecnologie del mondo virtuale. Allo stesso tempo, facendo di tua madre una tua rappresentante nel “mondo reale”. Poverina della madre, soffrendo le pressioni di un cerimonialista la cui rigidità, in alcuni momenti, mi ha fatto venire i brividi!

Protocollo, protocollo, protocollo. Dobbiamo seguire un protocollo, altrimenti le cose non funzioneranno. Come scusa? Hello! Fermate il mondo che io voglio scendere!

“Mamma, come centri tavola voglio vasi di piante aromatiche.” Un vaso rotondo più grande con quattro o cinque piccoli piantine. . Perfetto!

“Figlia, dovranno essere due o tre vasi per tavolo. Uno è troppo poco, diventa povero”.

“Che cosa vuol dire? Non voglio esagerare! UNO è sufficiente!”

“Ma figlia, il cerimonialista ha detto che …”

“Mamma, entrerò senza bouquet. Sceglierò alcune ragazze che mi daranno i fiori durante il mio percorso sulla navata. Ho preso l’idea di una leggenda sull’origine del bouquet nel Medioevo. “

“Mamma, voglio una processione diversa del solito e ognuno avrà la propria musica per entrare. Ho già contato il tempo e sì, si può fare”.

“Figlia, il cerimonialista ha detto che è troppo lungo”.

“Figlia, il cerimonialista ha detto che”…

“Figlia, il cerimonialista … “

BASTA!
Ho perso il conto di quante volte ho avuto voglia di mandare il cerimonialista andare “in quel paese”! Protocollo, protocollo, protocollo …

Quando il cerimonialista è venuto a dire direttamente a me (via messaggio), che doveva per forza esserci un protocollo, il l’ho risposto: “Sì, un protocollo per essere spezzato” (Inutile dire che egli è impazzito ancora di più!)

Sembra che la mia idea di rendere tutto più semplice, “a modo mio”, non gli entrava in mente a nessun costo.

L’evento di Caxias è stato caratterizzato dal “togli”, non dal “aggiunge”. Togli il secondo caso dai tavoli, ne basta uno. Toglimi un po’ di questo ​trucco, è esagerato, questa non sono io.

 “Ho già tolto abbastanza”.

“Togli di più, è ancora esagerato. Togli ancora. Non sono ancora io, può togliere.

“Ma così finirà che non rimane niente!”

“Ancora troppo scuro, togli!”

“Lascerò il prime e ti metterò solo un po’ di cipria, va bene?

 “Perfetto”!

“Ecco”.

“Per i miei gusti è ancora troppo scuro!  Lascia magari solo il prime, senza cipria!”

Anche con i capelli è successa qualcosa di simile. E in entrambi i casi, morivo dalla voglia di chiamare Carlinha, la mia “dinda” che mi aveva sistemato i capelli e il trucco in Italia per venire a “soccorrermi”. Perché le ragazze erano grandi professionisti, ma non mi conoscevano come mi conosceva lei!

Un’altra cosa che “ha segnato” questo evento è stata la troupe cinematografica. Uno perché mi aspettavo che facessero solo il filmato, ma nel giorno del matrimonio si sono presentati anche con un fotografo. Spero che Bruno, il nostro fotografo ufficiale, di cui parlerò dopo, non sia rimasto troppo dispiaciuto per questo. Un’altra cosa che mi ha colpito è che li ho trovati troppo invadenti. Forse se avessi richiamato la loro attenzione fin dall’inizio, le cose sarebbero andate meglio. (Nella terza cerimonia, alla quale loro hanno voluto essere presenti, ho chiesto a mia madre di parlare con loro e le cose sono andate  meglio). Avere qualcuno che ti segue in giro per tutta la casa e scatta delle foto anche mentre lo sposo si allasciava la scarpa … beh, non fa per noi! (Non ho ancora visto il film né le foto, ma spero che il sacrificio abbia valso la pena!)

Il fotografo, Bruno, meriterebbe un capitolo a parte. L’ho adorato, semplicemente l’ho adorato. Il suo sguardo, il suo modo di fare, il suo cuore. Il suo modo di lavorare non invasivo, il suo “ occhio”, la sua sensibilità, il suo dialogo.

Giorni prima del matrimonio siamo andati a fare un tour della città. Io, Ste, i suoi zii, sua sorella, mia madre, mia zia, mio ​​zio. E Bruno. Una gita in famiglia, dove Bruno è stato in grado di familiarizzare con le dinamiche famigliari. Alla vigilia delle nozze, un’altra passeggiata. Solo io,  mio amore e lui, Bruno. Alcune foto, molte chiacchierate, un sacco di divertimento. Quello che doveva essere una breve passeggiata di venti minuti si rivelò essere una passeggiata di oltre un’ora. E il tempo è passato senza che ci accorgessimo.

Il giorno prima delle nozze siamo andati a Canela e, quando siamo tornati, la casa era piena! Suzi di Floripa, Py, Jussara, Gil e Bernardo di Jaguarão. Che meraviglia! Da tanto tempo la nostra casa non diventava così piena di gente! E poi le ragazze per il provino sono cominciate ad arrivare.

Ragazze? Provino? Che vuol dire? Un attimo solo che vi spiego.

Come forse si ha già potuto notare, il nostro matrimonio in Brasile è stato caratterizzato da diverse “novità” o “invenzioni di moda”. Dalla scelta delle canzoni durante il corteo (tutte nazionali) al corteo stesso, dal mio ingresso (senza bouquet) al momento del suo “lancio”.

Andiamo direttamente a parlare della parte che riguarda il lancio del bouquet: per farlo, abbiamo organizzata una coreografia! La sposa, circondata da cinque ragazze, tutte vestite di rosso. (Bela, Amanda, Bibi, Juju, Jessica). Ho scelto la canzone, Bela ha impostato la coreografia e … voilà!). Dettaglio: La mia scarpa e la mia cintura erano rosse, abbinate al vestito delle ragazze e avevamo tutti una cosa in comune: un fiore rosso.
Giacché stiamo parlando di questo: il mio vestito era lo stesso sia in Italia sia in Brasile. I dettagli, tuttavia, erano diversi. In Italia, indossavo una cintura rosa con pietre d’argento, abbinata al sandalo rosa con il tacco lucido. Sui capelli, una corona di piccoli fiori colorati in diverse tonalità di rosa. In Brasile, la cintura era rossa e aveva un bellissimo fiore applicato. Sandali in camoscio rossi completavano il look. In Italia, collana e orecchini di strass e un bellissimo braccialetto d’oro con piccole perline rosa, che era stato della nonna di Ste. In Brasile, collana e orecchini di perle, che erano appartenute alla madre di Ste. Ah, la canzone scelta per fare la coreografia che sarebbe finita con il lancio del bouquet è stata “Man! I feel like a woman!”

Il corteo del matrimonio ha iniziato con lo Ste che entrava con sua sorella, al suono di Wave, di Tom Jobim. (“Te lo dico io, i miei occhi non possono più vedere” …). Poi, sono entrate le mie madri.

Aspetta un attimo… cosa intendi con “le madri”?

Sì, ne ho tre, lo sapevi? Mia madre stessa, zia Renée e Amalia, mia madre nera. Mi hanno detto che è stato emozionante vederli entrare, tutte e tre insieme, a braccetto. La canzone che ho scelto per questo momento è stata “Monte Castelo”, della band Legião Urbana. (“Sebbene io parlassi il linguaggio degli uomini, e parlassi il linguaggio degli angeli, senza amore non sarei nulla”).

Ed è arrivato il momento dell’entrata dei testimoni, Carla e Fabiano, André e Daniela, Mauro e Cirlei, Cátia e Paulo. Completo, di Ivete Sangalo, è stata la canzone scelta per questa occasione. (È bello avere qualcuno vicino, per sentirsi completo, tenersi per le mani, guardando avanti, intravedendo orizzonti sicuri …)
Subito dopo, le damigelle o le “ragazze dei fiori”, come le ho chiamate io: Amanda, Bianca, Jessica, Julia e Isabela, che mentre entravano, si disponevano in punti strategici ai margini del tappeto rosso. Sarebbero loro a darmi i fiori che mi avrebbero servito per formare il bouquet. Per il loro ingresso, ho pensato che la canzone ” O que você quer saber de verdade ” di Marisa Monte sarebbe stata perfetta! (“Vai senza direzione, vai a essere libero! La tristezza no, non esiste …”)

Una cosa che non ho commentato: ho “accompagnato” l’intera processione di fuori dal locale, ascoltando le canzoni che suonavano! Ed era arrivato il momento della damigella e dei paggetti!

I bambini sono una cosa magnifica.  Bambini con personalità, ancora di più. Sono stati giorni, settimane, mesi di prove in modo che Davi e Guilherme, i gemelli di Carlinha e Fabiano, potessero entrare dietro Ana Luisa soffiando bolle di sapone. Provate a immaginare la scena: una bambina di cinque anni, bellissima, arriva distribuendo caramelle agli ospiti con, dietro di lei, due ragazzini di tre anni, belli, in giacca e cravatta, soffiando delle piccole bolle di sapone! Però non è andata proprio così.

Ho saputo che Aninha ha svolto il suo ruolo molto bene. I ragazzi? Hanno preferito andare a giocare in giardino!

Tutto quello che so, è che quando è arrivato il momento del mio ingresso, stavano cercando di convincere uno dei ragazzi a rientrare nella sala. (La questione è che stare fuori a correre, a giocare, sembrava molto, molto più interessante!). A questo riguardo è stato un amore sentire, alcune settimane dopo, Ana Luisa che diceva: “I piccoli principi non hanno voluto entrare!”. E a proposito di Ana Luisa, sembra che stesse pronosticando cosa sarebbe successo quando, quella mattina, disse: “Che cosa farò con due maschietti dietro di me?” Ora torniamo al corteo, perché tocca a me!

La canzone della damigella? “Não é proibido”, di Marisa Monte. (“Giuggiola, marmellata di banana, popcorn! Cocada, queijadinha, gelato. Gomma da masticare, coppa di cioccolato, Uh!”)

“Lá vem a noiva, toda de branco” (Arriva la sposa, tutta di bianco)…Sì, ora tocca a me! No, non è stata questa la mia canzone.

Scegliere le canzoni del corteo non è stata un’impresa facile. Ho iniziato con l’idea di usare solo canzoni brasiliane e con testi che avessero un significato speciale e questa idea è stata seguita esattamente. Per quanto riguarda la specificità delle scelte, ho perso il conto di quante volte ho cambiato idea, tranne nelle canzoni delle madri e quella per il lancio del bouquet. Quelle sono state le prime a essere scelte.

Una canzone che ti fa emozionare ogni volta che la ascolti. Una canzone la cui semplice memoria scatena un’emozione unica. Una canzone il cui testo ti dice tutto quello che vorresti di dire al tuo grande amore, specialmente in un giorno così speciale come il giorno della benedizione del vostro matrimonio. Una canzone brasiliana, molto brasiliana. Nessun cliché, come le canzoni di Shania Twain “From this moment” o “You still the one”. Sì, è vero, i testi di queste canzoni sono belli, ma oltre ad essere diventati troppo “banali”, sono in inglese, il che farebbe perdere l’essenza!

Una canzone di Tom Jobim, nella magnifica voce di Elis Regina. Non una semplice canzone, ma quasi una preghiera. Non una canzone, ma una promessa. Una promessa d’amore. E sì, continuo a emozionarmi ogni volta che lo ascolto! Ecco il testo completo della “mia” canzone: “Por toda a minha vida” (Per tutta la mia vita) di Tom Jobim ed Elis Regina:

Oh, meu bem amado
Quero fazer de um juramento uma canção
Eu prometo por toda a minha vida
Ser somente tua e amar-te como nunca
Ninguém jamais amou ninguém!
Oh, meu bem amado
Estrela pura aparecida
Eu te amo e te proclamo
O meu amor, o meu amor
Maior que tudo quanto existe
Oh, meu amor!

La traduzione:

Oh mio amato
Voglio fare da un giuramento una canzone
Io prometto per tutta la mia vita
Essere solo tua e amarti come mai
Nessuno ha mai amato qualcuno!
Oh mio amato
 stella pura che è apparsa
io ti amo e ti annunzio
Il mio amore, il mio amore
Più grande di tutto ciò che c’è
Oh, amore mio!

Sono entrata! È stato stupendo! Sono entrata accompagnata dal Bibi, mio zio- papà! L’idea dei fiori ha funzionato! L’emozione? Bene, immagino di essermi emozionata tanto prima che quando è arrivato il momento io ero molto tranquilla!

Dato che stiamo parlando di sorpresa ed emozioni, eccone un’altra: no, non ci siamo sposati in chiesa. (Per chi non sa, io, sebbene sia stato battezzata, non sono cattolica, ma spiritista Kardecista). Tuttavia, ho fede e credo, soprattutto, in Dio o in un Essere Superiore. E avere il mio, il nostro matrimonio benedetto da un frate e, soprattutto, un frate francescano e che oltretutto è anche mio zio … Non ha prezzo!

Vuoi qualcosa di più emozionante che avere il tuo matrimonio benedetto da qualcuno che conosci da quando sei nata? Qualcuno che, invece di parlare lunghi sermoni, fa un bel discorso, basato sul “nostro” libro, sulla “nostra” storia, sulla storia di un amore oltre l’oceano.

È arrivata l’ora delle foto, cocktail, ritratti della coppia con la macchina d’epoca come sottofondo . (Una Cadillac rossa, una sorpresa del caro amico Fabiano per noi!) Nel frattempo, Gui era ancora in giardino, con persone che cercavano di convincerlo a entrare. Ed è stato proprio in quel momento che ho avuto un’idea.

Prima di continuare: Aninha era venuta nel giardino per cercarci. In effetti, la nostra damigella era così felice, così radiosa, che in sostanza ovunque io andassi, lei mi veniva dietro!

Segui il tuo cuore, la tua intuizione! “Gui, vuoi unirti a noi? Vuoi entrare insieme con me? ” E così è stato il nostro ingresso in sala per la cena! Ste con Ana Luisa ed io con Guilherme! Un altro protocollo rotto … ed è stato così, ma così bello!

Prima di cena, un video di ringraziamento. Molto casalingo, ho registrato praticamente il giorno prima. Nel video, ringraziavo alcune persone in particolare, le nostre famiglie in generale, di sangue e di cuore, i nostri genitori, i miei cari nonni, zii e zia già disincarnati, la carissima Mary Beatris (Bis), di cui porto nel cuore il ricordo della chiamata fatta da lei per confermare la presenza nel nostro matrimonio e ringraziavo anche ad alcuni amici in particolare, Carlinha, Lizi, Dani, Simo e Rafa, Cami, Cusco e Eve, ecc. Il gruppo di Porto Alegre. Oh, per non parlare dello staff, Bruno, Hélio, Felipe …

Temevo che il video fosse diventato troppo a lungo, ma mi hanno detto di no, che era bellissimo! Alla fine, è toccato allo Ste che, colto di sorpresa, ha dovuto fare un discorso! Oh, ma egli se l’ha cavato molto bene!

La cena era semplicemente divina. Tutto perfetto, delizioso! Peccato che nel giorno del proprio matrimonio alla fine per una ragione o altra si finisca per mangiare poco. Se fosse un “giorno normale”, avrei chiesto il bis!

Una piccola osservazione: sia in Italia sia in Brasile, non abbiamo fatto un tradizionale “tavolo degli sposi”, da soli o con i nostri genitori. Abbiamo preferito qualcosa di diverso. In Italia, ci siamo seduti insieme ai testimoni e le loro famiglie. In Brasile, con i paggetti, la damigella e i loro genitori!

Durante la cena e la festa, un video con le scene del matrimonio a Milano è andato sul grande schermo: è stato davvero bello!

A livello di curiosità, qui, i posti a sedere sono stati identificati attraverso dei sentimenti. I centro tavoli erano vasi con erbe aromatiche accompagnati da piastrine di legno con la scritta: amore, gentilezza, carità, entusiasmo, felicità, gentilezza, umiltà, forza, giocosità, fedeltà.

Il momento del brindisi è arrivato! Il momento del taglio della torta! “Sei tu!” ha detto Gui, guardando lo Ste e allo stesso tempo mettendo il dito sulla torta, che era tutta fatta con le nostre foto!

Un’altra reazione di stress del cerimonialista. Ma era un bambino! Semplicemente un bambino! E, per farlo stare al suo aggio, giacché la reazione del cerimonialista era stata piuttosto esagerata, non solo ho iniziato a mostrare (indicando con il dito) tutte le immagini della torta, ma, per la sorpresa (e le risate) di tutti, subito dopo il taglio della torta, Ste lecca la spatola usata per il taglio della torta mentre il la pulisco e poi mi lecco le dita! C’è stata una risata generale, ma la faccia che ha fatto il cerimonialista è stata … bah, non so nemmeno che faccia è stata, ma penso che abbia capito il messaggio!

Un addendum: prima che la torta fosse servita, la spatola è stata cambiata!  Le fette non sono state fatte con quella “leccata”!

Un altro addendum: la torta era bellissima e deliziosa! Un super regalo della nostra cara Carla! La signora che l’ha creata si chiama Marinês.

Dopo la torta … sorpresa! Io e le “ragazze dei fiori” siamo andati in mezzo alla pista da ballo e abbiamo fatto una coreografia che è culminata con il lancio del bouquet! E ‘stato davvero fantastico! Mi sono divertita molto!

Abbiamo ballato “Man! I feel like a woman “! La coreografia è stata fatta da Isabela. Del balletto, abbiamo partecipato, io, lei, Jessica, Bianca, Amanda e Julia. Confesso di aver commesso alcuni sbagli che durante il provino non avevo commesso, ma pazienza! Ciò che conta è che ci siamo divertiti e, ve lo dico, è stata “una figata”!

È arrivata l’ora del primo ballo! Questa volta la musica non è stata così lunga, ma è sempre stata più grande di quanto mi aspettassi! Bene, ma almeno questa volta era una canzone di Jovanotti e riuscivamo a cantare insieme! (“Ma il nostro amore è come musica e non potrà finire mai, non potrà finire mai …”).

Festa! Di nuovo, cosa dire? È stato meravigliosa, semplicemente divina! Ho amato, TUTTI hanno amato! Ha suonato rock, pop, canzoni degli anni 50, sessanta, 70… c’è stato anche forró, samba, axé! C’è stata tanta gioia, c’è stato lo Ste a ballare con Bianca, c’è stata Cátia a ballare forró con lo Ste.  C’è stata Amália che ha ballato il samba in un modo da invidiare! C’è stato il papà di Ana Luisa che ha cercato di insegnare lo Ste a ballare il samba, ci sono stata io che ho ballato con Gil (che nel carnevale fa il Maestro di Sala , quindi potete immaginare!). Tutti si sono divertiti! C’è stata Aninha che si lamentava perché non voleva andarsene! Ci sono state risate, sorrisi, abbracci, emozione!

A proposito del cerimonialista: sì, è stato perdonato. Tutto quello stress c’è stato perché lui, poverino, a volte deve avere a che fare con delle spose così noiose, cosi str… E il team che ha realizzato le riprese / le foto: il film non ho ancora visto, ma ho visto alcune foto e sono venute benissimo! Come ho detto all’inizio, è stato un mio errore non aver detto, fin dall’inizio, che non volevamo nulla d troppo invadente. (Ma anche loro non ci avevano chiesto)

A parte alcune piccoli contrattempi iniziali, è andato tutto alla perfezione! Alla fine anche i piccoli contrattempi hanno finito per contribuire a rendere le cose ancora migliori!

Matrimonio parte tre: la cerimonia nativa!

Noi, o piuttosto io e le “ invenzioni di moda”.

Era l’agosto del 2008 quando lo Ste è andato in Brasile per incontrarmi. A quel tempo, mia madre viveva ancora al Berenice, quell’edificio lì a Caxias do Sul, davanti al Parque do Sol. Un giorno, o un pomeriggio, o una sera, non ricordo esattamente, ma questo non è importante, Thydio, sciamano delle tribù Kariri -Xocó e Funiô, amico (e maestro indigena) di mia madre, che da un po’ di anni aveva cominciato a praticare il sciamanesimo, è andato da lei e, su sua richiesta, ci ha fatto una benedizione. Ha pronunciato alcune parole e ci ha chiesto di ripetere. Non ricordo esattamente tutto, ma erano cose come amore, felicità, ecc, ecc …

Quasi dieci anni dopo, il matrimonio. E il ricordo della mia storia. Sì, una piccola parte di me è una discendente d’indiani. C’è del sangue indiano nelle mie vene e forse sia da loro che ho ereditato, oltre il tono della pelle, la passione per la natura, per i focolai, per i fiumi, per il mare.

La “leggenda di famiglia” racconta che mia nonna è scappata di casa per sposare mio nonno, che era “bugre”. (Per chi non lo sapesse, bugre è il modo com’erano chiamati i bambini nati da un genitore europeo/bianco e un indio) Se questo racconto è vero, ora la storia si stava ripetendo, dimostrando, un’altra volta, che l’amore non conosce razze, colori, credi. E ora era il mio turno. E la nostra storia era venuta non solo a confermare tutto questo, ma a dimostrare anche che per il vero amore non c’è distanza.

Confesso che all’inizio l’idea di una cerimonia nativa è nata più come un desiderio di “piacere a mia madre”, poiché lo sciamanesimo è entrato nella sua vita di forma devastante (in senso buono). Poi, però, con l’avvicinarsi della data, dentro di me cominciavo a sentire “qualcosa di più”. Spiritualmente parlando, tutto portava a credere che sarebbero stati dei momenti di profonda emozione.

La cerimonia di nozze indigena era prevista per domenica al tardo pomeriggio, il 15 luglio. Ho pensato però che tutti sarebbero stati stanchi dovuto alla festa del giorno prima, quindi ho deciso di chiedere di anticiparla, così che non finisse troppo tardi. Quindi, alle 4:30 di pomeriggio del giorno 15 di luglio, è iniziata una delle cerimonie più emozionanti che ho preso parte in tutta la mia vita.

Una nota: anche i nostri altri matrimoni hanno avuto momenti d’intensa emozione! Non dimenticherò mai il bellissimo ed emozionante discorso del nostro amico Andrea nel matrimonio civile, né le lacrime di emozione prima dei video di ringraziamento in entrambe le occasioni, sia nel matrimonio italiano sia nel brasiliano. E, parlando del matrimonio brasiliano, anche l’ingresso delle mie tre madri è stato molto emozionante, per non parlare del discorso dello zio frate, pieno di amore e sentimento. Eppure la cerimonia nativa, lì in mezzo al verde, circondata solo dai parenti e da alcuni amici più stretti … quella cerimonia, il cui fuoco in un primo momento sembrava non volesse accendersi … è stata così, così intensa, che le lacrime semplicemente sono spuntate . E le ho lasciate scorrere.

Lacrime che scorrono, a dimostrazione la magia di quel crepuscolo. Vestiti e pitture appropriati per l’occasione. Braccialetti, collane. Pennacchio (copricapo indiano) La simbologia delle piume di Arara, che significa fedeltà. Una promessa, una promessa di un amore che certamente non è nato in questa incarnazione, ma che proviene da molte vite e che continuerà ad esistere in altre dimensioni.

 Un focolaio, un cerchio. Nel mezzo del cerchio, io, il mio amore e i nostri padrini, Elisa, madrina dello Ste e Saulo, mio ​​padrino. “Fumigazioni”, canzone. Danze. Un patto. Un patto di fedeltà, di amore spirituale Tutti che ci benedicano. Anche il nostro “Padre Maggiore”. Tutte le forze dell’Universo. È tempo di bruciare i nostri desideri, le nostre intenzioni. È tempo di gettare le ceneri, in modo che, con il calore e la luminosità del fuoco, raggiungano il cielo. E l’orologio della chiesa batte le sei, proprio quando Naides, l’aiutante di sciamano che eseguiva il nostro rituale, stava finendo la sua benedizione. Coincidenza?

No, non credo alle coincidenze, al caso, in niente di questo. Ed è giunto il momento dell’ultima preghiera. E tutti i presenti ripetono, ad alta voce, la preghiera che mia madre pronuncia, ispirata, la sua voce soffocata dall’emozione. E il cielo, bello, ci regala una marea di stelle e una luna, una luna bellissima, splendente d’intensità, come se anche lei si fosse lasciata “toccare” da quel momento così speciale.

La cerimonia è finita, andiamo a mangiare! C’è il “churrasco”!

Oh, ma Gui, Davi e Gabi vogliono giocare! Ed eccomi lì, a correre sull’’erba, andando su e giù per le colline. Anche lo Ste viene a giocare. E corriamo, andiamo su e giù, e …

Che vuol dire con “è finita la salsiccia”?

Sì, è finita! Invece di andare a mangiare presto sono andata a giocare con i bambini e … questo è il risultato! Ma sai cosa? Ne è valsa la pena, sono carini! E il modo amorevole in cui Gui e Davi si avvicinano a me, giocano, sorridono, mi chiamano, mi abbracciano … Non c’è spiegazione! Ah, un’ora, ad esempio, David mi ha guardato, mi ha avvicinato, mi ha dato un bacetto sulla faccia e ha detto: “Ti amo!”

Qualche tempo dopo, sono andata a casa di Carlinha e loro, quando mi videro, si precipitarono ad abbracciarmi gridando: “Marian! Marian! “… Gente … mi emoziono tantissimo solo a ricordare!

A proposito, parlando di bambini carini, che dire della nostra piccola damigella?
Sono riuscito a essere in città proprio il giorno della tua festa di compleanno. Una bella festa, piena di gente molto, molto speciale. Il più bello di tutti, però, è stato il modo in cui Aninha mi ha ricevuta! Non ci vedevamo da due anni e lei mi ha parlato come se ci fossimo visti il ​​giorno prima. Una dolcezza! Ed io ero molto, molto felice! (E anche lei). Mancava una settimana per il giorno del mio matrimonio e lei stava compiendo cinque anni. Sì, ora lei era diventata “grande”!

Tornando al matrimonio indigena.

Come avevo detto prima, è stata un’esperienza unica e speciale

Fin dal momento in cui sono arrivata al locale della cerimonia e ho visto mia madre, il cui nome indigeno, Topati, significa “Acque Correnti”, già pronta, seduta, concentrata, fino al mio incontro con Naides, nome indigena Tunyteja, “Sentieri Sacri, adempiendo la sua missione,” che mi ha spiegato il significato non solo del rituale in sé, ma anche della pittura che ha fatto nel nostro viso e delle piume dei nostri copricapi. Dall’inizio del rituale, quando il focolaio sembrava non volesse restare acceso, alla fine, con tutti che andavano a mettere sul fuoco le loro intenzioni. Il cielo azzurro, la temperatura mite, sebbene fosse inverno, poco a poco stava dando spazio a una bella notte, con diritto alla luna e alle stelle. E le persone.

Ho detto prima che le persone presenti erano “solo” familiari e alcuni amici che, in realtà, considero come una famiglia. Oltre a loro, tuttavia, so che erano presenti anche altri membri della famiglia (e amici): quelli già nel mondo spirituale. A proposito, chissà se la nonna Italia si è già reincarnata!
Bene, questo è un argomento per un altro testo!

Parlando di testo, quando scrivo, sono due le cose che trovo più complicate: scegliere un titolo e scrivere un finale. Questa volta, tuttavia, decidere il titolo è stato facile. Ora, manca solo scrivere un finale.

Quasi quindici pagine, foglio formato A4. Chi ha letto fin qui, o era curioso di sapere come sono stati tutti questi rituali, o ne ha preso parte, o semplicemente li piace il modo come mi esprimo quando scrivo.

Qual è il modo migliore per terminare un testo così speciale che non ringraziando? Ringraziando tutte le persone che fanno parte della mia vita e mi hanno aiutata a diventare quello che sono. Ringraziando il mio amore, che oltre ad essere (ora ufficialmente) mio marito, è anche mio amico, mio amante, mio compagno, mio consigliere. Ringraziando la mia amata madre, per tutto, ma soprattutto per questo nostro legame così speciale. Ringraziando le nostre famiglie di sangue, di corpo, di anima e di cuore. Ringraziando i nostri benefattori spirituali per illuminare il nostro cammino, accompagnandoci nella nostra giornata, donandoci fede e protezione. Ringraziando i nostri amici di ieri, oggi e sempre. Ringraziando, infine, me stessa. Per quello che e sono stata, per quello che sono, per quello che sono diventata,  per le decisioni che ho preso, le scelte, i sogni realizzati e soprattutto per avermi permesso di andare alla ricerca dei miei sogni e della felicità. Quindi … grazie!

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Pois é, a gente casou!

21 ago

Era o dia 26 de junho de 2017. Para festejar o meu aniversário, Roberta, mais conhecida como Roby, tia do Ste, organizou um jantar na sua casa. Naquela noite, um dos presentes se revelou ser muito, muito especial. Ali, na frente de todo mundo, fui pedida em casamento. Oficialmente. Noiva aos 40. Quem diria!

Se foi surpresa? Bem, para ser sincera, foi e não foi. Tudo ao mesmo tempo. Porque na verdade a ideia de “casar” partiu de nós dois juntos, mais por questoes burocráticas que por questões românticas. Mesmo assim, confesso, foi um momento muito especial.  Depois de tantos anos juntos, receber proposta de casamento com o anel que, um dia, o pai do Ste tinha dado de presente à sua mãe…. Não tem preço! Como se um pedaço do amor deles fosse ali imortalizado. Me emociono só em pensar.

Casar com quem amamos é muito bom, sabia? E casar 2, 3 vezes com a mesma pessoa… é melhor ainda!

Sim, nosso casamento foi mais do que confirmado, mais do que abençoado. E eu faria tudo de novo, sem dúvida! Talvez mudasse um ou outro detalhe. Pequenos contratempos, que na verdade não tiveram nada a ver conosco. No geral, no entanto, eu faria tudo exatamente do jeitinho que foi.

Como assim, 3 casamentos? Calma! Agora eu explico!

Casamento parte 1: Civil.

O mais formal de todos, embora tenha sido extremamente informal. O que era para ser uma simples assinatura de papéis, acabou por se tornar um momento de alegria e emoção intensas.

O local da cerimônia, uma capela desconsagrada de uma antiga Vila, com um parque que lhe fazia de moldura, fez com que eu me sentisse em um conto de fadas. Isto para não falar do local da festa, circundado de verde. Ah, e a chegada em um carro antigo então? Tudo um sonho!

Ter o teu casamento civil celebrado por um teu amigo ao invés de um anônimo juiz de paz torna o “teu”, o “vosso” dia ainda mais especial.

Pois é! Quem nos “casou” foi um amigo nosso! Amigo que fez um discurso lindo e que estava mais emocionado do que nós! (Confesso que fui uma noiva/esposa fora do comum. Me emocionei pouco, estava é feliz, plena, realizada! Muito sorri, pouco chorei!)

Tivemos ajuda do staff do local da festa/almoço, mas grande parte da organização na verdade foi feita por nós, o que tornou este momento ainda mais especial.

A primeira (e única)  loja de vestidos de noiva que visitei foi descoberta pesquisando no google. Entrei no site, visitei a parte “outlet” da página e marquei um modelo que me tinha chamado a atenção. Escrevi marcando hora e fui, um sábado, acompanhada da Elisa, minha “futura” cunhada. Ah, como eu me conheço! Experimentei vários vestidos e adivinha qual o que ficou melhor? Exatamente o que eu tinha escolhido desde o início! Era perfeito! A minha cara! O mais legal desta visita? Fazer a minha mãe tomar parte deste processo, ajudar na escolha ou, pelo menos, dar o seu ok.

Há quantos kms de distância mesmo fica o Brasil? Qual a diferença de fuso horário? Ah, obrigada tecnologia!! Uma video chamada e lá estava ela, minha mãe, vendo-me desfilar alguns modelitos, diretamente da sua casa, umas 4, 5 da manhã.

Quando ficamos sabendo quanto nos custaria fazer os centros de mesa num lugar especializado, decidimos investir no “fai da te”. Obrigado IKEA, obrigado ORTOMERCATO FLORICOLO!  Ficou tudo lindo e as flores, em vasos, puderam ser presentedas aos hóspedes. (E a que estava na nossa mesa, segue linda, florida, ali na nossa sacada!)

E por falar em flores… não entendo por que um buquê de noiva deva custar mais do que um buquê comum. Sem falar que é contra os meus princípios pagar uma nota por um buquê de flores.

Descobrir o mercado das flores foi mesmo um achado! Montar o meu próprio buquê, com flores frescas, na véspera do casamento, foi lindo! Foi emocionante!  Aliás, uma das partes mais lindas e inesquecíveis dos preparativos do nosso casamento na Itália foi justamente essa: a escolha das flores e o preparo de tudo, com a ajuda do meu amor, da minha mãe e da minha melhor amiga.

Outra coisa que a tradição pede é a bomboniera, os “confetes”. Bom, nós optamos por ajudar a Liga Italiana Contra os Tumores. Assim, fazíamos uma boa ação. Sim, se tivéssemos optado por fazermos nós mesmos certamente teríamos gasto bem menos, mas assim fizemos a nossa boa ação! (Melhor ajudar a quem precisa!)

E  chegou o grande dia! Na véspera, minha melhor amiga, que também foi minha madrinha, estava tão nervosa, tão agitada que não conseguiu dormir. Eu não, eu tive uma boa noite de sono e tomei um belo café da manhã. (Falando na minha amiga, foi ela quem me penteou e me maquiou. E eu AMEI! Se um dia ela estiver pensando em mudar de profissão, eu assino embaixo! Modéstia à parte, ela me deixou linda! (Não que quem me arrumou no Brasil não tenha me deixado linda também, mas é diferente! Afinal, elas trabalham nisso, né?)

Esta minha amiga aliás mereceria um capítulo à parte, só pela quantidade de lágrimas derramadas e as noites mal dormidas devido à ansiedade e à emoção! (Acho que no casamento dela ela não se emocionou tanto assim!) 😉

Só sei que às 6 da manhã do dia do casamento ela já estava pronta, arrumada, maquiada e… pasmem! Até o sapato já estava para ser colocado. (Detalhe:  o ônibus que levaria os convidados para o local da cerimônia sairia às 11:45). Quando acordei a encontrei pronta, sentada em uma cadeira “Poang” do quarto dela e da minha mãe. Ela olhando “pro nada” enquanto a minha mãe dormia. Com medo de me atrasar, ficou nervosa quando eu falei, às 09:30, que “ainda era cedo para eu começar a me arrumar”. Comecei a me arrumar não lembro bem a hora, só sei que no fim fiquei pronta e era ainda cedo! Me recusei a colocar o vestido. (Com este calor?). Bom, deu tempo de me arrumar com calma, fazer um monte de fotos e ainda sair antes do previsto. Cheguei cedo no local da cerimônia! A sorte foi que o motorista do carro achou um lugar na sombra para estacionar. E ficamos lá, esperando “ a deixa”. (Pecado que não sabíamos que depois de eu ter assinado os papéis ainda teríamos que ficar esperando que os documentos fossem impressos! E como demorou! Eu estava no fresco, na rua, na sombra. Mas os convidados e meu futuro marido, já dentro da igreja, estavam derretendo!

Chegou a hora! Embora fosse uma cerimônia Civil, o contexto histórico do local e o fato de eu ter entrado de braços com meu primo André e com um fundo musical, preencheu o momento de emoção.  A música escolhida foi “Come Musica”, do Jovanotti.  Ela é linda e tem muito a ver com a nossa história, tanto pela letra por quando a escutamos juntos pela primeira vez, em dezembro de 2008.

As bolhas de sabão. Ah, as bolhas de sabão! A primeira vez que eu vi os convidados de um casamento soprarem bolhas de sabão na saída dos noivos foi no casamento da Cri (minha segunda testemunha) e do Cris. Eu tinha amado a ideia e, confesso, quis copiar, uma porque o efeito era lindo e outra porque considero jogar arroz um desperdício, ainda mais com tanta gente passando fome por aí!  Bem, pena que a coisa não saiu exatamente como eu tinha imaginado!!

A ideia era que os convidados formassem um corredor para a gente passar e, durante o percurso, soprassem sobre nós as bolhas  de sabão. Ficaria lindo!

A gente saiu, eu já imaginando como seria a cena e… cadê  todo mundo? Bom, pra resumo de conversa, ao invés de nos esperarem, tinham ido todos pra sombra!! Ok, ok, estava quente, mas puxa!!

Sony Rollins marcou a nossa chegada no Borgo. Antico Borgo in Città. Era este o nome do lugar onde fizemos o almoço do casamento, seguido da festa. Aperitivo e almoço ao som de jazz e bossa nova. Não podia ter sido melhor. Pena que me empanturrei  no aperitivo e, na hora do almoço, estava praticamente sem fome!

As mesas (e os lugares) eram identificados através da pintura de flores, feitas pela minha cunhada. Um trabalho lindo!!

No intervalo entre um prato e outro  teve um vídeo meu. Optei por gravar os agradecimentos pois, me conhecendo, temia que no dia a emoção me impedisse de falar. A ideia deu tão certo que me pedinram para repetir no “evento” do Brasil e assim o fiz, embora os dois videos tenham ficado completamente diferentes. (Mas isto é tema para mais adiante).

Um vídeo super hiper mega caseiro, gravado na sacada de casa. O trem que passa atrás, fazendo com que eu tenha que interomper a fala, porque ninguém iria conseguir escutar. Eu lendo no celular, onde tinha feito o meu “rascunho”. E no final da dita homenagem, uma imagem. Uma imagem de duas pessoas muito importantes e cuja presença ali não era vista, mas era certamente sentida: meu pai e a mãe do Ste.

Quis o destino que eu, “filha única de mãe viúva”, como a minha própria mãe fala, fosse me casar com o único filho homem de um pai viúvo. Não foi difícil de imaginar meu pai e a mãe do Ste, lado a lado, nos abençoando lá do Mundo Espiritual! Enquanto isso, aqui neste plano, sua irmã e sua tia se revezando naquele que é um dos mais nobres papéis de uma mulher: a maternidade, a maternagem.

Antes do doce, uma minha homenagem ao meu amor: um pequeno video, na verdade a tradução em italiano da “nossa canção”  (A Sua, da Marisa Monte), seguido de uma coletanea de fotos.

Se eu disser que a nossa torta foi uma das melhores que eu comi na vida alguém acredita? Mas foi mesmo!

E a festa? Per-fei-ta! Maravilhosa, sem tirar nem por! Do jeitinho que a gente queria, bem como a gente imaginou! Bom, quer dizer… quase perfeita! Uma dica: quando forem escolher a música do primeiro baile, além de escolher uma do vosso gosto, verifiquem se ela não é comprida demais! (A nossa não acabava nunca!!!). Ah Led Zeppelin, por que Thank you tinha que durar mais de 6 minutos? Aliás, 6 minutos que pareciam  uma eternidade!)

As fotos oficiais do casamento foram feitas por uma amiga muito querida que, depois de anos trabalhando como fotógrafa de casamentos, mudou de ramo e foi trabalhar com foto artística. Para nós, no entanto, abriu uma excessão. Ah, isto pra não falar nas centenas de fotos feitas pelos amigos!  Enquanto isto, o pai do Ste se encarregou do vídeo. Filmar o casamento do próprio filho deve ter sido emocionante!

Casamento parte 2: No Brasil, a bênção!

Organizar um casamento de longe, usando as tecnologia do Mundo Virtual.  Ao mesmo tempo, fazendo da tua mãe uma tua representante no “Mundo Real”. Coitada da minha mãe, sofrendo as pressões de um cerimonialista cuja rigidez, em alguns momentos, me causou arrepios!

Protocolo, protocolo, protocolo. Temos que seguir um protocolo, senão as coisas não darão certo. Como assim? Hello! Pára o Mundo que eu quero descer!

“Mãe, como centros de mesa quero vasinhos de plantas aromáticas.” Um vaso redondo, maior, com 4 ou 5 mudinhas. Perfeito!

“Filha, terão que ser 2 ou 3 vasos por mesa. Um sò fica muito pobre”.

“Como assim? Não quero esagero! UM é suficiente!”

“Mas filha, o cerimonialista disse que…”

“Mãe, vou entrar sem buquê.  Vou escolher algumas meninas que me darão as flores na hora. Tirei a ideia da uma lenda sobre a origem do buquê na idade media”.

“Mãe, vou querer um cortejo diferente e cada um vai ter a sua música pra entrar. Já contei o tempo e dá pra fazer”…

“Filha, o cerimonialista disse que fica muito longo. Filha, o cerimonialista disse que…. Filha, o cerimonialista…”

CHEGA!!!!

Perdi a conta de quantas vezes fiquei com vontade de mandar o cerimonialista ir “catar coquinho”! Protocolo, protocolo, protocolo…

Quando ele veio falar direto pra mim (por mensagem) que TINHA que ter um protocolo, eu respondi: “Sim, um protocolo para ser rompido!” (Nem precisa dizer que ele enlouqueceu mais ainda, né?)

Parece que a minha ideia de fazer tudo mais simples, “a minha cara”, não estava entrando na sua cabeça.

O evento em Caxias foi caracterizado pelo “tira”, não pelo coloca. Tira o segundo vaso das mesas, um é suficiente. Tira a maquiagem, está exagerada, esta não sou eu.

“Já tirei bastante”.

“Tira mais, ainda está exagerada. Tira ainda. Ainda não sou eu, pode tirar”.

“Mas não vai sobrar nada!”

“Está muito escura, tira!”

“Vou deixar só o prime e passar um pouco de pó, pode ser?”

“Perfeito”!

“Pronto”.

“Ainda está muito forte! Deixa só o prime, sem passar o po’!”

E assim foi. Passaram mais tempo tirando do que colocando a maquiagem em mim.

Com o cabelo também aconteceu algo parecido. E, nos dois casos, eu morria de vontade de ligar pra Carlinha, minha “dinda” que tinha feito meu cabelo e minha maquiagem na Itália pra que ela viesse me socorrer.  Porque as meninas eram ótimas profissionais, mas não me conheciam como ela me conhecia!

Outra coisa que “marcou” foi a tal da equipe de filmagem. Uma porque eu esperava que so filmassem, mas no dia eles apareceram também com um fotógrafo. Espero que o Bruno, nosso fotógrafo oficial, de quem falarei mais adiante, não tenha ficado chateado demais com isto. Outra coisa que me marcou é que os achei invadentes demais. Talvez se desde o início eu tivesse chamado a atenção deles a respeito, as coisas teriam sido melhores. (Na terceira cerimônia, a qual eles quiseram estar presentes, pedi para a minha mãe falar com eles e as coisas melhoraram).  Ter alguém que te segue pela casa e que tira foto até quando o noivo amarra o sapato… Bom, não é pra nós! (Ainda não vi o filme e nem as fotos, mas espero que o sacrificio tenha valido a pena!)

O fotógrafo, Bruno, mereceria um capítulo à parte. Amei, simplesmente amei. O seu olhar, o seu jeito, o seu coração. Seu modo não invasivo de trabalhar, seu olhar, sua sensibilidade, seu diálogo.

Dias antes do casamento, fomos fazer um tour pela cidade. Eu, o Ste, seus tios, sua irmã, minha mãe, minha tia, meu tio. E o Bruno. Um passeio em família, onde o Bruno pôde conhecer, de pertinho, a dinâmica familiar. Na véspera do casamento, um outro passeio. Apenas eu, o meu amor e ele, Bruno. Algumas fotos, muito papo, descontração. O que era para ser um passeio breve de 20 minutos, acabou se tornando um passeio de mais de uma hora de duração. E nem vimos o tempo passar.

Véspera do casamento, ida à Canela e, na volta, casa lotada! Suzi de Floripa, Py, Jussara, Gil e Bernardo de Jaguarão. Que maravilha! Há quanto tempo nossa casa não lotava assim! E depois foram chegando as meninas para o nosso ensaio.

Meninas? Ensaio? Como assim?

Calma, já vou explicar.

Como talvez já tenha dado para perceber, o nosso casamento no Brasil foi caracterizado por diversas “novidades” ou “invenções de moda”. Da escolha das músicas do cortejo (todas nacionais) ao cortejo em si, da minha entrada (sem buquê) à hora do seu “lance”.

Vamos direttamente à parte sobre o “lance” do buquê: para tal, organizamos uma coreografia! Eu de noiva, cercada por 5 meninas, todas vestidas de vermelho. (A Bela, a Amanda, a Bibi, a Juju, a Jéssica). Eu escolhi a música, a Bela montou a coreografia e… voilà!). Detalhe: meu sapato e meu cinto eram vermelhos, combinando com o vestido das meninas e todas tínhamos um detalhe em comum: uma flor vermelha.

Já que estamos falando sobre isto: meu vestido foi o mesmo tanto na Itália quanto no Brasil. Os detalhes, no entanto, foram diferentes. Na Itália, usei um cinto rosa com pedrinhas pratas, combinando com a sandália rosa e com o salto brilhante. Nos cablo, uma coroa de pequenas flores coloridas em tonalidades de rosa. No Brasil, o cinto era vermelho e trazia uma linda flor aplicada. Sandálias vermelhas de camurça completavam o look. Na Itália, colar e brincos de strass e uma pulseira linda, dourada com pedrinhas cor de rosa, que tinha sido da avó do Ste. No Brasil, colar e brincos de pérola, herança da mãe do Ste.

Ah, a música escolhida para fazer uma coreografia que encerraria com o lance do buquê foi  “Man! I feel like a woman!”

O cortejo do casamento iniciou com o Ste entrando com a irmã dele, ao som de  Wave, do Tom Jobim. (“Vou te contar, meus olhos já não podem ver”…). Em seguida, entraram as minhas mães.

Opa! Como assim “mães”?

Sim, eu tenho 3, sabia? A minha mãe propriamente dita, a tia Renée e a Amália, minha mãe preta. Me disseram que foi emozionante v ê-las entrando, as três juntas, de braços dados.  A música que escolhi para este momento foi “Monte Castelo”, do Legião Urbana. (“Ainda que eu falasse a língua dos homens, e falasse a língua dos anjos, sem amor eu nada seria”…)

Chegou a hora da entrada dos padrinhos, Carla e Fabiano, André e Daniela, Mauro e Cirlei, Cátia e Paulo. Completo, da Ivete Sangalo, foi a canção escolhida para esta ocasião. (É tão bom ter alguém por perto, pra você se sentir completo, dar as mãos, olhando pro futuro, vislumbrando horizontes seguros…)

Logo depois, as damas de honra ou “meninas das flores”, como eu as chamava: Amanda, Bianca, Jéssica, Júlia e Isabela, à medida que entravam, iam se posicionando em pontos estratégicos na beira do tapete vermelho. Seriam elas que me dariam as flores que me serviriam para formar o buquê. Para a entrada delas, achei que a canção “O que você quer saber de verdade”, da Marisa Monte, seria perfeita! (“Vai sem direção, vai ser livre! A tristeza não, não existe…”)

Uma coisa que não comentei: eu “acompanhei” todo o cortejo escutando, do lado de fora do local, as músicas que iam tocando! E estava na hora da daminha de honra e dos pajens!

Criança é uma coisa magnífica. Criança com personalidade, mais ainda. Foram dias, semanas, meses de ensaio para que Davi e Guilherme, os gêmeos filhos da Carlinha e do Fabiano entrassem atrás da Ana Luisa soprando bolhas de sabão. Tentem imaginar a cena: uma menininha de 5 aninhos, linda, entra distribuindo balinhas aos convidados com, atrás dela, dois menininhos de 3 aninhos, lindos, de terninho, soprando bolinhas! Imaginaram? Bom, só que não foi bem assim.

Fiquei sabendo que a Aninha desempenhou super bem o seu papel. Os meninos? Ah, preferiram ir brincar no jardim!

Só sei que, quando chegou a hora de eu entrar, estavam tentando convencer um dos meninos a entrar no salão. (Acontece que ficar correndo lá fora parecia muito, muito mais interessante!). A este respeito foi um amor escutar, semanas depois, a Ana Luisa dizendo: “Os principezinhos não quiseram entrar!”. E, por falar em Ana Luisa, parece que ela estava prevendo o que iria acontecer quando, naquela manhã, dizia: “O que eu vou fazer com dois guris atrás de mim”? Agora voltemos ao cortejo, pois chegou a minha hora!

A música da daminha? “Não é proibido”, da Marisa Monte. (“Jujuba, bananada, pipoca. Cocada, queijadinha, sorvete. Chiclete, sundae de chocolate! Uh!”)

Lá vem a noiva, toda de branco… Sim, chegou a hora de eu entrar. Não, não foi esta a minha canção.

Escolher as músicas do cortejo não foi uma empresa fácil.  Parti com a ideia de usar apenas canções brasileiras e cujos textos tivesse algum significado especial e esta ideia segui à risca. No que se refere, no entato, à especificidade das escolhas, perdi a conta de quantas vezes mudei de ideia, salvo nas canções das mães e da hora de jogar o buquê. Aquelas,foram as primeiras a serem escolhidas.

Uma canção que te emociona cada vez que tu a escutas. Uma canção cuja simples lembrança te desencadeia uma emoção sem igual. Uma canção cujo texto diz tudo aquilo que tu hostaria de dizer ao teu grande amor, especialmente num dia tão especial como o dia da bênção do vosso casamento. Uma canção brasileira, bem brasileira. Nada de clichês, como as músicas da Shania Twain “From this moment” ou “You still the one”. Sim, é verdade, seus textos são lindos, mas além de serem “manjados”, são em inglês, o que faria perder a essência!

Uma música do Tom Jobim, na magnífica voz da Elis Regina. Não um canção,mas quase uma oração. Não uma canção, mas uma promessa. Uma promessa de amor. E sim, continuo me emocionando cada vez que a escuto! Eis o texto, completo, da “minha” música: “Por toda a minha vida”, de Tom Jobim e Elis Regina:

Oh, meu bem amado
Quero fazer de um juramento uma canção
Eu prometo por toda a minha vida
Ser somente tua e amar-te como nunca
Ninguém jamais amou ninguém!
Oh, meu bem amado
Estrela pura aparecida
Eu te amo e te proclamo
O meu amor, o meu amor
Maior que tudo quanto existe
Oh, meu amor!

Entrei! Foi lindo! Entrei acompanhada do Bibi, meu tio- pai! A ideia das flores deu certo! A emoção? Bom, acho que eu me emocionei tanto antes que na hora H eu estava bem tranquila!

Já que estamos falando de surpresa e emoç ões, eis mais uma: não, não casamos na Igreja. (Pra quem não sabe,  eu, embora tenha sido batizada, não sou católica, mas Espírita Kardecista). No entanto, eu tenho fé e acredito, acima de tudo, em Deus, ou em um Ser Superior. E ter o meu, o nosso casamento abençoado por um Frei e, pasmem! Um frei Franciscano e que ainda por cima é meu tio… Não tem preço!

Quer coisa mais emocionante do que ter o teu casamento abençoado por alguém que te conhece desde que tu nasceste?  Alguém que, ao invés de ficar falando longos sermões, faz um discurso lindo, tendo como base o “nosso” livro, a “nossa” história, a história de um amor além do Oceano.

Chega a hora das fotos, coquetel, retratos do casal com o carro de plano de fundo. (Um cadilac vermelho, surpresa do querido da Fabiano pra gente!) Enquanto isso, o Gui continuava no jardim, com as pessoas que tentavam convencê-lo a entrar. Foi então que me veio uma ideia.

Antes de continuar: Aninha tinha vindo ali no jardim nos procurar. Aliás, a nossa daminha estava tão feliz, tão radiante, que praticamente onde eu ia ela ia atrás!

Segue o teu coração, a tua intuição! “Gui, queres entrar junto com a gente? Quer entrar comigo?”. E assim foi a nossa entrada no salão para o jantar! Ste com a Ana Luisa e eu com o Guilherme! Mais um protocolo rompido… e foi tão, mas tão legal!

Antes do jantar, um video de agradecimento. Bem caseiro, gravei praticamente na véspera. Ali, agradecia à algumas pessoas em particular, nossas famílias em geral, de sangue e de coração, nossos pais, meus queridos avós, tios e tia já falecidos, a querida Mary Beatris (Bis), cuja lembrança do telefonema confirmando presença no nosso casamento permanece no meu coração e alguns amigos em particular, a Carlinha, a Lizi, a Dani, a Simo e o Rafa, a Cami, etc.  A turma de Porto Alegre. Ah, sem falar na equipe,  Bruno, Hélio, Felipe…

Eu particularmente temi que o vídeo tivesse ficado longo demais, mas o pessoal disse que não, que estava ótimo! No fim, sobrou é pro Ste, que foi pego desprevenido e teve que fazer um discurso! Ah, mas ele se saiu muito bem!

O jantar estava simplesmente divino. Tudo perfeito, delicioso! Pena que na hora a gente acaba nem comendo direito.  Se fosse um “dia normal”, eu iria pedir bis!

Uma pequena observação:  tanto na Itália quanto no Brasil, não fizemos uma “mesa dos esposos” tradicional, sozinhos ou com nossos pais. Optamos por algo diferente. Na Itália, sentamos junto com os padrinhos e seus familiares. No Brasil, com os pajens, a daminha e seus pais!

Durante o jantar e festa, ficou rolando no telão um vídeo com cenas do casamento em Milão. Foi bem legal!

A propósito, aqui, os lugares eram identificados através de sentimentos. Os centros de mesa eram vasinhos com plantas aromáticas acompanhados de plaquinhas de madeira: amor, bondade, caridade, entusiasmo, felicidade, gentileza, humildade, intensidade, jovialidade, lealdade.

Hora do brinde! Hora da torta! “É tu!” diz o Gui, olhando pro Ste e colocando o dedo na torta, que era toda com fotos nossas! Mais uma reação de stress do cerimonialista. Mas era uma criança! Simplesmente uma criança!! E pra deixá-la mais à vontade (já que o cerimonialista tinha tido uma reação pra lá de exagerada), não apenas comecei a mostrar (apontando com o dedo) todas as imagens da torta mas, para surpresa (e risada) de todos, logo depois do corte da torta, Ste lambe a pazinha e eu limpo com os dedos e coloco na boca! Foi uma risada geral, mas a cara do cerimonialista foi de… bah, nem sei que cara foi, mas acho que ele entendeu a mensagem!

Aqui fica um adendo: antes da torta ser servida a pazinha foi trocada, viu? As fatias não foram feitas com aquela “lambida”!

Outro adendo: a torta era linda e deliciosa! Um super presente da nossa dinda Carla! A senhora que a fez se chama Marinês.

Depois da torta… surpresa! Eu e as “meninas das flores” fomos para o meio da pista e fizemos uma coreografia, que culminou com o lance do buquê! Foi muito, muito legal! Me diverti um monte!

Dançamos “Man! I feel like a Woman”! A coreografia foi feita pela Isabela. Da dança,  participamos eu, ela, a Jéssica, a Bianca, a Amanda e a Julia. Confesso que eu errei umas partes que no ensaio eu tinha certado, mas paciência! O que vale é a gente se divertir e, cá pra nós, foi massa!

Chegou a hora do primeiro baile! Desta vez a música não era tão comprida, mas era sempre maior do que eu esperava! Bom, mas pelo menos desta vez era uma do Jovanotti e o refrão a gente conseguia cantar! (“Ma il nostro amore è come musica e non potrà finire mai, non potrà finire mai…”).

Festa! De novo, o que falar? Foi maravilhosa, simplesmente divina! EU amei, TODOS amaram! Teve rock, teve pop, teve anos 60, anos 50, teve forró, teve samba, teve axé! Teve muita alegria, teve o Ste dançando com a Bibi, teve a Cátia dançando forró com o Ste. Teve Amália arrasando no samba, teve o pai da Ana Luisa ensinando o Ste a sambar, teve eu  dançando com o Gil (que è Mestre Sala, então imaginem!). Teve todo mundo se divertindo! Teve Aninha reclamando que não queria ir embora! Teve risos, sorrisos, abraços, emoção!

Sobre o cerimonialista: sim, ele foi perdoado. Todo aquele stress foi porque ele, tadinho, deve pegar cada noiva chata!! E a equipe que fez filmagem/fotos: o filme ainda não vi, mas vi algumas fotos e estão uma graça! Como comentei inicialmente, o erro foi meu em não ter dito, desde o começo, que não queríamos nada de invadente. (Mas eles também não perguntaram)

Tirando alguns contratempos iniciais, foi tudo perfeito! No fim até os pequenos contratempos que tivemos acabaram contribuindo para que as coisas ficassem ainda melhores!

Casamento parte 3: a cerimônia Nativa!

Nós, ou melhor eu e as invenções de moda.

Era agosto de 2008 quando o Ste foi para o Brasil para me encontrar. Na época, minha mãe ainda morava no  Berenice, aquele prédio ali em Caxias na Frente do Parque do Sol. Um dia, ou uma tarde, ou uma noite, não lembro exatamente, mas isso é o de menos, Thydio, pajé das tribos Kariri-Xocó e Funiô, amigo (e mestre indígena) da minha mãe, que estava, já há alguns anos praticando Xamanismo, foi lá na nossa casa e, atendendo ao pedido dela, nos deu uma bênção. Ele proferia algumas palavras e nos pedia para repetir. Não lembro exatamente tudo, mas eram coisas como amor, felicidade, etc,etc…

Quase 10 anos depois, o casamento. E o relembrar da minha história. Sim, uma pequena parte de mim é descendente de índios. Tem sangue indígena nas minhas veias e talvez seja dali que eu tenha herdado, mais do que o tom de pele, a paixão pela natureza, pelas fogueiras, pelos rios, pelo mar.

Reza a lenda que minha avó escapou de casa para se casar com meu avô, que era “bugre”. (Pra quem não sabe, bugre é como eram chamados os filhos nascidos de branco/euopeu com índio). Se isto è verdade, era a história se repetindo, mostrando que o amor desconhece raças, cores, credos. E agora chegara a minha vez. E a nossa história chegara não apenas para confirmar tudo isto, mas para demonstrar também que para o amor verdadeiro não existe distância.

Confesso que  inizialmente a ideia de fazer uma cerimônia nativa nasceu mais como uma vontade de “agradar à minha mãe”, visto que o Xamanismo entou na sua vida de forma devastante (no bom sentido). Depois, porém, à medida em que a data ia se aproximando, dentro de mim alguma coisa “ a mais” estava mexendo. Espiritualmente falando, tudo levava a crer que seriam momentos de grandes emoções.

A cerimônia de casamento indígena estava marcada para o final da tarde de domingo, dia 15 de julho. Como pensei que todos estariam cansados da festa do dia anterior, resolvi pedir para antecipá-la. Foi assim que, às 16h30min do dia 15, se dava início a uma das mais emocionantes cerimônias da qual tomei parte em toda a minha vida.

Uma observação: nossos outros casamentos também tiveram momentos de intensa emoção!  Nunca vou esquecer o discurso lindo e emocionado do nosso amigo Andrea no casamento civil, nem as lágrimas de emoção diante dos vídeos de agradecimento em ambos os momentos, tanto no casamento italiano quanto no brasileiro. E, falando em casamento brasileiro, também emocionante demais a entrada das minhas três mães, pra não falar no discurso do tio frei, repleto de amor e sentimento. No entanto, aquela cerimônia, ali, no meio do verde, cercada apenas pelos familiares e alguns amigos mais chegados… aquela cerimônia, cuja fogueira inicialmente parecia que não iria acender… foi tão, tão intensa, que as lágrimas simplesmente brotaram. E eu as deixei.

Lágrimas que fluem, demostrando a magia daquele entardecer.  Roupas e pinturas apropriadas para a ocasião. Braceletes, colares. Cocar. A simbologia das penas de arara, significando fidelidade. Uma promessa, uma promessa de um amor que certamente não nasceu nesta encarnação, mas que vem de muitas vidas e que seguirà existindo em outras dimensões.

Uma fogueira, um círculo. No meio do círculo, eu, meu amor e nossos padrinhos, a Elisa, madrinha do Ste e o Saulo, meu padrinho. Defumação, canção.  Danças. Um pacto. Um pacto de fidelidade, de amor espiritual.Todos nos abençoando. Nosso Pai Maior também. Todas as forças do Universo. Hora de depositar na fogueira nossos desejos, nossas intenções. Hora de jogar as cinzas, para que elas, com o calor e o brilho do fogo, atinjam o céu. E o relógio da Igreja bate 18 horas, exatamente quando Naides, a auxiliar do pajé que estava realizando o nosso ritual, estava terminando a sua bênção. Coincidência?

Não, eu não acredito em  coincidência, em acaso, em nada isso não. E é chegada a hora da última oração. E todos que repetem, em voz alta, a prece que a minha mãe profere, inspirada, com a voz embargada de tanta emoção. E o céu, lindo, no presenteia com uma maré de estrelas e uma lua, uma lua linda, que brilha com intensidade, como se ela também tivesse se deixado tocar por aquele momento tão especial.

Acabou a cerimônia, bora jantar! Tem churrasco!

Ah, mas o Gui, o Davi e o Gabi querem brincar! E lá vou eu, correndo pela grama, descendo e subindo aqueles morros. E o Ste também vem brincar. E corremos, e subimos, e descemos, e…

Como assim acabou o salsichão?

Pois é! Ao invés de ir logo comer fui brincar com os guris e… eis o resultado! Mas, quer saber? Valeu MUITO a pena, eles são uns fofos! E a maneira carinhosa como o Gui e o Davi se aproximam de mim, brincam, sorriem ,me chamam, me abraçam… Não têm explicação! Ah, uma hora, por exemplo, o Davi me olhou fazendo biquinho, se aproximou, me deu um beijo no rosto e disse: “Te amo!”

Tempos depois, fui na casa da Carlinha e eles, ao me verem, vieram correndo me abraçar, gritando: “Marian! Marian!”… Gente… me emociono só de lembrar!

Aliás falando de criança fofa, o que dizer da nossa daminha?

Consegui estar na cidade bem no dia da sua festinha de aniversário. Uma festa linda, repleta de gente muito, muito especial. O mais legal de tudo, porém, foi o modo como a Aninha me recebeu! Fazia 2 anos que não nos víamos e ela falou comigo como se tivéssemos nos visto no dia anterior. Uma fofa!! E eu estava muito, muito feliz! (E ela também).  Faltava uma semana pro casamento e ela estava completando 5 anos. Sim, agora ela era grande!

Voltando ao casamento indígena.

Como dito anteriormente, foi uma experiência única e especial.

Desde o momento em que cheguei ao local da cerimônia e vi minha mãe,  cujo nome indÍgena , Topati, significa “Águas Correntes”,  já pronta, sentada, concentrada, até meu encontro com a Naides,  nome indÍgena  Tunyteja, “Caminhos Sagrados, cumpridora da sua Missão, que me explicou o significado não apenas do ritual em si, mas também da pintura no nosso rosto e das penas dos nossos cocares. Desde o começo do ritual, quando a fogueira teimava em não querer ficar acesa, ao final, com todos indo depositar as suas intenções. O céu azul, temperatura amena, embora fosse inverno, que aos poucos ia dando espaço para uma noite linda, com direito à lua e as estrelas. E as pessoas.

Comentei anteriormente que as pessoas ali presentes eram “apenas” familiares e alguns amigos que, na verdade, considero como família. Além deles, porém, sei que outros familiares (e amigos) também estavam presentes: aqueles que já se encontram no Mundo Espiritual. A propósito, será que a nona Itália já reencarnou?

Bom, este é um assunto para outro texto!

Por  falar em texto, quando eu escrevo  são duas as coisas que considero mais complicadas: escolher um título e elaborar o final. Desta vez, no entanto, decidir  o título foi fácil. Agora, só falta escrever o final.

Quase 12 páginas, folha tamanho A4. Quem leu até aqui, ou estava curioso em saber como foram todos estes rituais, ou tomou parte dos mesmos, ou simplesmente gosta do modo como me expresso quando escrevo.

Qual a melhor maneira de terminar um texto tão particular que não agradecendo? Agradecendo à todas as pessoas que fazem parte da minha vida e me ajudaram para que eu me tornasse quem eu sou.  Agradecendo ao meu amor , que além de ser (agora oficialmente) meu marido, é também meu amigo, meu amante, meu parceiro, meu conselheiro. Agradecendo à minha amada mãe, por tudo, mas especialmente por esta nossa ligação, tão especial. Agradecendo às nossas famílias, de sangue, de corpo, de alma e de coração. Agradecendo aos nossos benfeitores espirituais, por iluminarem nossos caminhos, nos acompanharem na nossa jornada, nos dando fé e proteção. Agradecendo aos nossos amigos de ontem, hoje e sempre. Agradecendo, enfim, a mim mesma. Por aquilo que fui, por aquilo que sou,  por quem me tornei, pelas decisões que tomei, pelas escolhas, pelos sonhos realizados e, especialmente, por me permitir ir em busca dos meus sonhos e da felicidade. Então… obrigada!

 

 

 

Numa quinta-feira qualquer

3 maio

Esperando o ônibus na parada perto do Colégio Andersen (escola inglesa) para ir ao supermercado, vejo um senhor de idade que fica em pé na parada. “Vuole sedersi?” (Gostaria de sentar?), pergunto, educadamente. Ele, então, me responde fazendo “não” com os dedos e, em seguida, acrescenta: “I’m too young!”
Sorrio, e ele repete: “I’m too young! Sono troppo giovane!”
Dali parte um diálogo que irá durar até pegarmos a máquina do “presto spesa” no Esselunga, onde ele estava indo comprar iogurte e whisky.

Pra resumir a história: aquele senhor tinha 94 anos. (“Tenho uma boa genética,” me disse ele). Não sabia falar “inglês da Inglaterra”, mas falava “American slang” (a gíria americana) e sabia falar japonês. Além de falar muito bem o dialeto milanês.
Quando, diante da pergunta se eu era milanesa fica sabendo que na verdade sou brasileira, o assunto vira samba, Vinicius, Toquinho e o arquiteto Oscar Niemeyer. Em seguida, ele fala um pouco da sua vida e da alegria e emoção de ouvir a bisneta o chamando de “nonno”. Tem uma relação de “amor e ódio” com a “Grande Mela”, ou seja, New York. Lá, foi prisioneiro de guerra durante três meses. Me disse o nome da prisão, mas sinceramente esqueci o nome. Me mostrou um boton (spilla) com um retrato dele vestido de soldado.
Ah, falando sobre as compras que iria fazer (iogurte e whisky), diante do meu comentário, brincando “Imagino não para beber os dois juntos”, ele me explica, tintim por tintim, como se prepara um bom Irish Coffe. Em seguida, fala de uma cantora negra americana que se apresentou 18 noites seguidas e que durante as apresentações bebia praticamente uma garrafa de Jack Daniels. (E que ela cantava, inclusive, Ragazza de Ipanema). Falamos então de Sinatra e, de novo, de Vinicius.
Ao entrarmos no supermercado, ele comentou:”Dizem que as mulheres são muito conversadeiras, mas hoje eu te superei. Falei um monte!”

Privilégio começar o dia assim!

#gratidão

Sobre sincronicidades

24 out

IMG-20171024-WA0060Milão, sete e meia da noite (três e meia da tarde no Brasil): Entro no bonde que me levará até o metrô. São sete e meia da noite, . De repente, começo a sentir um perfume fortíssimo de lírios. Olho ao meu redor e nada. Absolutamente nenhuma flor dentro do bonde e, devido à estação em que nos encontramos, nem nas ruas. Chego a pensar que poderia ser o perfume de alguém. Porém, era tão natural que parecia impossível. Desço do bonde, pego o metrô, desço. Vou até a parada e pego o ônibus que me levará até em casa. São 8 horas da noite. Me sento e, de repente, um perfume de lavanda toma conta do ambiente. Parece, no entanto, que só eu me dou conta, que só eu estou sentindo. Começo a olhar para tudo e para todos ao meu redor. Nada. Mas eu juro, o perfume está ali, eu sinto.

Rondinha Velha, três e meia da tarde (sete e meia da noite em Milão). No pátio de sua casa, a Ana para na frente de um lírio do seu jardim e fica ali, observando a flor em botão, prestes a se abrir. Sim. Exatamente na mesma hora em que eu, em Milão, começei a sentir, aparentemente do nada, perfume de lírios dentro do bonde. Mais tarde, por volta das 4 horas (8 em Milão), ela resolve montar uma fonte que tinha comprado naquela manhã. E se dá conta que a montou exatamente na frente de plantas de lavanda. De novo: enquanto a Ana montava uma fonte no seu jardim na Rondinha, perto dos pés de lavanda, eu sentia perfume de lavanda em Milão!

Isto é sincronicidade, é espiritualidade, é física! Isto é simplesmente mágico, mas ao mesmo tempo tão real. Isto é divino, é maravilhoso!
Gratidão total!

 

Oggi il giorno è suo!

21 out

Oggi sarebbe (è) il compleanno di quel bambino lì. Quel bambino, quel ragazzo, quel tipo che, ai trentuno anni di età, aveva già fatto tutto quello che si era impegnato di fare in questa vita ed era pronto a tornare alla Patria Spirituale. Quell’uomo che non è arrivato a compiere trentadue anni, ma che ha vissuto ogni momento della sua vita con intensità. Lui, che dicono fosse un successo fra le donne, con i cuoi capelli un po’ ricci e i suoi occhi verdi.  Lui, che a carnevale andava a ballare in un club e la fidanzata in un altro, per evitare di litigare. (Quello che gli occhi non vedono il cuore non sente?)

Lui, che dicono fosse un eccellente giocatore di calcio. Lui, che dicono fosse spiritoso e divertente. Lui, che dalle foto si percepisce l’eccentricità e la singolarità. Egli che si è sposato col vestito rosa e la cravatta abbinata. Lui, che era avocato, marito, figlio e papà. Un papà che ha goduto la sua bambina per solo pochi mesi mentre lei era ancora nella pancia della mamma, ma che in spirito le è stato vicino molto di più.

Lui, persona di cui gli altri ricordano con affetto e nostalgia. Lui, che è una delle persone che mi ha portato a scrivere, qualche tempo fa, un testo che parlava di “sentire la mancanza di qualcosa che non si ha mai vissuto, o di qualcuno che non abbiamo mai conosciuto”. Ecco.

Oggi, il dottor Renan, il signor Renan, il calciatore Renan, il Renan figlio di Eleonora e di Vercedino (carissimi nonni), il Renan fratello del Renato, del Rogério, del Ronaldo, del Roberto, del Ronei, della Iria, della Ivonete, della Ingrid… Il Renan amico, il Renan che lavorava nella Banca della Provincia, il Renan, marito e grande amore della signora Ana Maria… Ah, signora Ana Maria, mia madre amata! Oggi, il TUO Renan, il NOSTRO Renan, mio padre così amato, mio papà che tu hai fatto in modo che fosse sempre così presente nella mia vita che non mi sembra per niente vero non averlo mai conosciuto. (E sono sicura che ci siamo incontrati prima che io incarnassi!) Oggi, qui, sarebbe il giorno del suo compleanno! 72 anni. Oggi è giorno di ricordarlo con affetto, inviandoli buoni pensieri, preghiere e buone vibrazioni! Oggi è giorno di ringraziare perché lui è parte delle nostre vite!

Ah… ora sono qui a pensare…chissà se lo chiamerei papà? Tutto il tempo? O farei come faccio con te Ana (mamma)? Rimane il mistero!

Dunque… tanti auguri papà! (E grazie mamma, per avere fatto di me quella che sono diventata!)

(Testo scritto il 19 ottobre 2017)

Hoje o dia é dele!

19 out
Hoje seria (é) o aniversário desse menino ali. Esse menino, esse moço, esse cara que, aos 31 anos de idade, já tinha feito tudo aquilo que tinha se comprometido de fazer nesta vida e estava pronto para retornar à Pátria Espiritual. Esse cara que não chegou a completar 32 anos, mas que viveu intensamente cada instante. Ele, que dizem fazia o maior sucesso com as mulheres, com seus cabelos ondulados e seus olhos verdes. Ele, que no Carnaval ia em um clube e a namorada no outro, para evitarem brigas. (O que os olhos não veem o coração não sente?). Ele, que dizem era um excelente jogador de futebol. Ele, que dizem que era espirituoso e bem humorado. Ele, que pelas fotos a gente percebe sua excentricidade e singularidade. Ele, que se casou com terno cor de rosa e gravata combinando. Ele, que era advogado, marido, filho e pai. Pai que curtiu a filha por alguns meses apenas e com ela ainda na barriga da mãe, mas que com certeza em espírito viveu com ela muito mais do que isto. Ele, que as pessoas lembram com carinho e saudades. Ele, que é uma das pessoas que me levou a escrever, tempos atrás, um texto sobre “ter saudades do que a gente nunca viveu, ou de quem a gente não conheceu”. Pois é. Hoje, o doutor Renan, o senhor Renan, o jogador Renan, o Renan filho da Eleonora e do Vercedino (vôs amados), o Renan irmão do Renato, do Rogério, do Ronaldo, do Roberto, do Ronei, da Iria, da Ivonete, da Ingrid… O Renan amigo, o Renan que trabalhava no Banco da Província, o Renan, marido e grande amor da dona Ana Maria… Ah, dona Ana Maria, minha mãe amada! Hoje, o TEU Renan, o NOSSO Renan, o meu pai tão amado, o meu pai que tu fizestes sempre tão presente na minha vida que nem parece que não nos conhecemos. (E estou certa que nos encontramos sim, antes de eu encarnar)..’ Hoje, aqui, ele estaria de aniversário! 72 anos. Hoje é dia de lembrar dele com carinho, enviar bons pensamentos, orações e boas vibrações! Hoje é dia de agradecer por ele ser parte das nossas vidas!
Ah… agora fiquei pensando aqui… será que eu o chamaria de pai? O tempo todo? Ou faria como faço contigo Ana (mãe)? Fica o mistério!
 
Então… Parabéns pai! (E obrigada mãe, por teres feito de mim quem eu hoje me tornei!)

Il sole e il ciclo della vita

14 out

Ieri mattina, quando mi sono alzata,  il sole non era ancora emerso. Ho pensato che sarebbe stato un giorno nuvoloso, ma ecco che, al improvviso, il sole spunta in cielo.

Quando è apparso il sole era rosa, un rosa molto chiaro, conosciuto, in portoghese, come “rosa bebe”. Piani piano ha cominciato a diventare rosso, un rosso bello forte, intenso, per dopo diventare colore d’oro e, finalmente, già ben lassù, splendere in una tonalità bianca di grandissima intensità.

Tutti questi cambiamenti nella percezione dei colori del sole mi hanno portata a pensare che lì si rappresentava tutto il ciclo di una vita.

Quando “nasce”. il sole  surge, il sole è “rosa bebê”, il colore dell’infanzia, dell’innocenza, della purezza. Con il passare del tempo, egli “entra nell’adolescenza”, diventa rosso, rosso d’azione, rosso di passione. Poi raggiunge l’età matura dell’adulto., colore d’oro e gradualmente si schiarisce, “invecchiando”, fino a diventare un essere bianco, di pura luce, un essere spirituale. Così il ciclo si completa e lui se ne va,pronto a rinascere il giorno dopo, o in quello stesso momento, in altri luoghi, in altre città.

Nascita, adolescenza, età adulta, invecchiamento e morte, o meglio, rinascita nel mondo spirituale. La natura è così saggia, così magica!

Parlando del sole, probabilmente hai già sentito l’espressione “essere un sole nella vita di qualcuno”. Il sole, che rappresenta calore, forza, energia, affetto. Colui che è noto, non per caso, come l’Astro Re, che diventa ancora più maestoso proprio per la sua bontà.

Che si possa imparare dal sole a dare senza richiedere nulla in cambio. Che, come lui fa con la luna, anche noi possiamo aiutare l’altro a brillare. Il sole e la luna si completano. Senza di esso, la luna non sarebbe così magica. Senza la luna, forse il sole non sarebbe così interessante.

Quanto possiamo imparare dal sole! Dobbiamo imparare non solo ad essere il sole nella vita dell’altro, ma, ancor più importante, essere il sole della nostra propria vita! Perché affinché si possa illuminare, riscaldare la vita, l’anima dell’altro, dobbiamo prima permettere che questa luce, questa fonte di affetto, sorga dentro di noi.